FRANCHI RIFORMATO - COSTANZO: "MA PRODI RICORDA TUTTI I NOMI?" - VELTRONI BUCA - D'ALEMA: LA PRESENZA MILITARE IN AFGHANISTAN NON E' IN DISCUSSIONE - FLAVIA "GOOGLE" PRODI - GENTILONI: MODIFICHEREMO LA PAR CONDICIO - PER VESPA NÉ VENDETTE NÉ CENSURE.

1 - FRANCHI DIRETTORE
Adesso è ufficiale: Stefano Cingolani si è dimesso e Paolo Franchi sarà dal prossimo 15 giugno il direttore del "Riformista". I festeggiamenti per l'ex editorialista del Corriere della Sera avverranno il 21, col pretesto di un convegno su come rimettere a posto i pezzi dell'Italia. Per ora, hanno dato conferma dello augusta presenza: Mario Baldassarri, Daniele Capezzone, Paolo Cento, Fabrizio Cicchetto, Sandra Ciuffi, Armando Cossutta. Ottaviano Del Turco, Maurizio Gasparri, Emanuele Macaluso, Giovanna Melandri, Chiara Moroni, Gianni Pilo, Antonio Polito, Daniela Santanché, Bruno Tabacci, Carlo Vizzini

2 - COSTANZO: "MA PRODI RICORDA TUTTI I NOMI?"
(Velino) - "Fra ministri e sottosegretari siamo a 102, evviva. Più siamo meglio stiamo. Non dev'essere facile per Prodi ricordarsi tutti i cognomi". È la considerazione fatta dal conduttore e autore televisivo Maurizio Costanzo nella rubrica "Diariando" affidatagli dal portale web Alice. Costanzo aggiunge che "dato che per fare il sottosegretario ti devi dimettere da deputato, i primi dei non eletti si stanno ubriacando".

3 - VELTRONI BUCA
Questa mattina, dalle parti dell'ufficio stampa del Comune di Roma, qualcuno ha passato un brutto quarto d'ora. Il sindaco Walter Veltroni, infatti, ha bucato completamente la notizia bomba (riportata in bella evidenza su tutte le cronache di Roma) dell'assoluzione di tutti gli imputati per il crollo di Vigna Jacobini, risalente al 1998. La notizia è uscita ieri sera intorno alle 21, commentata subito dall'allora capo di gabinetto di Rutelli e ora margherito romano, Roberto Giachetti, mentre di Walter Ego nessuna traccia, fino a questa mattina alle 11, quando anche il sindaco ha fatto uscire in agenzia la propria amarezza. Ma ieri sera niente, c'era il Brasile...

4 - 'GRAZIA' INTERVISTA FLAVIA PRODI.
(Adnkronos) - Flavia Franzoni, 59 anni, e' la moglie di Romano Prodi ma per gli studenti del corso di laurea in Servizi Sociali all'Universita' di Bologna, e' semplicemente la ''prof'' che insegna ''Metodi e tecniche dei servizi sociali'', e a proposito di questo si racconta a Grazia. ''I miei figli mi chiamavano 'la maestrina' perche' mi piace spiegare le cose. Qui -spiega- invece mi chiamano Google come il motore di ricerca Internet, perche' dicono che sono come un'enciclopedia. Capira', occupandomi da trent'anni delle stesse cose''.
Lei e suo marito si sono conosciuti in parrocchia, si sono fidanzati a scuola e sposati 37 anni fa. Vivono a Bologna in un palazzetto ristrutturato nel cuore del centro storico e per suo marito Romano Prodi questa e' la seconda volta da Primo Ministro. ''Se vuole sapere se e' meglio la prima o la seconda volta a Palazzo Chigi, non c'e' paragone -precisa la signora Flavia- e' sempre meglio la prima: c'e' piu' emozione perche' non sai che cosa ti aspetta''.

Il segreto di un matrimonio cosi' longevo Flavia, su Grazia, lo spiega cosi': ''Il matrimonio va coltivato. Oggi il lavoro ti porta a una grande mobilita' e a orari pazzeschi. Ogni tanto si deve rinunciare a qualcosa e fare le cose insieme. Io e Romano abbiamo sempre collaborato molto, in politica e in altri settori. Nonostante gli incarichi istituzionali, abbiamo continuato a fare una vita normale, cioe' siamo stati molto insieme. Abbiamo festeggiato 37 anni di matrimonio, a Palazzo Chigi, con i collaboratori di mio marito. Romano mi ha regalato dei fiori. Gli stessi da trent'anni: rose rosse''. Assieme hanno scritto Il 25 e il 26 giugno ci sara' il referendum sulla modifica della Costituzione. ''Non e' cosi' vecchia come dicono. Certo qualcosa si puo' modificare, ma non va bistrattata. Io al referendum votero' ''no''''. Dalla politica, pero', Flavia Prodi non e' mai stata tentata: ''Non potrei. Ho ricevuto varie proposte, ma ho sempre rifiutato, perche' la politica richiede la forza di saper prendere decisioni che io non ho. Sono sempre in difficolta'. Anche sul lavoro''.
E a fare la spesa, quando e' a Bologna, ci pensa Romano: ''Gli piace, dice che e' importante conoscere i prezzi e avere il polso dell'economia reale. Io faccio la spesa, ma -conclude- non saprei dirle quanto costa il latte''.

5 - GENTILONI: MODIFICHEREMO LA PAR CONDICIO.
(Adnkronos) -
Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni non condivide l'affermazione di Prodi, contenuta nell'intervista al settimanale tedesco 'Die Zeit', secondo il quale meno la gente guarda la tv e piu' vota a sinistra. Ospite stasera 'In Breve',su LA7, in onda alle 20.30, Gentiloni annuncia che con la modifica della legge sul conflitto di interessi, verra' modificata anche la par condicio: "se si modifica la malattia, che e' il conflitto d'interesse, penso che si possa rendere l'applicazione della par condicio piu' equilibrata".
''Non condivido l'affermazione di Prodi, perche' la televisione siamo noi. C'e' una buona televisione e una cattiva televisione -sottolinea il ministro- Non c'e' e non ci puo' essere un giudizio politico di una parte, complessivamente favorevole o contraria alla tv. Ci mancherebbe''. Gentiloni analizza poi meccanismi di comunicazione dell'attuale governo: ''Non siamo ancora riusciti a evitare che le cifre di Padoa-Schioppa siano la cifra di questo governo. Non basta il rigore, l'Italia ha bisogno anche di un racconto sullo sviluppo che manca ancora di molti suoi capitoli''.



6 - «PER VESPA NÉ VENDETTE NÉ CENSURE»
Lettera di Nino Rizzo Nervo a l'Unità
Caro Direttore,
in una lettera pubblicata ieri dal Suo giornale, Bruno Vespa sostiene che, per censura e per vendetta, vorrei togliere una puntata di Porta a Porta sin dalla prossima stagione televisiva.
Mai, né nell'intervista pubblicata dall'Unità l'11 giugno ultimo scorso, né nella proposta di delibera da me presentata in Consiglio, e peraltro non accolta, ho suggerito la riduzione a tre puntate settimanali.Ho sempre invece detto che è opportuno editorialmente e contrattualmente ricondurre Vespa alle 100 puntate ordinarie previste dal suo contratto con la Rai. Né una di meno, né una di più. Come vede sono uno strano «censore» e ancor più un singolare «vendicatore» visto che voglio solo rispettare una contratto e, quindi, garantire al mio presunto «avversario» il triplo delle puntate di Ballarò.
Credo che ormai è tempo, come è stato anche da Lei sostenuto nell'editoriale di domenica, di «sparigliare» in una programmazione del servizio pubblico che sembra ingessata.
Per questo, e mi perdoni il mio amico Paolo Ruffini direttore di Raitre, mi piacerebbe trasferire su Raiuno trasmissioni come «Che tempo che fa» e «Report». Per questo ho proposto che «Porta a Porta» non continui ad essere un elemento di rigidità della seconda serata di Raiuno, identica a se stessa ormai da moltissimi anni.
Nessuna censura, dunque, per il più famoso dei conduttori italiani. Per quel che mi riguarda Vespa può anche realizzare cinque puntate di «Porta a Porta», ma esaurite le puntate previste dal suo contratto, passi nei mesi successivi il testimone ad altri: Giuliano Ferrara, Michele Santoro, Vittorio Feltri, Gad Lerner, ecc...Solo eliminando i «monopoli» si garantisce, infatti, il pluralismo.
Le debbo, inoltre, una precisazione: è vero, e me ne dolgo, nella stagione televisiva che sta per concludersi le puntate condotte da Vespa su Raiuno, non sono 160, come ho detto, ma «soltanto» 149, considerando i due speciali Referendum già previsti per il 18 e 22 giugno prossimi.
Mi consenta, infine, di considerare un po' patetico il riferimento ad Enzo Biagi. La realtà è che mentre Vespa è onnipresente (e non solo in Rai, nonostante abbia un contratto di esclusiva) Biagi è stato espulso dalla televisione ormai da cinque anni, ma non sembra che Bruno Vespa se ne sia accorto ed infatti non ha mai ritenuto opportuno invitarlo in trasmissione.

7 - BRUNO VESPA INTERVISTA SABINA ROSSA, LA FIGLIA DEL SINDACALISTA UCCISO DALLE BR ELETTA AL SENATO.
(Adnkronos) - Il peso di troppi silenzi sulla morte del padre opprime ancora Sabina Rossa, eletta senatrice Ds nelle recenti elezioni politiche. Suo padre, Guido, era un operaio comunista dell'Italsider di Genova, ucciso per aver denunciato e fatto arrestare dai carabinieri un collega operaio che, in fabbrica, distribuiva volantini delle Br. La mattina del 24 gennaio del 1979 Vincenzo Guagliardo e Riccardo Duna lo uccisero mentre saliva in macchina per andare a lavoro.
Sabina Rossa, che sulla morte del padre ha anche scritto un libro, 'Guido Rossa, mio padre', con Giovanni Fasanella, e' convinta che i due assassini avessero ricevuto ordini da persone diverse: il primo doveva limitarsi a ferirlo, il secondo doveva ucciderlo. Ma sul caso non si e' mai fatta luce completa e a Bruno Vespa, che l'ha intervistata in esclusiva per Grazia, dice: ''E' venuta fuori solo la punta dell'iceberg. Gran parte della verita' sta ancora sott'acqua. Ma per tirarla fuori non basta che parlino gli ex brigatisti. Deve collaborare soprattutto quel mondo di intellettuali che allora non stavano ne' con lo Stato ne' con le Br''.
La memoria torna al quarto uomo che quel mattino era nel commando che uccise Guido Rossa. Deve parlare anche lui? Sabina sospira: ''Quel nome ad un certo punto usci'. Poi fu dimenticato. Se la magistratura vuole sapere di piu' -conclude- interroghi Adriano Duglio, uno degli ex brigatisti con cui ho parlato io. Lui sa?''.

8- SENATO: SU SPACCHETTA-MINISTERI IN ARRIVO PRIMO VOTO FIDUCIA
(Agi) - Sul decreto di spacchettamento dei ministeri si inaugura, con ogni probabilita', la stagione del voto di fiducia del nuovo governo. Al Senato, che ieri a gran fatica ha votato i presupposti di costituzionalita' ed urgenza, sono stati presentati al dl una vagonata di emendamenti, ben 400 di cui 250 emendamenti e 150 subemendamenti. Il provvedimento e' all'esame della commissione Affari Costituzionali che ha ripreso l'esame dopo la presentazione ieri da parte del governo del maxiemendamento che riscrive l'art. 1. I tempi sono molto ristretti perche' in aula il dl andra' il 27 giugno e la conversione, pena la decadenza, e' fissata per il 12 luglio. Il Senato sta esaminando il decreto sullo spacchettamento in prima lettura e quindi ci sara' dopo quello della Camera. Sulla strada, non certo in discesa del decreto, si mette di traverso anche il referendum sulla devolution e le sedute congiunte di Camera e Senato del 4 e 5 luglio per l'elezione di otto membri del Csm e di un giudice della Corte Costituzionale.

9 - D'ALEMA: PRESENZA MILITARE IN AFGHANISTAN NON IN DISCUSSIONE
(Apcom) - "La presenza militare in Afghanistan non è in discussione ed è considerata tuttora indispensabile dalla comunità internazionale e anche da noi". Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema nel corso della sua audizione a Palazzo Madama, davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato.

1O - FERRANDO: NESSUNA CAPITOLAZIONE SULL'AFGHANISTAN
(Agi) - "Il voto sulla missione in Afghanistan sara' un banco di prova per Prc-Pdci-Verdi". A pensarla cosi' e' il trotzkista Marco Ferrando, del movimento costitutivo del partito comunista dei lavoratori. "La disponibilita' di Bertinotti e Giordano a votare il rifinanziamento della missione e' di gravita' enorme: configura - sottolinea Ferrando - una clamorosa subordinazione al centro dell'Unione contro le domande piu' elementari dei movimenti. Evidentemente persino 'la pace' e' ridotta ormai a una spilletta. Il governo ormai 'val pure una missione' in armi. A proposito, dov'e' finita la 'non violenza'? Il movimento costitutivo del partito comunista dei lavoratori trova un'ulteriore conferma delle proprie ragioni e della necessita' di una sinistra comunista di opposizione. Il 18 giugno a Roma, presso il cinema Barberini - in occasione del varo ufficiale del nuovo movimento politico - lanceremo un appello a tutte le sinistre perche' rifiutino ogni capitolazione alla guerra e votino no al rifinanziamento di tutte le missioni. Incondizionatamente".



Dagospia 14 Giugno 2006