BELLOCCHIO FA UN OCCHIO NERO A ITALIA CINEMA: "SONO I MORTI A COMANDARE"
E PIZZICA NANNI MORETTI: "HA UNA VISIONE DISPERATA, PIUTTOSTO CUPA, DELLA VITA"
NEL FILM UN AIUTO REGISTA RECLAMA AI PROVINI "POMPINI PREVENTIVI" ALLE ATTRICI
E PIZZICA NANNI MORETTI: "HA UNA VISIONE DISPERATA, PIUTTOSTO CUPA, DELLA VITA"
NEL FILM UN AIUTO REGISTA RECLAMA AI PROVINI "POMPINI PREVENTIVI" ALLE ATTRICI
Gabriella Sassone per Dagospia
Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo
Come si rilassano la sera i baldanzosi leader del centrosinistra che hanno (per ora) vinto le elezioni ma già litigano e non sanno se riusciranno a governare? Pochi metri di distanza ma gusti cultural-mondani diversi (Bellocchio e Pirandello) dividono Francesco Rutelli e Fausto Bertinotti, indicato ieri come prossimo Presidente della Camera dei Deputati (e D'Alema dove lo metto?).
Sottobraccio a Barbara Palombelli, Rutelli entra al cinema IV Fontane per la proiezione ad inviti di "Il regista di matrimoni", il nuovo lavoro, tragicomico, fiabesco e onirico, di Marco Bellocchio (candidato uscente per la Rosa nel Pugno). Via IV Fontane va in tilt: alla pioggia battente e al traffico si somma un pullman che si incastra nella strada: non riesce a passare per colpa di alcune auto mal parcheggiate sui due lati della carreggiata. Sono momenti di panico, clacson impazziti, gente che sbraita e scende dalle macchine, attacchi di ansia e, come al solito, neanche un vigile o un carrattrezzi.
Anche i protagonisti del film, Sergio Castellitto, scortato dallo consorte-scrittrice Margareth Mazzantini, incinta di 7 mesi, Donatella Finocchiaro e Maurizio Donadoni, restano incastrati nell'ingorgo. I vari uffici stampa li aspettano in agitazione nel foyer con Giancarlo Leone di Raicinema (che ha coprodotto la pellicola e la presenta in sala col regista e attori).
Sfilano Alain Elkann e la bella Rosi Greco con una delle sue parrucche con capelli lisci e frangetta che le dona moltissimo ("Lapo? Sta benissimo, grazie" risponde lei a domanda), Furio Colombo con la consorte Alice, Valentino Parlato, Carla Fendi, Chicca Monicelli, la neo-scrittrice Chicca D'Aloya, Giancarlo Santalmassi e la sua Diana, Mimmo Liguoro che appare nella pellicola in un cameo mentre legge il telegiornale.
Mano nella mano, anche se lui si incolla spesso al telefonino, ecco Yvonne Sciò e il marito Stefano Dammicco, proprietario della Eagle Pictures che negli anni '70 era il tastierista del gruppo "Daniel Sentacruz Ensamble" (il fratello Ciro era la voce). Ma la sala Vip è stracolma e i due, sempre mano nella mano, scappano nell'altra sala al piano superiore. Per ultimi entrano Gigi Marzullo e la bionda e paziente fidanzata Antonella de Julis (la troupe del suo "Cinematografo" è già schierata): Marzullo stakanovista si è fatto vedere poco prima all'ingresso dell'Eliseo e poi è andato a "scroccare" la cena al Circolo Canottieri Roma.
C'è Alessio Boni con la fidanzata Bianca, Massimo Perla che ha addestrato i due rottweiler della pellicola, Antonio Catania, la "Monnezzina" Elisabetta Rocchetti in crisi perché è stata lasciata dal fidanzato Giovanni La Paròla, regista di "E se domani" con le Jene Luca e Paolo. La "caimana" Jasmine Trinca (per il ruolo della regista Teresa è candidata ai David come miglior attrice non protagonista) incanta tutti. Volto da bambolina e look da adolescente Usa con gonnellina e scarpe da jogging, la 25enne attrice sorride serena e incrocia le dita per i David. Quei premi che Bellocchio deve proprio odiare: nel film li prende di mira di brutto (ma l'attacco è a tutto il cinema italiano e al suo provincialismo) e trasforma ironicamente nei David di Michelangelo.
Nella storia, il regista Smamma (Gianni Cavina), pur di vincere l'Oscar italiano, si finge morto. Perché "L'Italia è un paese dove sono i morti a comandare", è la frase evocativa e misteriosa che il cineasta ripete spesso al collega regista in crisi Franco Elica (Sergio Castellitto). Tutto comincia proprio dalla crisi che investe il protagonista, l'acclamato regista Franco Elica, che ricorda il pittore Picciafuoco de "L'Ora di religione".
Scocciato per il matrimonio della figlia con un integralista cattolico, costretto a girare l'ennesima versione dei "Promessi sposi" che poco lo appassiona, al centro suo malgrado di uno scandalo sessuale (il suo aiuto regista ai provini chiede "pompini preventivi" alle attrici), il cineasta fugge in Sicilia, tra le chiese e il mare di Cefalù. Qui si troverà alle prese con un matrimonio che, come quello di Renzo e Lucia, "non s'ha da fare": quello della principessa triste (Finocchiaro) di cui si innamora perdutamente. e cerca di salvare da nozze di convenienza.
Applausi e pochi commenti a fine proiezione. Tutti scappano dicendo solo: "sì, mi è piaciuto". "Bellissimo, visionario, antico e moderno nello stesso tempo", commenta Fiorella Mannoia mentre chiacchiera con Francesca Reggiani. "Straordinario, si sente la mano di un maestro come Bellocchio. E' un bel film, diverso, con un Castellitto grandioso", dice Alain Elkann. "Il regista di matrimoni", che dovrebbe andare a Cannes nella sezione "Un Certain Regard", sarà nelle sale venerdì 21, distribuito da 01. Proprio la sera in cui si consegnano i David all'Auditorium della Conciliazione. pura coincidenza?
IL REGISTA: "IN ITALIA COMANDANO I MORTI".
Roberto Rombi per "la Repubblica"
In una Sicilia visionaria fatta di nobili palazzi fatiscenti, di chiese, di processioni notturne, Marco Bellocchio fa sfociare la crisi di Franco Elica (Sergio Castellitto), regista che ha abbandonato le riprese di un non convincente "I promessi sposi". Nel nuovo film di Bellocchio, "Il regista di matrimoni" - che uscirà venerdì distribuito da 01 - il filo conduttore sono proprio le nozze, partendo da quelle della figlia del regista per arrivare a quelle che una principessa siciliana deve affrontare per salvare il disastrato patrimonio di famiglia.
Perché la Sicilia?
«La mia è una Sicilia immaginaria, lontana dalle solite cose ripetute, tra folklore e stereotipo. Elica vuole separarsi da un progetto suicida, per questo si allontana. Questa è una Sicilia che non pretende di raccontare la Sicilia, lì Elica incontra persone che lo mettono alla prova. Dopo aver fallito con la figlia, lotta in modo ora comico ora drammatico tra avventure misteriose e un po´ incomprensibili per evitare il matrimonio di una principessa triste in un percorso che è quasi da fiaba».
Anche in questo suo nuovo lavoro ritorna il tema della religione.
«Su questo argomento mi sono espresso molto spesso. Affermare il proprio ateismo è molto fuori moda, soprattutto adesso che c´è un´esplosione di conversioni sia a destra che a sinistra. Non desidero una lotta alla religione ma il riconoscimento di essere un non credente».
"Questo è un paese in cui comandano i morti", una frase ricorrente nel film...
«Se guardiamo al cinema vediamo che è dominato da vecchie idee, non c´è nessun rinnovamento a parte le persone. In questo stradominio della televisione il cinema si fa sempre più piccolo. Adesso ci sono centinaia di festival ma tv e reality show sono come un´invasione degli ultracorpi. Poi c´è l´aspetto più cattolico. Quando uno è morto, chi gli sopravvive è più tranquillo e può anche premiare il defunto. La storia dell´arte è piena di geni postumi. Un altro aspetto ancora ce lo hanno dimostrato queste elezioni. Una metà d´Italia ha subito il letargo e l´ipnosi della televisione. Anche la sinistra ha sottovalutato il problema. Se la campagna elettorale fosse durata un´altra settimana l´Unione avrebbe sicuramente perso. Ma molti italiani in uno stato di catalessi prima o poi si sveglieranno».
C´è qualche cosa che unisce il suo film a "Il caimano" di Nanni Moretti?
«Non ho ancora visto "Il caimano" ma lo vedrò sicuramente. Nei film di Nanni c´è il primato della parola rispetto all´immagine. Io cerco un´altra strada. Basandomi su tutti i suoi film mi sembra che ci sia una visione disperata, piuttosto cupa, della vita».
Il protagonista del film è un regista come lei.
«L´Italia, che prima era un paese di poeti, ora è una nazione di registi. C´è oggi una circolazione di immagini che in qualche modo minaccia l´essere privilegiando l´apparire».
Ma c´è qualcosa di autobiografico in Elica?
«Le immagini nascono dalla tua vita, poi c´è un modo complesso di trasfigurarle. Però è assolutamente ovvio che "Il regista di matrimoni" sia un film molto personale. La mia lunga carriera ha delle tappe, dei passaggi, delle trasformazioni legati alle mie scelte di vita. Tante cose possono richiamare varie avventure della mia esistenza, ma certamente quello che accade a Franco Elica non è accaduto a me».
"Il regista di matrimoni" ha suggestioni da fiaba
«Sì, sono affascinato più adesso che nel passato dalla potenza e dalla profondità che possono esprimere le favole. Per me è anche un modo per tornare indietro nel tempo, alle mie prime esperienze di lettura».
Il suo film sarà presentato a Cannes?
«Mi auguro di essere presente ma anche se lo sapessi ora non lo direi»
Dagospia 19 Aprile 2006
Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo
Come si rilassano la sera i baldanzosi leader del centrosinistra che hanno (per ora) vinto le elezioni ma già litigano e non sanno se riusciranno a governare? Pochi metri di distanza ma gusti cultural-mondani diversi (Bellocchio e Pirandello) dividono Francesco Rutelli e Fausto Bertinotti, indicato ieri come prossimo Presidente della Camera dei Deputati (e D'Alema dove lo metto?).
Sottobraccio a Barbara Palombelli, Rutelli entra al cinema IV Fontane per la proiezione ad inviti di "Il regista di matrimoni", il nuovo lavoro, tragicomico, fiabesco e onirico, di Marco Bellocchio (candidato uscente per la Rosa nel Pugno). Via IV Fontane va in tilt: alla pioggia battente e al traffico si somma un pullman che si incastra nella strada: non riesce a passare per colpa di alcune auto mal parcheggiate sui due lati della carreggiata. Sono momenti di panico, clacson impazziti, gente che sbraita e scende dalle macchine, attacchi di ansia e, come al solito, neanche un vigile o un carrattrezzi.
Anche i protagonisti del film, Sergio Castellitto, scortato dallo consorte-scrittrice Margareth Mazzantini, incinta di 7 mesi, Donatella Finocchiaro e Maurizio Donadoni, restano incastrati nell'ingorgo. I vari uffici stampa li aspettano in agitazione nel foyer con Giancarlo Leone di Raicinema (che ha coprodotto la pellicola e la presenta in sala col regista e attori).
Sfilano Alain Elkann e la bella Rosi Greco con una delle sue parrucche con capelli lisci e frangetta che le dona moltissimo ("Lapo? Sta benissimo, grazie" risponde lei a domanda), Furio Colombo con la consorte Alice, Valentino Parlato, Carla Fendi, Chicca Monicelli, la neo-scrittrice Chicca D'Aloya, Giancarlo Santalmassi e la sua Diana, Mimmo Liguoro che appare nella pellicola in un cameo mentre legge il telegiornale.
Mano nella mano, anche se lui si incolla spesso al telefonino, ecco Yvonne Sciò e il marito Stefano Dammicco, proprietario della Eagle Pictures che negli anni '70 era il tastierista del gruppo "Daniel Sentacruz Ensamble" (il fratello Ciro era la voce). Ma la sala Vip è stracolma e i due, sempre mano nella mano, scappano nell'altra sala al piano superiore. Per ultimi entrano Gigi Marzullo e la bionda e paziente fidanzata Antonella de Julis (la troupe del suo "Cinematografo" è già schierata): Marzullo stakanovista si è fatto vedere poco prima all'ingresso dell'Eliseo e poi è andato a "scroccare" la cena al Circolo Canottieri Roma.
C'è Alessio Boni con la fidanzata Bianca, Massimo Perla che ha addestrato i due rottweiler della pellicola, Antonio Catania, la "Monnezzina" Elisabetta Rocchetti in crisi perché è stata lasciata dal fidanzato Giovanni La Paròla, regista di "E se domani" con le Jene Luca e Paolo. La "caimana" Jasmine Trinca (per il ruolo della regista Teresa è candidata ai David come miglior attrice non protagonista) incanta tutti. Volto da bambolina e look da adolescente Usa con gonnellina e scarpe da jogging, la 25enne attrice sorride serena e incrocia le dita per i David. Quei premi che Bellocchio deve proprio odiare: nel film li prende di mira di brutto (ma l'attacco è a tutto il cinema italiano e al suo provincialismo) e trasforma ironicamente nei David di Michelangelo.
Nella storia, il regista Smamma (Gianni Cavina), pur di vincere l'Oscar italiano, si finge morto. Perché "L'Italia è un paese dove sono i morti a comandare", è la frase evocativa e misteriosa che il cineasta ripete spesso al collega regista in crisi Franco Elica (Sergio Castellitto). Tutto comincia proprio dalla crisi che investe il protagonista, l'acclamato regista Franco Elica, che ricorda il pittore Picciafuoco de "L'Ora di religione".
Scocciato per il matrimonio della figlia con un integralista cattolico, costretto a girare l'ennesima versione dei "Promessi sposi" che poco lo appassiona, al centro suo malgrado di uno scandalo sessuale (il suo aiuto regista ai provini chiede "pompini preventivi" alle attrici), il cineasta fugge in Sicilia, tra le chiese e il mare di Cefalù. Qui si troverà alle prese con un matrimonio che, come quello di Renzo e Lucia, "non s'ha da fare": quello della principessa triste (Finocchiaro) di cui si innamora perdutamente. e cerca di salvare da nozze di convenienza.
Applausi e pochi commenti a fine proiezione. Tutti scappano dicendo solo: "sì, mi è piaciuto". "Bellissimo, visionario, antico e moderno nello stesso tempo", commenta Fiorella Mannoia mentre chiacchiera con Francesca Reggiani. "Straordinario, si sente la mano di un maestro come Bellocchio. E' un bel film, diverso, con un Castellitto grandioso", dice Alain Elkann. "Il regista di matrimoni", che dovrebbe andare a Cannes nella sezione "Un Certain Regard", sarà nelle sale venerdì 21, distribuito da 01. Proprio la sera in cui si consegnano i David all'Auditorium della Conciliazione. pura coincidenza?
IL REGISTA: "IN ITALIA COMANDANO I MORTI".
Roberto Rombi per "la Repubblica"
In una Sicilia visionaria fatta di nobili palazzi fatiscenti, di chiese, di processioni notturne, Marco Bellocchio fa sfociare la crisi di Franco Elica (Sergio Castellitto), regista che ha abbandonato le riprese di un non convincente "I promessi sposi". Nel nuovo film di Bellocchio, "Il regista di matrimoni" - che uscirà venerdì distribuito da 01 - il filo conduttore sono proprio le nozze, partendo da quelle della figlia del regista per arrivare a quelle che una principessa siciliana deve affrontare per salvare il disastrato patrimonio di famiglia.
Perché la Sicilia?
«La mia è una Sicilia immaginaria, lontana dalle solite cose ripetute, tra folklore e stereotipo. Elica vuole separarsi da un progetto suicida, per questo si allontana. Questa è una Sicilia che non pretende di raccontare la Sicilia, lì Elica incontra persone che lo mettono alla prova. Dopo aver fallito con la figlia, lotta in modo ora comico ora drammatico tra avventure misteriose e un po´ incomprensibili per evitare il matrimonio di una principessa triste in un percorso che è quasi da fiaba».
Anche in questo suo nuovo lavoro ritorna il tema della religione.
«Su questo argomento mi sono espresso molto spesso. Affermare il proprio ateismo è molto fuori moda, soprattutto adesso che c´è un´esplosione di conversioni sia a destra che a sinistra. Non desidero una lotta alla religione ma il riconoscimento di essere un non credente».
"Questo è un paese in cui comandano i morti", una frase ricorrente nel film...
«Se guardiamo al cinema vediamo che è dominato da vecchie idee, non c´è nessun rinnovamento a parte le persone. In questo stradominio della televisione il cinema si fa sempre più piccolo. Adesso ci sono centinaia di festival ma tv e reality show sono come un´invasione degli ultracorpi. Poi c´è l´aspetto più cattolico. Quando uno è morto, chi gli sopravvive è più tranquillo e può anche premiare il defunto. La storia dell´arte è piena di geni postumi. Un altro aspetto ancora ce lo hanno dimostrato queste elezioni. Una metà d´Italia ha subito il letargo e l´ipnosi della televisione. Anche la sinistra ha sottovalutato il problema. Se la campagna elettorale fosse durata un´altra settimana l´Unione avrebbe sicuramente perso. Ma molti italiani in uno stato di catalessi prima o poi si sveglieranno».
C´è qualche cosa che unisce il suo film a "Il caimano" di Nanni Moretti?
«Non ho ancora visto "Il caimano" ma lo vedrò sicuramente. Nei film di Nanni c´è il primato della parola rispetto all´immagine. Io cerco un´altra strada. Basandomi su tutti i suoi film mi sembra che ci sia una visione disperata, piuttosto cupa, della vita».
Il protagonista del film è un regista come lei.
«L´Italia, che prima era un paese di poeti, ora è una nazione di registi. C´è oggi una circolazione di immagini che in qualche modo minaccia l´essere privilegiando l´apparire».
Ma c´è qualcosa di autobiografico in Elica?
«Le immagini nascono dalla tua vita, poi c´è un modo complesso di trasfigurarle. Però è assolutamente ovvio che "Il regista di matrimoni" sia un film molto personale. La mia lunga carriera ha delle tappe, dei passaggi, delle trasformazioni legati alle mie scelte di vita. Tante cose possono richiamare varie avventure della mia esistenza, ma certamente quello che accade a Franco Elica non è accaduto a me».
"Il regista di matrimoni" ha suggestioni da fiaba
«Sì, sono affascinato più adesso che nel passato dalla potenza e dalla profondità che possono esprimere le favole. Per me è anche un modo per tornare indietro nel tempo, alle mie prime esperienze di lettura».
Il suo film sarà presentato a Cannes?
«Mi auguro di essere presente ma anche se lo sapessi ora non lo direi»
Dagospia 19 Aprile 2006