GREGORACI, FOGLIA DI FICA? - LA MATURITÀ "AXIOLOGICA" DI VECCHIONI E QUELLA "CREDIBILE" DI FALETTI - OTTANTENNI "ESPRESSO" - SENZA PAROLE NUOVE QUESTO GOVERNO NON DURERÀ. ABBIAMO SCELTO IL MENO PEGGIO, NON LA FOTOCOPIA.
1 - GREGORACI, FOGLIA DI FICA?.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Mah, ormai si parla solo della Gregoraci (a cui va tutta, dicasi tutta, la nostra simpatia). Arrestano Angelucci, l'imprenditore, vogliono arrestare un ex governatore, che tra l'altro è ancora deputato, incriminano un arcivescovo, e tutti se ne sbattono, vogliono sapere della Gregoraci. Nemmeno di An, o delle manovre che le serpeggiano intorno, macché, della Gregoraci. C'è il referendum, e non gliene frega niente a nessuno, gli frega della Gregoraci. Hanno arrestato i presunti esecutori del delitto Fortugno, si presume che il mandante possa essere della Margherita, ancora ciondola lo striscione, "E adesso ammazzateci tutti", quello dei ragazzi di Locri su cui ci fecero per due mesi due palle così, ma chissenefrega? Diteci qualcosa della Gregoraci. La magistratura impazza, pretende di abolire le leggi, lo dichiara apertamente, dà la sensazione di mettere sotto schiaffo il governo che non le abolisce, apre un'inchiesta al giorno, rimette sotto scacco le coop, ma vi sembra forse che i giornali ne discutano? Che diano peso a quel che capita? Un accidente, ci raccontano tutto della Gregoraci. Allora il dubbio viene: che la stiano usando come una foglia di fica?
2 - LA MATURITÀ "AXIOLOGICA" DI VECCHIONI E QUELLA "CREDIBILE" DI FALETTI.
Riccardo Chiaberge per il Domenicale de "Il Sole 24 Ore"
«A che punto è la notte, questa notte che è tutta la mia vita? Manca un dito all'alba, Roberto... Otto centimetri di buio... Scomposta, frenetica attesa, orgoglio e paura, nazionali senza filtro, voci, vecchi lividi e cosce di ragazza a confondere la memoria...». Quale spaventevole prospettiva teneva sveglio Roberto Vecchioni in quella notte di mezzo secolo fa? Quale terrificante vigilia stava vivendo? Uno scontro a fuoco con i nazisti? La partenza per il Vietnam? L'ora è fuggita di Cavaradossi? No, qualcosa di ben più drammatico: l'esame di maturità. «L'unica grande prova che ti scegli veramente», ha scritto il prof cantautore in uno straziante amarcord sulla «Stampa» di mercoledì scorso. «Che notte quella notte!», cantava il compianto Fred Buscaglione con la sua voce roca.
E i ragazzi d'oggi? Cosa è rimasto di tutto quel pathos, nell'asettico liceo morattizzato del Terzo Millennio? Più nulla. «L'esame di maturità ci consegna parole... svuotate di sacralità, inspiegabili come geroglifici in questo caos globalizzato dove ogni axiologia scompare, il numen si riduce a nomen, flatus vocis, significante senza significato». Come no?
Mutatis mutandis, vademecum tango. Ad usum delphini! «E per favore - s'impenna lo sdegnato Vecchioni - insegni chi sa insegnare, chi è chiaro». Certo, chiarissimo. Anzi, diremo di più: axiologicamente chiaro.
Nella stessa pagina della «Stampa», Giorgio Faletti confessa invece di essersi maturato nel 1969, dopo la provvidenziale riforma che riduceva a due le materie d'esame: la maturità «Drive in» al posto di quella modello «Apocalypse Now». E giura di aver prodotto un tema d'italiano «molto bello»: «L'avevo scritto in un momento in cui avevo ancora una credibilità, e nessuno sospettava che i miei temi, come succede oggi per i libri, me li scrivesse un altro». Più che un sospetto, è una certezza: secondo quanto risulta alle Vespe, a scrivergli quel tema era stato il professor Vecchioni. Lo stesso che ora scrive i suoi romanzi. In latinorum, e Faletti li traduce. Ego neco. Semper ad maiora!
3 - FLESSIBILITÀ RIFORMISTA.
Emanuele Macaluso per "Il Riformista"
Caro direttore, leggo sull'Espresso della «simpatica teoria studiata dal neodirettore Paolo Franchi, l'uomo molto caldeggiato per la guida del giornale dall'ottantenne Emanuele Macaluso». Fare scrivere «solo trentenni e ottantenni. Flessibilità riformista». Mi domando: è forse un preavviso di licenziamento per gli ultraottantenni Scalfari e Bocca?
4 - SENZA PAROLE NUOVE QUESTO GOVERNO NON DURERÀ. ABBIAMO SCELTO IL MENO PEGGIO, NON LA FOTOCOPIA
da www.beppegrillo.it
Parole nuove. Non sentite il bisogno di parole nuove? Non siete stanchi di Ponte sullo Stretto, di Tav, di Mastella, di D'Alema, dell'Alitalia che fallisce tra sei mesi ogni sei mesi, dell'uso politico del referendum, delle grandi opere, dell'Anas, dei cantieri fermi, di Tronchetti, di Benetton, delle intercettazioni, delle leggi per proibire le intercettazioni, del deficit pubblico, del conflitto di interessi, della riforma radiotelevisiva, delle Authority senza uno straccio di autorità, dei nomi dei politici che a cinquant'anni sono giovani e a settanta sono in piena carriera, di Scaroni, dei monopoli privatizzati con la benedizione dei poteri forti e del salotto marcio.
Parole, le stesse parole. Le stesse facce. Gli stessi giornalisti con le stesse interviste. Un incubo quotidiano.
Questo governo aveva la possibilità di usare parole nuove, di rianimare il Paese. Di lanciare un urlo. Le parole vivono di vita propria, creano speranza, diventano realtà. Muovono le persone.
Nuove parole, prodifassinodalemarutellibertinottipecorarodipietrodiliberto prendete in mano un vocabolario della lingua italiana. Cercate le parole, quelle che non usate mai e gridatele. Per una volta un atto di coraggio. C'è bisogno di aria pura, non di inseguire l'elefante. Alcuni mi dicono che quando lo incontrate in Parlamento ve la fate sotto. Maledetti, non è per questo che siete stati votati. Non per diventare escrementi elefantizi conto terzi. Altrimenti come si spiegherebbe la nomina di Mastella, noto giurista e grande innovatore. Le Procure non hanno la carta e i fax e lui, conto terzi, si indigna per le telefonate di quattro delinquenti e non spende una parola per i 25 ragazzi incarcerati senza processo da tre mesi a San Vittore.
Parole nuove. Anche in questo referendum, per farsi votare, si va al rilancio, a chi taglia più deputati. Ma ci prendete per fessi? Altro che qualche centinaio di deputati bisogna tagliare. Abbiamo settecentomila impiegati dello Stato in eccesso e intere Regioni italiane che vivono di sussistenza grazie alle mafie che governano al posto dello Stato, con lo Stato, e impediscono ogni sviluppo. Stiamo parlando di decine di milioni di persone assistite.
Parole nuove Prodi, parole nuove. Il Paese, quello che vedo nelle piazze piene con gli asssessorini comunaliprovincialiregionali chiusi negli uffici a spiare dietro le persiane, questo Paese ha bisogno di coraggio, di felicità, di sfide, di innovazione, di interventi immediati, duri, senza sconti contro i monopoli dei media, delle telecomunicazioni (Gentiloni sei ancora lì o ti sei già dimesso?), delle autostradeautogrill, dell'elettricità. Del rilancio delle università e della Ricerca. Di gesti importanti e simbolici come la nomina a consulenti del Governo di persone di fama internazionale, le poche che abbiamo, i Rubbia, i Piano.
Senza parole nuove questo Governo non durerà. Abbiamo scelto il meno peggio, non la fotocopia.
Dagospia 26 Giugno 2006
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Mah, ormai si parla solo della Gregoraci (a cui va tutta, dicasi tutta, la nostra simpatia). Arrestano Angelucci, l'imprenditore, vogliono arrestare un ex governatore, che tra l'altro è ancora deputato, incriminano un arcivescovo, e tutti se ne sbattono, vogliono sapere della Gregoraci. Nemmeno di An, o delle manovre che le serpeggiano intorno, macché, della Gregoraci. C'è il referendum, e non gliene frega niente a nessuno, gli frega della Gregoraci. Hanno arrestato i presunti esecutori del delitto Fortugno, si presume che il mandante possa essere della Margherita, ancora ciondola lo striscione, "E adesso ammazzateci tutti", quello dei ragazzi di Locri su cui ci fecero per due mesi due palle così, ma chissenefrega? Diteci qualcosa della Gregoraci. La magistratura impazza, pretende di abolire le leggi, lo dichiara apertamente, dà la sensazione di mettere sotto schiaffo il governo che non le abolisce, apre un'inchiesta al giorno, rimette sotto scacco le coop, ma vi sembra forse che i giornali ne discutano? Che diano peso a quel che capita? Un accidente, ci raccontano tutto della Gregoraci. Allora il dubbio viene: che la stiano usando come una foglia di fica?
2 - LA MATURITÀ "AXIOLOGICA" DI VECCHIONI E QUELLA "CREDIBILE" DI FALETTI.
Riccardo Chiaberge per il Domenicale de "Il Sole 24 Ore"
«A che punto è la notte, questa notte che è tutta la mia vita? Manca un dito all'alba, Roberto... Otto centimetri di buio... Scomposta, frenetica attesa, orgoglio e paura, nazionali senza filtro, voci, vecchi lividi e cosce di ragazza a confondere la memoria...». Quale spaventevole prospettiva teneva sveglio Roberto Vecchioni in quella notte di mezzo secolo fa? Quale terrificante vigilia stava vivendo? Uno scontro a fuoco con i nazisti? La partenza per il Vietnam? L'ora è fuggita di Cavaradossi? No, qualcosa di ben più drammatico: l'esame di maturità. «L'unica grande prova che ti scegli veramente», ha scritto il prof cantautore in uno straziante amarcord sulla «Stampa» di mercoledì scorso. «Che notte quella notte!», cantava il compianto Fred Buscaglione con la sua voce roca.
E i ragazzi d'oggi? Cosa è rimasto di tutto quel pathos, nell'asettico liceo morattizzato del Terzo Millennio? Più nulla. «L'esame di maturità ci consegna parole... svuotate di sacralità, inspiegabili come geroglifici in questo caos globalizzato dove ogni axiologia scompare, il numen si riduce a nomen, flatus vocis, significante senza significato». Come no?
Mutatis mutandis, vademecum tango. Ad usum delphini! «E per favore - s'impenna lo sdegnato Vecchioni - insegni chi sa insegnare, chi è chiaro». Certo, chiarissimo. Anzi, diremo di più: axiologicamente chiaro.
Nella stessa pagina della «Stampa», Giorgio Faletti confessa invece di essersi maturato nel 1969, dopo la provvidenziale riforma che riduceva a due le materie d'esame: la maturità «Drive in» al posto di quella modello «Apocalypse Now». E giura di aver prodotto un tema d'italiano «molto bello»: «L'avevo scritto in un momento in cui avevo ancora una credibilità, e nessuno sospettava che i miei temi, come succede oggi per i libri, me li scrivesse un altro». Più che un sospetto, è una certezza: secondo quanto risulta alle Vespe, a scrivergli quel tema era stato il professor Vecchioni. Lo stesso che ora scrive i suoi romanzi. In latinorum, e Faletti li traduce. Ego neco. Semper ad maiora!
3 - FLESSIBILITÀ RIFORMISTA.
Emanuele Macaluso per "Il Riformista"
Caro direttore, leggo sull'Espresso della «simpatica teoria studiata dal neodirettore Paolo Franchi, l'uomo molto caldeggiato per la guida del giornale dall'ottantenne Emanuele Macaluso». Fare scrivere «solo trentenni e ottantenni. Flessibilità riformista». Mi domando: è forse un preavviso di licenziamento per gli ultraottantenni Scalfari e Bocca?
4 - SENZA PAROLE NUOVE QUESTO GOVERNO NON DURERÀ. ABBIAMO SCELTO IL MENO PEGGIO, NON LA FOTOCOPIA
da www.beppegrillo.it
Parole nuove. Non sentite il bisogno di parole nuove? Non siete stanchi di Ponte sullo Stretto, di Tav, di Mastella, di D'Alema, dell'Alitalia che fallisce tra sei mesi ogni sei mesi, dell'uso politico del referendum, delle grandi opere, dell'Anas, dei cantieri fermi, di Tronchetti, di Benetton, delle intercettazioni, delle leggi per proibire le intercettazioni, del deficit pubblico, del conflitto di interessi, della riforma radiotelevisiva, delle Authority senza uno straccio di autorità, dei nomi dei politici che a cinquant'anni sono giovani e a settanta sono in piena carriera, di Scaroni, dei monopoli privatizzati con la benedizione dei poteri forti e del salotto marcio.
Parole, le stesse parole. Le stesse facce. Gli stessi giornalisti con le stesse interviste. Un incubo quotidiano.
Questo governo aveva la possibilità di usare parole nuove, di rianimare il Paese. Di lanciare un urlo. Le parole vivono di vita propria, creano speranza, diventano realtà. Muovono le persone.
Nuove parole, prodifassinodalemarutellibertinottipecorarodipietrodiliberto prendete in mano un vocabolario della lingua italiana. Cercate le parole, quelle che non usate mai e gridatele. Per una volta un atto di coraggio. C'è bisogno di aria pura, non di inseguire l'elefante. Alcuni mi dicono che quando lo incontrate in Parlamento ve la fate sotto. Maledetti, non è per questo che siete stati votati. Non per diventare escrementi elefantizi conto terzi. Altrimenti come si spiegherebbe la nomina di Mastella, noto giurista e grande innovatore. Le Procure non hanno la carta e i fax e lui, conto terzi, si indigna per le telefonate di quattro delinquenti e non spende una parola per i 25 ragazzi incarcerati senza processo da tre mesi a San Vittore.
Parole nuove. Anche in questo referendum, per farsi votare, si va al rilancio, a chi taglia più deputati. Ma ci prendete per fessi? Altro che qualche centinaio di deputati bisogna tagliare. Abbiamo settecentomila impiegati dello Stato in eccesso e intere Regioni italiane che vivono di sussistenza grazie alle mafie che governano al posto dello Stato, con lo Stato, e impediscono ogni sviluppo. Stiamo parlando di decine di milioni di persone assistite.
Parole nuove Prodi, parole nuove. Il Paese, quello che vedo nelle piazze piene con gli asssessorini comunaliprovincialiregionali chiusi negli uffici a spiare dietro le persiane, questo Paese ha bisogno di coraggio, di felicità, di sfide, di innovazione, di interventi immediati, duri, senza sconti contro i monopoli dei media, delle telecomunicazioni (Gentiloni sei ancora lì o ti sei già dimesso?), delle autostradeautogrill, dell'elettricità. Del rilancio delle università e della Ricerca. Di gesti importanti e simbolici come la nomina a consulenti del Governo di persone di fama internazionale, le poche che abbiamo, i Rubbia, i Piano.
Senza parole nuove questo Governo non durerà. Abbiamo scelto il meno peggio, non la fotocopia.
Dagospia 26 Giugno 2006