D'ALEMA PUNTA UNA PISTOLA ALLA TEMPIA DI PIERO: O IL COLLE O TI LEVO IL PARTITO
DE BORTOLI NON CREDE AL PRODINO, MIELI FA FINTA DI CREDERCI (ASPETTANDO MONTI)
L'"OCTOPUS" DI BERNHEIM - LA CATTIVA USCITA DI GAMBERALE - CASINI DELLA VALADIER
DE BORTOLI NON CREDE AL PRODINO, MIELI FA FINTA DI CREDERCI (ASPETTANDO MONTI)
L'"OCTOPUS" DI BERNHEIM - LA CATTIVA USCITA DI GAMBERALE - CASINI DELLA VALADIER
1 - L'"OCTOPUS" DI BERNHEIM (BLOCCO CAPINTESA, GENERALI E MEDIOBANCA)
L'argine si è rotto nel febbraio scorso quando i francesi di BNP-Paribas hanno messo le mani su BNL, la banca di Luigino Abete, uno degli esponenti della lobby-continua veltroniana. Da quel momento a Parigi si è capito che l'Italia è un ventre molle dentro il quale si possono affondare le spade per portarsi a casa bocconi prelibati
A guidare in questo momento l'armata dei Galli è Antoine Berhneim, un uomo piccolo, burbero e brontolone che ha 82 anni, e come Asterix, l'eroe transalpino, rappresenta l'intelligenza più acuta nel villaggio della finanza internazionale.
Sabato ha dichiarato di non aver alcuna voglia di andare in pensione, e ha lanciato messaggi trasversali con la pronuncia italiana rotonda, ma con una chiara allusione agli amici francesi. Dopo aver difeso l'italianità del Leone di Trieste, Asterix-Bernheim ha dichiarato senza mezzi termini di essere pronto a seguire le scelte di Nanni Bazoli, il giovinotto 73enne che guida BancaIntesa.
E' un altro tassello che si aggiunge in modo inequivocabile al progetto "0ctopus", rivelato da Dagospia e ripreso per imitazione dagli altri giornali, secondo il quale l'equilibrio della finanza italiana passa attraverso un blocco costituito da Capintesa, Generali e Mediobanca.
Con le sue parole il grande vecchio amico di Enrico Cuccia si è posto al centro della scena e ha fatto capire ai connazionali di Crédit Agricole di non dare fastidio ai disegni dell'amico Bazoli. Non solo: Dagospia è in grado di rivelare che da alcuni giorni a questa parte Asterix-Berhneim, ha ripreso a dialogare anche con Vincent Bolloré, il finanziere parigino che siede in Mediobanca.
La fiaschetta di Asterix-Berhneim sembra contenere la pozione magica che scalderà i mercati nei prossimi mesi. L'uomo è duro e rissoso; senza pensarci troppo ha lasciato fuori dal salotto di Trieste Totuccio Ligresti, l'ingegnere di Paternò amico di Berlusconi che sognava di sedere nel Consiglio di Amministrazione delle Generali.
"Non c'è riconoscenza", sembra che abbia commentato Don Salvatore, ma proprio al termine dell'assemblea straordinaria di sabato, il vecchio finanziere francese ha risposto in modo lapidario: "La riconoscenza è una malattia del cane, non trasmettibile all'uomo". Oh-là-là.
2 - DE BORTOLI NON CREDE AL PRODINO, MIELI FA FINTA DI CREDERCI
Ferruccio De Bortoli non ci crede e lo scrive a chiare lettere sul suo giornale: "Personalmente non ho molta fiducia sul fatto che Prodi riesca a governare a lungo".
Con questo incipit il direttore del Sole 24 Ore esprime il suo scetticismo sulle possibilità di sopravvivenza del nascituro governo e anche se Innocenzo Cipolletta storce il naso con una certa difficoltà, Ferruccio esprime forti riserve pur augurandosi che un tecnico come Padoa-Schioppa "possa affrancarsi dalle richieste non compatibili con lo stato delle finanze pubbliche".
A Piazza SS. Apostoli l'editoriale di De Bortoli è stato letto e riletto. Silvio Sircana, il filiforme portavoce di Prodi, cerca di capire se questa è la posizione di tutta la Confindustria che attende solo uno scivolone al Senato sulle riforme per rilanciare
l'idea del pattone tecnocratico guidato da Mario Monti.
Se Ferruccio slaccia la fondina e tira fuori la pistola, Paolino Mieli usa armi più sottili. Dopo l'allunaggio brusco sul pianeta frastagliato dell'Unione, Paolino non se la sente di soffocare il bambino nella culla e mette in campo la coscienza critica di Sergio Romano, che non è un grande giornalista, ma uno storico (meglio: un buon divulgatore della storia) al quale ha affidato il compito di denunciare il "pessimo spettacolo" del mercato del potere.
Paolino nasconde la manina e aspetta. Dietro di lui l'esercito dei Galli Della Loggia e Pierluigi Battista scalpita dalla voglia di strozzare la creatura prodiana, ma la visione del megadirettore di via Solferino è così olimpica e distaccata da fargli capire che è troppo presto per l'autocritica.
3 - LA DIFFICILE BUONUSCITA DI GAMBERALE
Saranno 10 oppure 15 i milioni di euro che l'avvocato di Don Vito Gamberale ha chiesto ai Benetton per chiudere la penosa vicenda di questi giorni?
Quando Giancarlo Elia Valori ruppe con i fratelli di Ponzano Veneto a causa proprio di Gamberale, si racconta che in un incontro nella palazzina liberty di via Nibby, il fulvo Gilberto abbia aperto il carnet degli assegni e abbia detto al Professore: "Scriva lei la cifra". Gli uscieri raccontano ancora oggi che dalla penna d'oro dell'uomo che aveva portato ai Benetton i tesori della Sme e di Autostrade, sia uscito un 8 rotondo come un lago di monete d'oro.
Oggi Don Vito chiuderà la sua avventura con i padroni del pullover; la sua richiesta di rivedere il progetto costruito con gli spagnoli di Abertis, per il momento ha suscitato solo l'interesse di qualche politico. Ma sarà dura chiudere la partita con un assegno. A Ponzano Veneto la presa di posizione del manager abruzzese è sotto il lentino degli avvocati che potrebbero imputargli comportamenti e dichiarazioni discutibili.
Sullo sfondo risalta l'imbarazzo dei miliardari veneti. Luciano, il padre- padrone della famiglia tace, e tace anche il giovane Alessandro. Per lui che ha studiato in America nelle scuole di management, questo spaccato di capitalismo familiare non è un bello spettacolo.
4 - MAX, UNA PISTOLA ALLA TEMPIA DI PIERO: O IL COLLE O TI LEVO IL PARTITO
C'è un uomo al Quirinale che non ha fretta di fare le valigie e di tornare con la moglie Adriana nella bella casa di via Valadier. E' Gaetano Gifuni il potente Segretario Generale della Presidenza della Repubblica che da molti anni rappresenta uno dei crocevia più potenti della politica italiana.
Il suo ritratto è stato dipinto in modo mirabile nel giugno del 2002 da Francesco Cossiga: "Non è un giurista, né un parlamentarista, la sua virtù sono le relazioni politiche e io lo chiamo Flauto Magico in senso mozartiano, non massonico".
Per il Consigliere di Stato che conosce i segreti dei Presidenti e delle Repubbliche, queste sono ore decisive. Davanti a sé ha almeno tre opzioni: lavorare per la riconferma dell'amico Carlo "Amleto"; tirare la volata a Giuliano Amato (il più "laico" tra i papabili) e infine, sponsorizzare alla grande il leader Maximo D'Alema.
Per alcuni potrà sembrare una sorpresa, ma le voci delle ultime ore dicono che l'impegno di Gifuni è rivolto soprattutto a sostenere la terza ipotesi.
Con Baffino D'Alema ha sempre avuto un rapporto molto stretto perché gli riconosce una intelligenza politica superiore. Non a caso il presidente dei DS si è tenuto finora fuori dalla mischia né ha mai tirato la giacchetta di Ciampi per dare subito l'incarico al Caimano Romano lasciando allo sconfitto Fassino il compito di tirargli la volata riparatrice - in breve, Max ha messo una pistola alla tempia di Piero: o il Colle o ti levo il partito.
Se poi gli eventi dovessero portare il marito dell'archivista Linda Giuva alla Farnesina, questo sarebbe soltanto un passaggio preliminare per quella salita al Colle dove c'è un vecchio amico che lo aspetta.
5 - INPGI CERCA CASA
Se avete un palazzo nel centro di Roma, fatevi sotto. L'edificio deve essere in una zona centrale e occupare una superficie di almeno 8.000 metriquadri, con autorimessa e parcheggi esterni. Serve all'INPGI, l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti istituito durante il fascismo con decreto del 25 marzo 1925.
L'immobile - come ha spiegato Finanza e Mercati - dovrà servire a ospitare i 200 dipendenti che oggi lavorano nelle altre sedi di via Nizza e Piazza Apollodoro. Ci vorranno almeno 40 milioni di euro perché l'INPGI che assiste oltre 15.000 giornalisti e più di 5.000 pensionati, vuole fare le cose in grande. Tra i consiglieri di Amministrazione dell'INPGI i commenti si sprecano e qualcuno ricorda la brutta storia del 2002 quando a Milano successe il finimondo per l'acquisto dei palazzi che l'Istituto comprò in Via Missaglia.
6 - I DOLORI DELLA CASINA VALADIER
L'avvocato Vittorio Ripa di Meana puo' dirsi soddisfatto. In questi giorni il suo studio, uno dei più prestigiosi della capitale, ha aperto una filiale in Cina. E' il riconoscimento del prestigio costruito in decenni di lavoro. L'unica grana che il famoso uomo di legge non riesce a risolvere a colpi di pandette e di parcelle, è quella della Casina Valadier, il ristorante che affaccia dal Pincio sul panorama più bello di Roma. Eppure l'elenco dei soci della Casina è di primordine perché accanto all'avvocato ci sono personaggi come Carlo Caracciolo, Giovannino Megalò, Matteo Cordero di Montezemolo, Carletto Perrone, Capitalia e un paio di furbetti (Danilo Coppola, Giuseppe Statuto) usciti indenni dai polveroni finanziari.
Venerdì prossimo si troveranno tutti intorno ad un tavolo con il libretto degli assegni perché dovranno ricapitalizzare per la seconda volta in due anni il ristorante della "Grande Cucina Spa"dove secondo gli operatori ecologici di Villa Borghese si mangia benissimo.
Dagospia 02 Maggio 2006
L'argine si è rotto nel febbraio scorso quando i francesi di BNP-Paribas hanno messo le mani su BNL, la banca di Luigino Abete, uno degli esponenti della lobby-continua veltroniana. Da quel momento a Parigi si è capito che l'Italia è un ventre molle dentro il quale si possono affondare le spade per portarsi a casa bocconi prelibati
A guidare in questo momento l'armata dei Galli è Antoine Berhneim, un uomo piccolo, burbero e brontolone che ha 82 anni, e come Asterix, l'eroe transalpino, rappresenta l'intelligenza più acuta nel villaggio della finanza internazionale.
Sabato ha dichiarato di non aver alcuna voglia di andare in pensione, e ha lanciato messaggi trasversali con la pronuncia italiana rotonda, ma con una chiara allusione agli amici francesi. Dopo aver difeso l'italianità del Leone di Trieste, Asterix-Bernheim ha dichiarato senza mezzi termini di essere pronto a seguire le scelte di Nanni Bazoli, il giovinotto 73enne che guida BancaIntesa.
E' un altro tassello che si aggiunge in modo inequivocabile al progetto "0ctopus", rivelato da Dagospia e ripreso per imitazione dagli altri giornali, secondo il quale l'equilibrio della finanza italiana passa attraverso un blocco costituito da Capintesa, Generali e Mediobanca.
Con le sue parole il grande vecchio amico di Enrico Cuccia si è posto al centro della scena e ha fatto capire ai connazionali di Crédit Agricole di non dare fastidio ai disegni dell'amico Bazoli. Non solo: Dagospia è in grado di rivelare che da alcuni giorni a questa parte Asterix-Berhneim, ha ripreso a dialogare anche con Vincent Bolloré, il finanziere parigino che siede in Mediobanca.
La fiaschetta di Asterix-Berhneim sembra contenere la pozione magica che scalderà i mercati nei prossimi mesi. L'uomo è duro e rissoso; senza pensarci troppo ha lasciato fuori dal salotto di Trieste Totuccio Ligresti, l'ingegnere di Paternò amico di Berlusconi che sognava di sedere nel Consiglio di Amministrazione delle Generali.
"Non c'è riconoscenza", sembra che abbia commentato Don Salvatore, ma proprio al termine dell'assemblea straordinaria di sabato, il vecchio finanziere francese ha risposto in modo lapidario: "La riconoscenza è una malattia del cane, non trasmettibile all'uomo". Oh-là-là.
2 - DE BORTOLI NON CREDE AL PRODINO, MIELI FA FINTA DI CREDERCI
Ferruccio De Bortoli non ci crede e lo scrive a chiare lettere sul suo giornale: "Personalmente non ho molta fiducia sul fatto che Prodi riesca a governare a lungo".
Con questo incipit il direttore del Sole 24 Ore esprime il suo scetticismo sulle possibilità di sopravvivenza del nascituro governo e anche se Innocenzo Cipolletta storce il naso con una certa difficoltà, Ferruccio esprime forti riserve pur augurandosi che un tecnico come Padoa-Schioppa "possa affrancarsi dalle richieste non compatibili con lo stato delle finanze pubbliche".
A Piazza SS. Apostoli l'editoriale di De Bortoli è stato letto e riletto. Silvio Sircana, il filiforme portavoce di Prodi, cerca di capire se questa è la posizione di tutta la Confindustria che attende solo uno scivolone al Senato sulle riforme per rilanciare
l'idea del pattone tecnocratico guidato da Mario Monti.
Se Ferruccio slaccia la fondina e tira fuori la pistola, Paolino Mieli usa armi più sottili. Dopo l'allunaggio brusco sul pianeta frastagliato dell'Unione, Paolino non se la sente di soffocare il bambino nella culla e mette in campo la coscienza critica di Sergio Romano, che non è un grande giornalista, ma uno storico (meglio: un buon divulgatore della storia) al quale ha affidato il compito di denunciare il "pessimo spettacolo" del mercato del potere.
Paolino nasconde la manina e aspetta. Dietro di lui l'esercito dei Galli Della Loggia e Pierluigi Battista scalpita dalla voglia di strozzare la creatura prodiana, ma la visione del megadirettore di via Solferino è così olimpica e distaccata da fargli capire che è troppo presto per l'autocritica.
3 - LA DIFFICILE BUONUSCITA DI GAMBERALE
Saranno 10 oppure 15 i milioni di euro che l'avvocato di Don Vito Gamberale ha chiesto ai Benetton per chiudere la penosa vicenda di questi giorni?
Quando Giancarlo Elia Valori ruppe con i fratelli di Ponzano Veneto a causa proprio di Gamberale, si racconta che in un incontro nella palazzina liberty di via Nibby, il fulvo Gilberto abbia aperto il carnet degli assegni e abbia detto al Professore: "Scriva lei la cifra". Gli uscieri raccontano ancora oggi che dalla penna d'oro dell'uomo che aveva portato ai Benetton i tesori della Sme e di Autostrade, sia uscito un 8 rotondo come un lago di monete d'oro.
Oggi Don Vito chiuderà la sua avventura con i padroni del pullover; la sua richiesta di rivedere il progetto costruito con gli spagnoli di Abertis, per il momento ha suscitato solo l'interesse di qualche politico. Ma sarà dura chiudere la partita con un assegno. A Ponzano Veneto la presa di posizione del manager abruzzese è sotto il lentino degli avvocati che potrebbero imputargli comportamenti e dichiarazioni discutibili.
Sullo sfondo risalta l'imbarazzo dei miliardari veneti. Luciano, il padre- padrone della famiglia tace, e tace anche il giovane Alessandro. Per lui che ha studiato in America nelle scuole di management, questo spaccato di capitalismo familiare non è un bello spettacolo.
4 - MAX, UNA PISTOLA ALLA TEMPIA DI PIERO: O IL COLLE O TI LEVO IL PARTITO
C'è un uomo al Quirinale che non ha fretta di fare le valigie e di tornare con la moglie Adriana nella bella casa di via Valadier. E' Gaetano Gifuni il potente Segretario Generale della Presidenza della Repubblica che da molti anni rappresenta uno dei crocevia più potenti della politica italiana.
Il suo ritratto è stato dipinto in modo mirabile nel giugno del 2002 da Francesco Cossiga: "Non è un giurista, né un parlamentarista, la sua virtù sono le relazioni politiche e io lo chiamo Flauto Magico in senso mozartiano, non massonico".
Per il Consigliere di Stato che conosce i segreti dei Presidenti e delle Repubbliche, queste sono ore decisive. Davanti a sé ha almeno tre opzioni: lavorare per la riconferma dell'amico Carlo "Amleto"; tirare la volata a Giuliano Amato (il più "laico" tra i papabili) e infine, sponsorizzare alla grande il leader Maximo D'Alema.
Per alcuni potrà sembrare una sorpresa, ma le voci delle ultime ore dicono che l'impegno di Gifuni è rivolto soprattutto a sostenere la terza ipotesi.
Con Baffino D'Alema ha sempre avuto un rapporto molto stretto perché gli riconosce una intelligenza politica superiore. Non a caso il presidente dei DS si è tenuto finora fuori dalla mischia né ha mai tirato la giacchetta di Ciampi per dare subito l'incarico al Caimano Romano lasciando allo sconfitto Fassino il compito di tirargli la volata riparatrice - in breve, Max ha messo una pistola alla tempia di Piero: o il Colle o ti levo il partito.
Se poi gli eventi dovessero portare il marito dell'archivista Linda Giuva alla Farnesina, questo sarebbe soltanto un passaggio preliminare per quella salita al Colle dove c'è un vecchio amico che lo aspetta.
5 - INPGI CERCA CASA
Se avete un palazzo nel centro di Roma, fatevi sotto. L'edificio deve essere in una zona centrale e occupare una superficie di almeno 8.000 metriquadri, con autorimessa e parcheggi esterni. Serve all'INPGI, l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti istituito durante il fascismo con decreto del 25 marzo 1925.
L'immobile - come ha spiegato Finanza e Mercati - dovrà servire a ospitare i 200 dipendenti che oggi lavorano nelle altre sedi di via Nizza e Piazza Apollodoro. Ci vorranno almeno 40 milioni di euro perché l'INPGI che assiste oltre 15.000 giornalisti e più di 5.000 pensionati, vuole fare le cose in grande. Tra i consiglieri di Amministrazione dell'INPGI i commenti si sprecano e qualcuno ricorda la brutta storia del 2002 quando a Milano successe il finimondo per l'acquisto dei palazzi che l'Istituto comprò in Via Missaglia.
6 - I DOLORI DELLA CASINA VALADIER
L'avvocato Vittorio Ripa di Meana puo' dirsi soddisfatto. In questi giorni il suo studio, uno dei più prestigiosi della capitale, ha aperto una filiale in Cina. E' il riconoscimento del prestigio costruito in decenni di lavoro. L'unica grana che il famoso uomo di legge non riesce a risolvere a colpi di pandette e di parcelle, è quella della Casina Valadier, il ristorante che affaccia dal Pincio sul panorama più bello di Roma. Eppure l'elenco dei soci della Casina è di primordine perché accanto all'avvocato ci sono personaggi come Carlo Caracciolo, Giovannino Megalò, Matteo Cordero di Montezemolo, Carletto Perrone, Capitalia e un paio di furbetti (Danilo Coppola, Giuseppe Statuto) usciti indenni dai polveroni finanziari.
Venerdì prossimo si troveranno tutti intorno ad un tavolo con il libretto degli assegni perché dovranno ricapitalizzare per la seconda volta in due anni il ristorante della "Grande Cucina Spa"dove secondo gli operatori ecologici di Villa Borghese si mangia benissimo.
Dagospia 02 Maggio 2006