E GIANFRY FINI SI CONSOLA CON I "MAGNIFICI CENTO" DEL SALOTTO CONSOLO
ALLA DAMASCATA ANGIOLILLO LA FASCIA DI MISS CHIC "CAPRICCIO DEL TAPPEZZIERE"
CONSOLO-ROMANOFF, IL POLVERONE INTERCETTAZIONI SAVOIA E LA FIGLIA ATTRICE
ALLA DAMASCATA ANGIOLILLO LA FASCIA DI MISS CHIC "CAPRICCIO DEL TAPPEZZIERE"
CONSOLO-ROMANOFF, IL POLVERONE INTERCETTAZIONI SAVOIA E LA FIGLIA ATTRICE
Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo
Applaudito e riverito Gianfranco Fini ha fatto il suo ingresso nello studio di avvocato del senatore di An Giuseppe Consolo in via Claudio Monteverdi, dove lo aspettavano in cento più la Regina Madre del Salotto Maria Angiolillo. "I magnifici cento" inventati da Consolo non sono un film western bensì una bella ammucchiata di volti noti e potenti ignoti di natura varia e avariata che ogni anno si incontrano e si lobbyzzano con il calicino in mano.
La pratica da sbrigare era il referendum sulla Costituzione, naturalmente. Assaliti da un "caldo torrenziale", i "magnifici cento" si sono guardati intorno e hanno sbirciato il telecronista Rino Tommasi, l'assistente finiano Andrea Ronchi, la moglia di Consolo, alias Natasha Romanoff. Al termine del giro di ricognizione hanno eletto la damascata Angiolillo come la più elegante del bigoncio, definendo il suo abbigliamento "capriccio del tappezziere".
CONSOLO-ROMANOFF, LE INTERCETTAZIONI SAVOIA E LA FIGLIA ATTRICE
Michela Tamburrino per La Stampa
Una famiglia che incrocia mille destini e altrettante suggestioni, una famiglia, la famiglia Consolo Romanoff, suo malgrado al centro di un crocevia, punto nodale e svincolo imprescindibile dal quale partono politica, spettacolo, finanza, aristocrazia e mondanità. Giuseppe Consolo è un noto avvocato capitolino e un senatore di An, grande amico di Gianfranco Fini, grande amico di Francesco Storace, anzi, "epurator" deve a lui e al movimento da lui creato, i «magnifici cento» la sua elezione a governatore del Lazio e una rete di ottime conoscenze nella borghesia della città. La moglie di Consolo è Natasha Romanoff, discendente degli zar da parte di padre mentre la madre, Sveva, vanta un cognome altrettanto altisonante, della Gherardesca.
I Romanoff sono parenti stretti dei Savoia, tanto che Vittorio Emanuele parla di Natasha come di una sua cugina. La figlia dei Consolo-Romanoff è Nicoletta che ha scelto come nome d'arte quello della madre. Ironia della casualità, proprio il lancio di Nicoletta avviene grazie al ruolo di Valentina in «Ricordati di me», il film di Muccino nel quale l'esordiente attrice interpreta un'aspirante velina che passa da un letto all'altro pur di apparire in televisione. Storica resta la frase pronunciata nel corso della prima audizione: «Le brave ragazze vanno in Paradiso. Le cattive vanno ovunque».
«Niente di più diverso da mia figlia», dice l'avvocato Consolo ricordando quel ruolo. «Nicoletta è serissima e si divide tra il nuovo film che sta girando e i due bambini». E anche il suo compagno, il collega Giorgio Pasotti.
In questo contesto una domanda sorge spontanea: avvocato, non le è venuto un brivido sentendo quello che succede in Rai, con una figlia che deve frequentare quello stesso mondo corrotto che ha portato sullo schermo? «Anche lì ho dei dubbi, nel senso che non penso che sia tutto così becero come si è detto. Che queste cose avvengano è risaputo, ma non è una cosa di oggi. All'epoca mia non volevano fare le veline ma avrebbero fatto di tutto per fare il cinema. Ma alla fine, oggi come ieri, si va avanti solo per capacità non saltando da un letto all'altro. Alla fine è il pubblico che fa il successo».
Dai problemi della Rai a quelli di famiglia, personale e politica. «Ciò che è accaduto a Vittorio Emanuele è un polverone ingigantito dalle intercettazioni telefoniche che hanno interferito sulla parte giuridica. Mi sembrano eccessivi i provvedimenti di custodia cautelare; ha settant'anni, scappare non può, ha la riconoscibilità stampata in faccia. Reiterare non può, i protagonisti sono tutti bruciati, e inquinare come può? E' così ingenuo che le accuse a lui rivolte mi lasciano perplesso. Ma ho piena fiducia nella magistratura che, a parte singoli casi, è un ordinamento serio».
E sua moglie che cosa ha detto di quello che è successo a suo cugino? «Natasha era esterrefatta. Anche lei è convinta che sia vittima della sua ingenuità e che forse avrà incontrato persone che hanno approfittato di lui». E poi la famiglia politica: «Io, parlamentare di An, mi riconosco perfettamente in quello che ha dichiarato Matteoli, il nostro è un partito rispettoso dei valori. E con Fini ci siamo detti proprio in questa occasione che c'è stata una strumentalizzazione delle intercettazioni e che bisogna mettere mano in Parlamento a una legge che disciplini la materia. Una legge bipartisan».
Bipartisan come è il suo salotto romano ai Parioli; terrazzo con vista e un forno per fare la pizza bella Napoli preparata personalmente dal padrone di casa. Una terrazza dove indiscriminatamente sono di casa destra e sinistra, come deve un fanfaniano doc, anche se lui nega di esserlo stato («Forse qualcuno mi indicava così perché ero amico di Cesare Cursi, sottosegretario con Berlusconi e prima con Fanfani, oppure perché ero compagno di scuola di Mario Vecchi, figlio di Maria Pia Fanfani ma il mio solo partito di riferimento è stato Alleanza Nazionale).
Sempre presente alle sue cene, il caro amico Publio Fiori che lo volle in politica e poi naturalmente Fini, Rutelli, Cesare Salvi, Maurizio Gasparri, Giuseppe Ayala, Augusto Barbera. Consolo, cerniera imprescindibile tra Alleanza Nazionale e personaggi di peso del diritto e della finanza, poco frequenta invece l'aristocrazia romana e anche il parente Vittorio Emanuele lo aveva visto in occasione di cene di famiglia Romanoff, insieme ai suoceri, ma niente di più. E insieme ai suoceri aveva anche potuto conoscere le vicende storiche non meno appassionanti di Simeone di Bulgaria, (anche lui entrato in pieno nell'inchiesta che vede coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia) molto legato al patriarca della famiglia, a colui che prendeva tutte le decisioni importanti da vero zar buono. Tanto che la giovane Nicoletta era attaccatissima al nonno materno: «Mi ha raccontato per giorni interi la sua vita avventurosa, prima nei palazzi di San Pietroburgo, poi nelle residenze parigine messe a disposizione dagli altri Romanoff scappati a causa della rivoluzione d'ottobre». Belle e sane storie di una famiglia chiave, malgrado tutto.
Dagospia 21 Giugno 2006
Applaudito e riverito Gianfranco Fini ha fatto il suo ingresso nello studio di avvocato del senatore di An Giuseppe Consolo in via Claudio Monteverdi, dove lo aspettavano in cento più la Regina Madre del Salotto Maria Angiolillo. "I magnifici cento" inventati da Consolo non sono un film western bensì una bella ammucchiata di volti noti e potenti ignoti di natura varia e avariata che ogni anno si incontrano e si lobbyzzano con il calicino in mano.
La pratica da sbrigare era il referendum sulla Costituzione, naturalmente. Assaliti da un "caldo torrenziale", i "magnifici cento" si sono guardati intorno e hanno sbirciato il telecronista Rino Tommasi, l'assistente finiano Andrea Ronchi, la moglia di Consolo, alias Natasha Romanoff. Al termine del giro di ricognizione hanno eletto la damascata Angiolillo come la più elegante del bigoncio, definendo il suo abbigliamento "capriccio del tappezziere".
CONSOLO-ROMANOFF, LE INTERCETTAZIONI SAVOIA E LA FIGLIA ATTRICE
Michela Tamburrino per La Stampa
Una famiglia che incrocia mille destini e altrettante suggestioni, una famiglia, la famiglia Consolo Romanoff, suo malgrado al centro di un crocevia, punto nodale e svincolo imprescindibile dal quale partono politica, spettacolo, finanza, aristocrazia e mondanità. Giuseppe Consolo è un noto avvocato capitolino e un senatore di An, grande amico di Gianfranco Fini, grande amico di Francesco Storace, anzi, "epurator" deve a lui e al movimento da lui creato, i «magnifici cento» la sua elezione a governatore del Lazio e una rete di ottime conoscenze nella borghesia della città. La moglie di Consolo è Natasha Romanoff, discendente degli zar da parte di padre mentre la madre, Sveva, vanta un cognome altrettanto altisonante, della Gherardesca.
I Romanoff sono parenti stretti dei Savoia, tanto che Vittorio Emanuele parla di Natasha come di una sua cugina. La figlia dei Consolo-Romanoff è Nicoletta che ha scelto come nome d'arte quello della madre. Ironia della casualità, proprio il lancio di Nicoletta avviene grazie al ruolo di Valentina in «Ricordati di me», il film di Muccino nel quale l'esordiente attrice interpreta un'aspirante velina che passa da un letto all'altro pur di apparire in televisione. Storica resta la frase pronunciata nel corso della prima audizione: «Le brave ragazze vanno in Paradiso. Le cattive vanno ovunque».
«Niente di più diverso da mia figlia», dice l'avvocato Consolo ricordando quel ruolo. «Nicoletta è serissima e si divide tra il nuovo film che sta girando e i due bambini». E anche il suo compagno, il collega Giorgio Pasotti.
In questo contesto una domanda sorge spontanea: avvocato, non le è venuto un brivido sentendo quello che succede in Rai, con una figlia che deve frequentare quello stesso mondo corrotto che ha portato sullo schermo? «Anche lì ho dei dubbi, nel senso che non penso che sia tutto così becero come si è detto. Che queste cose avvengano è risaputo, ma non è una cosa di oggi. All'epoca mia non volevano fare le veline ma avrebbero fatto di tutto per fare il cinema. Ma alla fine, oggi come ieri, si va avanti solo per capacità non saltando da un letto all'altro. Alla fine è il pubblico che fa il successo».
Dai problemi della Rai a quelli di famiglia, personale e politica. «Ciò che è accaduto a Vittorio Emanuele è un polverone ingigantito dalle intercettazioni telefoniche che hanno interferito sulla parte giuridica. Mi sembrano eccessivi i provvedimenti di custodia cautelare; ha settant'anni, scappare non può, ha la riconoscibilità stampata in faccia. Reiterare non può, i protagonisti sono tutti bruciati, e inquinare come può? E' così ingenuo che le accuse a lui rivolte mi lasciano perplesso. Ma ho piena fiducia nella magistratura che, a parte singoli casi, è un ordinamento serio».
E sua moglie che cosa ha detto di quello che è successo a suo cugino? «Natasha era esterrefatta. Anche lei è convinta che sia vittima della sua ingenuità e che forse avrà incontrato persone che hanno approfittato di lui». E poi la famiglia politica: «Io, parlamentare di An, mi riconosco perfettamente in quello che ha dichiarato Matteoli, il nostro è un partito rispettoso dei valori. E con Fini ci siamo detti proprio in questa occasione che c'è stata una strumentalizzazione delle intercettazioni e che bisogna mettere mano in Parlamento a una legge che disciplini la materia. Una legge bipartisan».
Bipartisan come è il suo salotto romano ai Parioli; terrazzo con vista e un forno per fare la pizza bella Napoli preparata personalmente dal padrone di casa. Una terrazza dove indiscriminatamente sono di casa destra e sinistra, come deve un fanfaniano doc, anche se lui nega di esserlo stato («Forse qualcuno mi indicava così perché ero amico di Cesare Cursi, sottosegretario con Berlusconi e prima con Fanfani, oppure perché ero compagno di scuola di Mario Vecchi, figlio di Maria Pia Fanfani ma il mio solo partito di riferimento è stato Alleanza Nazionale).
Sempre presente alle sue cene, il caro amico Publio Fiori che lo volle in politica e poi naturalmente Fini, Rutelli, Cesare Salvi, Maurizio Gasparri, Giuseppe Ayala, Augusto Barbera. Consolo, cerniera imprescindibile tra Alleanza Nazionale e personaggi di peso del diritto e della finanza, poco frequenta invece l'aristocrazia romana e anche il parente Vittorio Emanuele lo aveva visto in occasione di cene di famiglia Romanoff, insieme ai suoceri, ma niente di più. E insieme ai suoceri aveva anche potuto conoscere le vicende storiche non meno appassionanti di Simeone di Bulgaria, (anche lui entrato in pieno nell'inchiesta che vede coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia) molto legato al patriarca della famiglia, a colui che prendeva tutte le decisioni importanti da vero zar buono. Tanto che la giovane Nicoletta era attaccatissima al nonno materno: «Mi ha raccontato per giorni interi la sua vita avventurosa, prima nei palazzi di San Pietroburgo, poi nelle residenze parigine messe a disposizione dagli altri Romanoff scappati a causa della rivoluzione d'ottobre». Belle e sane storie di una famiglia chiave, malgrado tutto.
Dagospia 21 Giugno 2006