ANNUNCIO ALLA SINISTRA ITALIANA CHE TIENE CASUCCIA A PARIGI: SE PER CASO VENDESI, NOI COMPRASI - MEGLIO SETTE DONNE NEL GOVERNO (SARKO') O TRE-QUATTRO SU UNA GAMBA SOLA (SILVIO)? - FUORI I PUGLIESI DALLA UE - LA RETROMARCIA DI BASSO.

1 - ALLA SINISTRA ITALIANA CHE TIENE CASUCCIA A PARIGI
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"

Sia detto con la massima delicatezza possibile, con la massima considerazione, il massimo tatto, il massimo garbo e con tutta la riservatezza di questo mondo. Ma vorremmo far sapere a Rossana Rossanda e a Ritanna Armeni, a Danielle Mazzonis e a Guido Martinotti, a Umberto Eco e a Carla Mosca, a Enzo Mingione e a Eva Cantarella, a Daria Galateria e a Lorenza Foschini, ad Alessandra Bocchetti, a madame Verdurin, a Gabriella Pinnarò, a Marcelle Padovani, a Simonetta Tabboni e Valerio De Paolis, a Sandro Curzi e a Miriam Mafai, oltreché naturalmente alla signora Sandra Verusio, vorremmo, si diceva, far sapere a tutte e a tutti loro, e a tutta quella sinistra italiana tanto colta quanto ipersensibile la quale tiene casuccia a Parigi, che se a causa degli ultimi luttuosi avvenimenti loro per caso vendesi, noi comprasi.

2 - LA GAMBA DI SILVIO
Andrea Marcenaro per "Il Foglio" -
E' necessario ripeterlo? Siamo entusiasti, ci piace Sarkozy, andiamo pazzi all'idea che il nanetto abbia chiuso nell'angolo quella che si credeva la più bella del reame e può darsi perfino che da domani useremo più il burro dell'olio. Tra di noi già ci diciamo bonjour, orevuàr, stiamo rivalutando Zidane, i vol-au-vent, il potage e la sogliola alla mugnaia. Tutto questo va da sé. E' una reazione normale. Però. Però la Francia è la Francia e noi siamo italiani. E se di là hanno l'orgoglio nazionale, anche noi abbiamo il nostro. E non ci rinunciamo.

E ci secca un tantino, se si esagera. E si sta esagerando. Bastava prendere i giornali di ieri. Giulio Tremonti che si pavoneggiava: "Francia-Italia, due a zero". Che bello già non era. Ma quell'altro titolo, quello era il massimo: "Un governo per metà rosa: sette ministre per Sarko!" . Con tanto di punto esclamativo. Embè? Sette donne in un governo ce le può mettere chiunque. E' capace piuttosto, Sarkozy, di fare come il Nostro il quale, da seduto, ne ha tenute tre o quattro su una gamba sola?



3 - FUORI
Maurizio Crippa per "Il Foglio" -
Ragazzina italiana stuprata da tre del Gargano. Fuori i pugliesi dalla Ue.

4 - IL LIVELLO È BASSO.
Massimo Gramellini per "La Stampa"

Sembrava che Ivan Basso avesse aperto una crepa nel sistema più omertoso del mondo, che non è la mafia ma lo sport. Invece il ciclista lombardo si è affrettato a convocare una conferenza stampa per pigolare la sua retromarcia: non mi sono mai dopato, ho solo pensato di farlo e comunque non ho spifferato i nomi di altri atleti. Come in bici, gli è mancato lo spunto, il colpo di reni finale. Ma se avesse sgarrato, la Piovra dei Muscoli lo avrebbe condannato allo status di reietto, isolato ed espulso da quel sistema che anche in futuro dovrà garantirgli lo stipendio.

Il doping mi indigna meno della mafiosità di quelli che ne fanno uso, della reticenza di chi li circonda e dell'ottusità di chi li segue dal vivo o in tv. I tifosi ancora si scandalizzano, quando alla roulette russa dei controlli qualcuno viene beccato con il sangue marcio. Eppure continuano imperterriti ad appassionarsi al Tour e alle Grandi Classiche, malgrado sia ormai evidente che i corridori prendono tutti le stesse cose, altrimenti non si spiegherebbe perchè il vincitore «pulito» di una corsa realizzi l'identica media oraria del vincitore «sporco» dell'anno prima.
Basso ci ha tolto l'ultima illusione che la mafia dello sport potesse franare dall'interno. L'unico modo di abbatterla è azzerare la sua ragione sociale, il denaro garantito dall'audience. E' con dolore che smetterò di guardare il ciclismo, uno dei miei sport preferiti, fino a quando un atleta, o almeno un ex, avrà il coraggio di dire che ha usato il doping e che il doping lo usano tutti. Mica solo nel ciclismo.


Dagospia 09 Maggio 2007