COME MAI SALZA E BAZOLI HANNO RIPRESO A INCIUCIARE? HANNO DUE SOCI ESTERI (SANTANDER A TORINO E AGRICOLE A MILANO) SEMPRE PIÙ INGOMBRANTI - UNA CABINA DI REGIA IN CHIAVE DIFENSIVA ANCHE SU GENERALI - LA SINTONIA SU ABI E IL NODO DEI PRESTITI A ZALESKI.

Alessandro Graziani per il Sole 24 Ore


Perché i due presidenti di Sanpaolo-Imi, Enrico Salza, e di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, hanno ripreso a dialogare? Sono in molti a chiederselo negli ambienti finanziari e politici. E la risposta non è affatto banale. Anche perché alle viste, e forse anche guardando in una prospettiva più di medio termine, non sembra profilarsi alcuna ipotesi di aggregazione tra le due grandi banche. Anzi,ognuna sembra continuare a seguire la propria strada- seppur difficile - che dovrebbe portare a un'alleanza con Mps (per il Sanpaolo) e con Capitalia (per Banca Intesa).

Eppure Salza e Bazoli, espressione di mondi diversi ma da sempre legati da grande stima reciproca (oltreché da neanche troppo celate simpatie politiche per l'Ulivo di Romano Prodi), da quasi due mesi hanno ripreso a incontrarsi, a confrontarsi. Addirittura, sostiene qualcuno, a disegnare scenari comuni. Con l'uscita di scena dell'ex Governatore di Bankitalia Antonio Fazio e l'entrata in grande stile delle banche estere sul mercato italiano, probabilmente i due «grandi vecchi» del credito domestico hanno capito che il sistema cominciava a fare acqua.

Così come hanno percepito che il neoGovernatore Mario Draghi non si sarebbe mosso per difendere l'italianità delle banche. E che una ripresa del dialogo tra i due gruppi, fosse anche solo in chiave difensiva, era ormai nell'interesse del sistema. Oltreché, ovviamente, in quello specifico di Sanpaolo e Intesa, alle prese con due soci esteri (Santander Central Hispano a Torino e Credit Agricole a Milano) sempre più ingombranti e ambiziosi. È così che i due hanno ripreso a tessere una tela comune.

La ritrovata sintonia si era già manifestata a metà giugno in occasione della dura battaglia per il rinnovo del vertice dell'Abi, quando l'asse tra Sanpaolo e Intesa era stato determinante nell'imporre Corrado Faissola alla presidenza dell'associazione, superando le resistenze della minoranza appoggiata da UniCredit e poi anche da Capitalia. Ma il salto di qualità nei rapporti personali tra Salza e Bazoli, almeno a livello esteriore, era già avvenuto poche settimane prima.

È il 25 maggio, quando tra i due avviene l'incontro diretto, certo non auspicato data l'occasione dolorosa. La morte dell'ex presidente delle Assicurazioni Generali Alfonso Desiata, che di Bazoli e Salza è stato per anni alleato apprezzato e amico sincero. Quel giorno i due banchieri decidono di fare insieme il viaggio per rendere l'ultimo omaggio al collega scomparso. Si reincontrano, ritrovando antiche sintonie anche sulla necessità di difendere l'autonomia delle Generali, tema assai caro a Desiata. E decidono di vedersi ancora, più volte, anche nel pieno di un luglio torrido e afoso.



Escludendo una liason destinata a portare a ipotesi di aggregazione tra Intesa e Sanpaolo, è probabile che i due banchieri abbiano gettato le basi di un'alleanza che ha come primo obiettivo la difesa reciproca delle proprie banche. Difficile indagare sulla dinamica delle partecipazioni azionarie sotto al 2%. Ma è assai probabile che se fossero visibili in «chiaro» le quote detenute dal sistema Sanpaolo e dal sistema Intesa (comprendendo, in entrambi i casi, le azioni possedute da banche, fondi, e fondazioni azioniste), qualche sorpresa potrebbe esserci.

Così come sarebbe interessante scandagliare sulle partecipazioni reali dei due «sistemi» nel capitale delle Generali. Magari allargando le attenzioni alle mosse di Romain Zaleski, finanziere francese vicino a Bazoli, che da qualche mese ha annunciato di avere oltre il 2,2% delle Generali a sostegno del management e in particolare del presidente Antoine Bernheim. Forse non è casuale che il comitato crediti del SanpaoloImi, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, qualche settimana fa stava per deliberare un finanziamento a favore di Zaleski per comprare azioni della compagnia triestina.

La delibera poi non è passata,forse anche perché i rappresentanti del Santander - avuta notizia del ventilato finanziamento - hanno puntato i piedi costringendo la banca torinese a un rapido dietrofront. Episodio curioso. Sia perché la banca presieduta da Salza stava per finanziare l'alleato di Bazoli in Generali.

Sia perché il Santander, che in vista dell'ormai prossimo rinnovo del patto di sindacato a Torino gioca una delicata partita in proprio, ha un suo rappresentante nel cda delle Generali: nientemeno che Ana Botin, figlia del grande boss di Sch Emilio Botin. Una presenza, quella di Santander, che deriva dall'alleanza nel capitale di Mediobanca (primo socio di Generali) con il gruppo di azionisti francesi filo Bernheim che fanno capo a Vincent Bollorè. Un intreccio complesso, da cui scaturisce come unico elemento certo - anche in questa occasione - un inedito asse tra Salza e Bazoli.

Altrettanta sorpresa, nelle ultime settimane, ha destato poi negli ambienti finanziari l'alleanza che la Fiat ha deciso di siglare con il Credit Agricole (primo socio di Intesa) per il credito al consumo della Fidis. Quando la partnership sembrava indirizzata verso Bnp Paribas, grande socio di Fiat postconvertendo sia in proprio che tramite Bnl, a sorpresa Fiat ha scelto l'Agricole che ha sparato una maxiofferta da un miliardo di euro per il 50%di Fidis. Qualcuno a Torino sospetta che dietro l'improvviso blitz dei francesi vi sia ancora la mano di Salza e Bazoli. Sarà vero? E' certo che se il dialogo tra i due dovesse proseguire, avrebbe ben altri effetti concreti. Per quello che si può intravedere, i primi obiettivi paiono la difesa dell'autonomia di Intesa e Sanpaolo. E probabilmente pure l'indipendenza delle Generali. Il rischio, in questa come in altre alleanze tattiche tra big del credito, è che la conseguenza finisca per essere la pura difesa dello status quo.

Dagospia 09 Agosto 2006