MURDOCH DA' LA SUA DISPONIBILITÀ A PRODI AD ENTRARE IN OLIMPIA-TELECOM
SHOW-DOWN PER COLAO (LA RIVINCITA DI GERONZI) - INAIL, ASPETTANDO LARIZZA
LA SCOMPARSA DI ROVERARO E IL DECLINO DELL'OPUS DEI - VELTRONI, RUGBY SANO

1 - MURDOCH DA LA SUA DISPONIBILITÀ A PRODI AD ENTRARE IN OLIMPIA-TELECOM
Più che un'azienda TelecomItalia sembra diventato un poligono di tiro dove a turno si spara mirando diritto al vertice e a Tronchetti Provera.
Sul bersaglio piovono proiettili e cannonate da tutte le parti. I competitor con alla testa Vodafone di Pietro Guindani e Fastweb di Silvio Scaglia avanzano ricorsi e collezionano successi.
I giornali del Gruppo De Benedetti hanno aperto una crociata senza precedenti che apre squarci delicati e pericolosi lasciando intravedere evoluzioni politico-giudiziarie degne di un thriller. Gli analisti e le banche prendono atto che nemmeno un nome storico come Pirelli riscuote il calore dei mercati e si chiedono quando verrà il giorno in cui si aprirà uno spazio per la soddisfazione degli azionisti.

Ma è soprattutto la politica che tiene d'occhio il manager che quattro anni fa ha raccolto l'eredità di Colaninno. Secondo quanto risulta a Dagospia sono in molti nel Governo e nei partiti di sinistra a operare per uno scenario che darà vita all'autunno caldo di TelecomItalia. In ballo c'è l'acquisto del 20% della società che vale circa 14 miliardi di euro, una cifra che nessuna realtà italiana può permettersi.

Ecco allora affacciarsi lo "squalo" australiano Rupert Murdoch che con l'appoggio di Prodi e della sinistra - a partire dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni - sarebbe pronto a entrare in Olimpia, la cassaforte di Telecom, per fare quello che non ha mai fatto nella sua vita: entrare nelle telecomunicazioni per creare la grande convergenza tra le attività di Sky sul satellite e la banda larga gestita da Telecom.
Il ministro delle Telecomunicazioni, Gentiloni, sabato a Napoli ha definitivamente seppellito il digitale terrestre rinviando al 2012 il decollo definitivo di questa tecnologia prevista dalla legge Gasparri (che ormai appare un reperto archeologico e che è stata la ragione della rottura tra Murdoch e Berlusconi).

Negli incontri romani che il magnate dell'editoria ha avuto non più tardi di 20 giorni fa si è parlato dell'ipotesi che si apra finalmente per lui quella finestra italiana che il Berlusconi premier, padrone di Mediaset, aveva tenuto sempre sbarrata. Anzi, è stato lo stesso Prodi a chiedere allo Squalo il "piacere" di dare una mano televisiva a Carlo De Benedetti e soprattutto di ridimensionare il Biscione, dandogli appuntamento a settembre, alla fine delle vacanze, in Italia.

Adesso Tronchetti, che si è mosso nella politica con un equilibrismo sospetto perchè l'ha sempre considerata un fattore poco nobile e residuale, dovrà fare i conti con il nuovo scenario. Dovrà farli per necessità soprattutto economiche. La massa dei debiti è imponente; la vendita delle tre reti tv al gruppo De Agostini è un'ipotesi sempre più calda; la separazione tra rete fissa e servizi viene richiesta a gran voce in nome della concorrenza che è diventata la bandiera politica dell'attuale governo. Lui non grida al complotto come fece invece Colaninno nel giugno 2001 quando arrivò l'avviso di garanzia per le vicende di TelecomSerbia, ma l'aria è sempre più pesante.
A decidere tutto sarà quella politica che decise la sorte di Pascale, Rossignolo, Bernabè e Colaninno.
L'instabilità di TelecomItalia, più volte denunciata come un'anomalia italiana, ritorna ad affacciarsi come un incubo.

2 - SHOW-DOWN PER COLAO (LA RIVINCITA DI GERONZI)
Il conto alla rovescia è cominciato e la clessidra che segna la fine della gestione di Colao Meravigliao alla testa del Gruppo Rcs sta filtrando gli ultimi granelli.
Chi l'ha visto negli ultimi giorni dice che il manager (figlio di quella scuola McKinsey capeggiata dal maestro Abravanel che si è ritirato nei giorni scorsi a vita privata) è molto nervoso. Nel suo ritiro di Desenzano sul Garda, Colao si è interrogato sulle ragioni che in solo due anni hanno bruciato la spinta esuberante dei suoi sponsor Bazoli e Passera.
Nella riunione del Patto di Sindacato che si riunisce oggi è probabile che non si arrivi alla rottura definitiva, ma se non è questione di ore e di giorni è questione di settimane.
Il feeling tra Colao e i suoi azionisti è profondamente incrinato, come compromesso è il rapporto con il notaio Piergaetano Marchetti, Paolino Mieli e l'esercito dei 600 giornalisti delle testate Rizzoli. Il manager ex-Vodafone è giovane, ma non è certo incapace di far valere le sue ragioni e di mettere sul piatto la trama degli intrighi di via Solferino, nonchè le performance negative del "Corrierone".

Il fronte degli scontenti, capeggiato da un pimpante Cesare Geronzi voglioso di riaffermare il suo comando su Capitalia e di regolare i conti con un Corriere che l'ha maltrattato, si è allargato in questi ultimi mesi fino a conquistare i rappresentanti di Fiat, Pirelli, Sai Fondiaria, Merloni, oltre ai Romiti che due anni fa cedettero il passo all'uomo scelto da BancaIntesa. A difendere Colao Meravigliao sarebbe rimasto, oltre al malconcio Dieguito Della Valle, il tandem Bazoli-Passera che vedrebbe in Giulio Anselmi la persona giusta al posto giusto.
Si sa che Geronzi non vuole lo scontro frontale con Bazoli perchè questo alimenterebbe nuove chiacchiere sul destino di Capitalia e di BancaIntesa. In questo sottile confine si gioca la sopravvivenza di Colao e la possibilità di resistere ancora per qualche settimana alla ricerca di un'alternativa. E c'è chi parla di Wind.

3 - BATTAGLIA ALL'INAIL, ASPETTANDO LARIZZA
Una battaglia a colpi di sfiducia, senza esclusione di colpi.
Dentro l'INAIL, l'Istituto Nazionale Assicurazioni contro gli Infortuni sul Lavoro, i dipendenti e i vertici girano con l'elmetto. L'Istituto, che ha la sua origine storica nella Grande Guerra '15-18 e nella legge 260 del 1933, è al centro di violente polemiche.
In ballo c'è soprattutto la poltrona del presidente Vincenzo Mungari (ex-deputato di Forza Italia dal '96 al 2001) che è duramente contestato da alcuni consiglieri. Il contenzioso riguarda la vicenda di un immobile INAIL di Bari e l'eccesso di iniziative personali del presidente.
Tre consiglieri dell'INAIL (Brocca, Agostini, Covre) hanno denunciato le iniziative "estemporanee" del calabrese Mungari che adesso è sull'orlo delle dimissioni.
Dietro l'angolo è pronto a saltare sulla poltrona un altro calabrese, ex-sindacalista: Pietro Larizza, l'uomo che nel '92 ha sostituito Giorgio Benvenuto alla UIL e che è famoso per l'italiano stentato e la predilezione dei pasti a champagne.



4 - ROMA-MOGLIE, JUVE-AMANTE PER ROMITI
Era un Romiti abbronzato e in gran forma quello che ha partecipato ieri pomeriggio intorno alle 15 a un dibattito in televisione su Calciopoli.
Cesarone era disteso e indossava la polo blu sotto un giubbotto di pelle nera senza maniche (lo stesso che sabato a Fregene esibiva come un profugo ceceno l'ex-ministro Baccini).
Romiti, che oggi si libererà dell'1% delle azioni Rcs, ha rivelato di aver sempre suggerito all'Avvocato la vendita della Juventus, "ma l'amore per la squadra era insuperabile e niente faceva godere Agnelli più di un goal dubbio all'ultimo minuto". Godeva come un pazzo l'Avvocato e considerava le bugie uno dei peccati più gravi.
Anche quelle pronunciate dallo "stalliere" Luciano Moggi?, è stato chiesto a Romiti. Cesarone non ha risposto e ha preferito parlare della crisi della famiglia e della scuola come causa di crisi dei valori.
Poi ha rivelato che per la sua passione sportiva, "la Roma è come la moglie, la Juve come un'amante che ho dovuto seguire per 25 anni".

5 - LA SCOMPARSA DI ROVERARO E IL DECLINO DELL'OPUS DEI
Qualcuno dice che è colpa di Zapatero che ha messo ai margini i poteri "cattolici" in Spagna.
Altri danno la colpa alla "rivoluzione" della Cura dell'integralista Ratzinger che ha spianato il cardinal Sodano e Navarro Valls senza tanti riguardi. Resta il fatto che l'ultimo anno è stato il più nero nella storia dell'Opus Dei in Italia.
Ci mancava solo la misteriosa e sospetta sparizione del 70enne finanziere GianMaria Roveraro a rendere il quadro più fosco.

I giornali sottolineano l'ansia con cui i maggiorenti dell'Opus seguono la vicenda che non è l'appendice del "Codice Da Vinci" (il thriller fastidioso di Dan Brown) ma forse la storia di un altro fallimento di un uomo che da molti anni era uscito dal giro della finanza più robusta.
L'annus horribilis dell'organizzazione fondata da JoseMaria Escrivà nel 1982, era iniziato con la telenovela del pio Governatore che con il suo ostinato richiamo alla coscienza aveva imbarazzato la prelatura italiana.
Insomma, alla borsa del potere economico e finanziario, oggi le azioni dell'Opus Dei sono in netto ribasso.

Le disavventure di Calisto Tanzi e di Roveraro, l'uscita di scena di Antonio Fazio e di Navarro, la vendita agli americani della Lux Vide di Ettore Bernabei e i modesti affari di Pippo Garofano (tutti esponenti di primordine dell'Organizzazione) sono segnali di declino.
Sembra lontano un secolo l'ottobre di quattro anni fa quando Massimo D'Alema, Cesare Salvi e Cicciobello Rutelli si inginocchiarono sul sagrato di San Pietro insieme a un milione di pellegrini per la proclamazione del santo fondatore dell'Opus.

6 - LE NOMINE ANNUNCIATE DI PRODI
Nell'epoca d'oro della tv il direttore generale Bernabei faceva le nomine il giorno d'agosto.
Ai dirigenti premiati e a quelli trombati non restava che buttarsi nell'acqua con sentimenti diversi.
Adesso lo stile è cambiato, e nel segno della trasparenza che è vitrea come l'alambicco dei partiti, Romano Prodi ha dichiarato sabato che "Mengozzi, Basile e Moretti sono onesti e capaci". Un'investitura alla luce del sole che rappresenta il definitivo benservito per chi ha finora guidato l'Anas, l'Alitalia e le Ferrovie.

Il post-democristiano Prodi rinnega la scuola di Pierfurby Casini e Clementino Mastella, dove le nomine venivano sempre "fatte", prima di essere annunciate.
Sul treno di prima classe delle Ferrovie sale un ingegnere, ex-sindacalista, firmato DS dalla testa ai piedi, uno che di treni ne capisce e che quando si incazza fa scappare le pulci dalle carrozze.

Sugli aerei dell'Alitalia (che sembra far gola al Fondo salvaimprese di Carletto De Benedetti) potrebbe arrivare quel professore napoletano 57enne di nome Maurizio Basile, che oltre ad essere entrato e uscito dagli incarichi pubblici come da una porta girevole, è riuscito a vendere nel luglio 2003 l'Ente Tabacchi agli inglesi di Bat per 2.325 milioni di euro.
Ne bastavano molti di meno, ma Basile fece un'operazione fantastica e prese in contropiede l'advisor degli inglesi Franchino Bernabè, suscitando l'ammirazione incondizionata del Professore di Bologna.

7 - CALCIO MARCIO, RUGBY SANO PER VELTRONI
Mentre i padroni delle tv negano (per dovere d'ufficio) che dopo Calciopoli l'audience calerà sugli schermi della domenica, le aziende e gli sponsor sono fortemente preoccupati.
E c'è qualcuno che ha deciso di tenersi alla larga dal calcio per mettere i quattrini e l'immagine su sport meno inquinati e in crescita di ascolti.
Il più svelto è stato Alberto Tripi, l'imprenditore "romanista" titotale del Gruppo AlmavivA (16mila dipendenti, 721 milioni di fatturato) che venerdì ha annunciato al Sindaco di Roma, VeltronJohn, l'intenzione di sponsorizzare la squadra di Super10, "Capitolina Rugby".
Nella sala delle Bandiere del Campidoglio (dove arrivavano le urla dei tassisti incazzati) ValterEgo Veltroni ha benedetto il contratto triennale del "AlmavivA Capitolina" che è entrata nelle grandi del rugby.
Uno sport al quale Sky dedicherà 157 ore della sua programmazione.


Dagospia 17 Luglio 2006