IL POLIPO BAZOLI SMENTISCE MA NON CONVINCE ("SIMULAZIONI DI ADVISOR")
CONTI E SCARONI NEL MIRINO DI PRODI - COLAO PUNTA ALLO SPAGNOLO "EXPANSION"
FULMINI SULL'ACEA VELTRONA - A SUD DI TREMONTI, SI RIDE - LA COMPAGNIA DI SALZA
CONTI E SCARONI NEL MIRINO DI PRODI - COLAO PUNTA ALLO SPAGNOLO "EXPANSION"
FULMINI SULL'ACEA VELTRONA - A SUD DI TREMONTI, SI RIDE - LA COMPAGNIA DI SALZA
1 - IL POLIPO BAZOLI SMENTISCE MA NON CONVINCE ("SIMULAZIONI DI ADVISOR")
Nella maggior parte dei casi basta una smentita secca di due righe per stroncare le notizie prive di ogni fondamento. Questa volta invece è sceso in campo di persona Nanni Bazoli che ha definito "inesistente" l'operazione Octopus rivelata giovedì scorso da Dagospia e ripresa in bella fotocopia (senza citazione alcuna) dal quotidiano La Repubblica.
Il banchiere bresciano, montiniano e padre-padrone di Prodi è sceso a Roma per partecipare a un incontro dell'Istituto Paolo VI, un organismo dell'Azione Cattolica costituito nel 1977, e si è lasciato andare a dichiarazioni irritate.
Le notizie sul progetto di maxiaggregazione tra Banca Intesa, Mediobanca e Generali - ha detto Bazoli - "sembrano dirette maliziosamente a suscitare disagi e malintesi tra istituzioni e persone".
Da buon cattolico il Cuccia-bianco di Brescia dovrebbe fare un piccolo esame di coscienza e dire la verità.
A innescare la miccia per primo è stato lui con le sue dichiarazioni nervose di dieci giorni fa circa la disponibilità di Banca Intesa a nuove aggregazioni. Poi c'è stato il vertice segreto di Milano con Cesare Geronzi che è finito a male parole. Di fronte all'ipotesi di fusione con Capitalia, il banchiere romano (che i suoi avvocati stanno sovraesponendo nella piccola vicenda Ciappazzi) ha reagito con lo stesso sdegno con cui buttò fuori dalla sua villa di Marino il ragioniere Gianpiero Fiorani quando questi gli propose di scalare insieme l'Antonveneta.
Dopo il no categorico di Geronzi i soci francesi di Bazoli (Crédit Agricole) si sono fatti sentire, ed ecco spuntare il progetto "Octopus", che Dagospia ha tradotto in italiano "progetto Polipo" dal nome del mollusco con otto tentacoli che riesce a mimetizzarsi fino a diventare invisibile. E invisibile è stato ai più il progettone di bancassurance che con buona pace di Bazoli esiste al punto tale che lui stesso ne ammette l'esistenza come se fosse "una simulazione elaborata da una ristretta cerchia di advisor".
Octopus ha scatenato subito le ire di Berlusconi e presumibilmente dei soci francesi di Bazoli per nulla entusiasti di camminare sotto la cappella di Bollorè, Tarak Ben Ammar e Antoine Bernheim.
Adesso Nanni Bazoli, mistico cultore di Abramo, taglia fuori i suoi portavoce Meloni & Moccagatta per smentire personalmente il maxiprogetto.
Un'incazzatura di questo genere fa solo pensare che la membrana del polipo-gigante è più forte di quanto si immagini.
2 - CONTI E SCARONI NEL MIRINO DI PRODI
Mentre il comico Mario Crozza e il multiforme Arturo Artom si esibivano sul palco della Convention, una manina furtiva ha messo sotto gli occhi di Prodi il flash di agenzia delle 17,21 in cui il premier francese De Villepin annunciava la fusione tra Gaz de France e Suez.
Il Professore ha gorgogliato qualcosa che i più stretti collaboratori hanno interpretato in queste parole: "quei due lì, li mandiamo a casa".
Quei due lì, sembra di capire, non sono Fulvio Conti e Piero Gnudi, i due top manager ai vertici dell'Enel. Gnudi infatti, 67 anni e un curriculum ricco di onori e di parcelle, è infatti un grande amico di Prodi.
Gli strali raccolti nell'entourage del leader bolognese sembrano indirizzati soprattutto verso Fulvio Conti e Paoletto Scaroni, il capo dell'Eni.
Prodi non condivide nulla della loro politica. La "campagna" di Francia di Fulvio Conti (sulla quale un vivacissimo Massimo Mucchetti ha scritto sul Corriere un articolo fondamentale) è giudicata "velleitaria e solitaria", quasi fosse un tentativo di regalare a Berlusconi prima delle elezioni una rivincita sui francesi che hanno osato scalare le banche in Italia.
Quanto a Paoletto Scaroni non è un mistero che Prodi non ha mai approvato la "campagna" di Russia e la politica dei ricchi dividendi per lo Stato priva di un vero progetto industriale.
Su questa linea è sceso in campo anche l'ex-capo dell'Enel Franco Tatò per ricordare che ai suoi tempi l'azienda elettrica aveva un progetto industriale ed era la seconda in Europa. "Oggi - ha detto
kaiserFranz - è la quarta e presto sarà la quinta".
3 - FULMINI SULL'ACEA, LA LOBBY DI ROMA VELTRONA
Sempre a proposito di energia va segnalato che un gruppo di noti personaggi della vita romana ha trascorso la domenica con il groppone dopo aver letto il Sole 24 Ore.
Ecco i loro nomi: Franco Bernabè, Massimo Caputi, Umberto Colombo, Luigi Spaventa, Pietro Giarda, e il casiniano - folliniano - rutelliano - veltroniano Rana Ranucci.
Sono i consiglieri della Acea, l'Azienda elettrica quotata in Borsa nel 1999, e presieduta dall'etrusco Fabiano Fabiani (quello che non si perde un party) e dall'anonimo manager Andrea Mangoni.
Sull'Acea si è scatenato infatti il giudizio feroce del quotidiano economico di Confindustria. L'analisi del giornale, rafforzata dai giudizi delle maggiori SIM, è impietosa e arriva a dire che "la forza dirompente della società ha esaurito da tempo il carburante, le quotazioni languono, è una storia alla fine".
Poi, giù una botta ai vincoli della politica e alla comunicazione "considerata piu' che lacunosa nonostante la buona volontà di coloro che a tale compito si dedicano quotidianamente".
Quanto basta per rovinare la domenica alla piccola lobby veltroniana dell'Acea, la società che nei giorni scorsi ha fatto arrivare in casa di migliaia di utenti romani una bolletta-conguaglio da svenire.
4 - COLAO PUNTA ALLO SPAGNOLO "EXPANSION"
Mentre il manager dell'Enel Fulvio Conti resta fulminato dai francesi e dagli spagnoli, ci sono due editori italiani che si fronteggiano per piantare la loro bandierina nelle edicole di Madrid.
Come ha spiegato Dagospia venerdì scorso in un pezzo che è stato attentamente studiato nelle stanze del Sole 24 Ore, esce in queste ore nelle edicole spagnole il primo numero di "el Economista", il nuovo giornale economico di cui il Sole si appresta a diventare azionista e partner industriale.
Adesso si è diffusa in Spagna la notizia di un possibile rafforzamento su quel mercato di RCS Mediagroup - cui fa capo il Corriere della Sera - che avrebbe in animo di acquisire "Expansion", il primo dei tre giornali finanziari già esistenti (gli altri due sono "Cinco Dias" e "La Gaceta").
Secondo voci molto insistenti RCS avrebbe avviato le trattative per rilevare il controllo del Gruppo Recoletos che pubblica "Expansion" e con il quale nel 2005 aveva già completato (attraverso la sua controllata Unedisa) l'acquisto del 100% del quotidiano "El Mundo".
Le due società hanno smentito le indiscrezioni e fonti vicino a Recoletos sostengono che esiste una opzione in favore della società multimediale Pearson.
Ma Alfonso de Salas , presidente della casa editrice del debuttante "el Economista" ed ex amministratore di Unedisa, sostiene di essere a conoscenza di trattative con gli italiani di Colao Meravigliao.
Il mercato spagnolo dei quotidiani economici ha una platea potenziale di 3 milioni di lettori, ma le vendite per adesso sono ristrette a 200 mila copie. Piccoli numeri che comunque eccitano l'interesse degli editori nostrani.
5 - A SUD DI TREMONTI, SI RIDE
Un triplice rullo di tamburi e la voce tonante del banditore: "udite udite cittadini! Oggi è un grande giorno per il Sud. Ho l'onore di annunciare che Carlo di Borbone delle due Sicilie, duca di Calabria e genero di Nonna Edoarda Crociani, sarà il presidente onorario della nuova Banca del Sud!":
Con queste parole solenni Giulietto Tremonti, fiscalista- nordista e ministro del Tesoro, ha annunciato l'insediamento al vertice della banca del 43enne erede di Ferdinando II, il sovrano pigro che i napoletani chiamavano "re fannullone".
Roba da stropicciarsi le palpebre-orecchie-gola. La razionalità di Giulietto, che sabato all'hotel Adlon di Berlino ha sparato a zero sul protezionismo francese, si inchina per ragioni elettorali alla più arcaica tradizione nobiliare del Sud.
Il popolino ride come rideva nel 1800 a piazza del Plebiscito e ridono i banchieri "repubblicani".
Gode invece Nonna Edoarda che se ne fotte degli ultimatum dell'ENAV per la cessione di Vitrociset, ed è stupito anche Vittorio Carlomagno l'uomo dal nome altisonante che presiede l'Associazione dei centomila contribuenti di "chiara fama" ai quali basterà versare un euro per diventare azionisti della nuova Banca.
Da parte sua Giulietto Tremonti, nordista-paraleghista-fiscalista, ha infilato nel Comitato che presiede la Banca , Marco Milanese (capo della sua segreteria) e il principe romano Lillo Sforza Ruspoli.
Il popolino ride e canta a squarciagola: "che sia un letto o un giaciglio, è tutto bene quel che piglio".
(Dite a Giulietto che dopo il Borbone e il Ruspali, un principe 4/4 di sangue blu come Carlo Giovanelli ci starebbe benissimo alle pubbliche relazioni.)
6 - SALZA IN BUONA COMPAGNIA (SAN PAOLO)
La festa olimpica di Torino è finita come era cominciata e il giovane Yaki Elkann, che ha un disperato bisogno di ghostwriter, ha ripetuto la solita banalità:" mio nonno sarebbe stato entusiasta".
Al pensiero debole del vicepresidente della Fiat si oppone l'eco della cannonata che i giudici di Torino hanno sparato contro i vertici di Ifi e Ifil, le casseforti dei Signori degli Agnelli. Nel mirino sono entrati i due "grandi avvocati dell'avvocato" Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, numi tutelari dei rampolli trasgressivi e timidi.
A dare lezione di fairplay è invece il massiccio banchiere del S.Paolo, Enrico Salza, che nei mesi scorsi si è scontrato con i due superavvocati ottuagenari, fino al punto di vendere la partecipazione Fiat detenuta dalla sue banca.
"Ne usciranno benissimo",dice adesso la vecchia volpe della finanza torinese. Al caffè di Piazza S. Carlo dove ha sede l'istituto di Salza e dove i torinesi passeggiano calpestando le palle di bronzo di un toro scaramantico, qualcuno sussurra che Salza potrebbe chiudere la sua carriera salendo al vertice della Compagnia di S. Paolo. Su quella poltrona siede adesso uno dei celebri inquisiti: Franzo Grande Stevens.
Dagospia 26 Febbraio 2006