STILISTI TREMATE, DALLA SPAGNA E' ARRIVATO ZARA: VI COPIA E VI DISTRUGGE

Laura Asnaghi per Affari & Finanza, supplemento di Repubblica


Scaffali presi d'assalto e grande ressa di pubblico. L'apertura del mega store di Zara a Milano è stato un evento che è andato al di là della semplice inaugurazione di un maxinegozio di 3 mila metri quadrati lussuosamente distribuiti su 4 piani di nobile architettura che un tempo ospitavano l'ex cinema Astra, una tra le più belle sale del centro di Milano. Lo sbarco di Zara a Milano ha scatenato una curiosità strepitosa. L'insegna, gigantesca, sul centralissimo corso Vittorio Emanuele, ha attratto anche chi non sapeva nulla di questo marchio che, nel mondo, significa abiti ispirati o copiati dai modelli di successo dei grandi stilisti (Armani, Prada, Versace, Yves Saint Laurent, Ungaro, Alberta Ferretti, solo per citarne alcuni), proposti a prezzi imbattibili.

Ed è proprio questa scoperta dei piccoli prezzi per abiti di gran moda, a due passi dalla proibitiva Montenapoleone, che ha favorito lo shopping più sfrenato tra i milanesi e i turisti di passaggio, forti di un «euro con una marcia in più» rispetto a quello italiano. I negozi Zara propongono gli stessi prodotti in tutto il mondo ma a Milano i prezzi sono tra i più bassi praticati in Europa. E i cartellini, con i «prezzi pazzi e risparmiosi» non sono passati inosservati. Per Zara le porte dell'Italia, patria degli stilisti, si sono aperte dopo una lunga lista d'attesa. Quegli abiti copiati così bene e venduti a prezzi così convenienti, hanno spinto gli industriali del «made in Italy» a fare barriera contro Amancio Ortega, detto il «Terminator», il signore spagnolo che partendo dal nulla, ha inventato Zara e ne ha fatto un impero che gli invidiano tutti.

Ortega è tra gli uomini più ricchi al mondo e a lui, figlio di un ferroviere e di una cameriera, "Newsweek" ha dedicato una copertina lo scorso settembre, con tante pagine che raccontano il «fenomeno Zara», nato per caso dalla testa di un giovane intraprendente che per necessità ha iniziato a lavorare, a soli 13 anni, come fattorino per un camiciaio di La Coruna. Oggi Inditex, il gruppo a cui fa capo Zara, è quotato in borsa, ma Amancio Ortega non ha nessuna mania di protagonismo. Non si lascia intervistare, di lui circolano solo due normalissime foto e da vero self made man si gode i suoi successi lontano dalle seccature, dagli assedi di giornalisti e tv. Ma come fa ad essere così forte Zara, a sbaragliare la concorrenza? Semplice, gli abiti sono copiati splendidamente.

Per venderli Amancio Ortega non fa ricorso alla pubblicità (che di solito assorbe fiumi di quattrini) e, per incrementare il business, porta sugli scaffali dei suoi 1.250 negozi, distribuiti in tutto il mondo, oltre 11 mila modelli di abiti per donna, uomo e bimbo, con tanto di corner per la cosmetica. In pratica, ogni settimana le «fashion victim» hanno la scusa per andare da Zara a cercare qualcosa di nuovo, per arricchire il guardaroba senza intaccare troppo il conto corrente. Ma l'altro asso nella manica di Zara è quello di essere in grado di copiare con una velocità sorprendente e di bruciare la concorrenza con tempi di produzione più che veloci. In due settimane, un abito viene ideato, prodotto e mandato in negozio. Due settimane, contro le 12 della concorrenza.


BERGAMO, SPAGNA
r.t. per Affari & Finanza

In tutti negozi di Zara signore e signorine escono con sacchetti pieni zeppi. Un fenomeno di costume e convenienza per i consumatori che fa lievitare i conti del marchio. Zara è la terza catena d'abbigliamento al mondo con un fatturato 2001 di 2,4 miliardi di euro su un totale di 3,2 miliardi di euro del gruppo Inditex, a cui fa capo il marchio, in crescita del 24% sull'anno precedente e con un utile netto di 340 milioni di euro. Inditex, quotato alla Borsa di Madrid, lavora soprattutto con il mercato europeo dove realizza il 76,8% del fatturato e dove il primo paese è la Spagna. Su un totale di 1300 punti vendita del gruppo che comprendono anche i monomarca degli altri marchi di Inditex (Pull and Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius e Oysho) questo milanese è il cinquecentoventesimo monomarca di Zara nel mondo. Dopo lunghe aspettative per l'approdo in Italia, frenato anche da un accordo di non concorrenza stipulato da Zara con Benetton durato un anno e mezzo, ora si gioca la scommessa sull'Italia. Per il primo anno il negozio milanese dovrebbe realizzare un giro d'affari dai 13 ai 20 milioni di euro, con l'obiettivo di raggiungere il pareggio già nel primo anno di esercizio. L'Italia è il 35° paese in cui il marchio spagnolo è sbarcato insieme al gruppo bergamasco Percassi che nella joint venture Zara Italia detiene il 49% e a cui è affidata la gestione immobiliare. Il gruppo bergamasco gestisce business immobiliari, che costituiscono il suo core business, e commerciali legati alla distribuzione di nomi italiani dell'abbigliamento, degli accessori e della cosmesi tra cui United Colours of Benetton, Marina Rinaldi, Camicerie And. E' proprietario di 18 store Swatch, di monomarca Mandarina Duck e nella cosmesi di The Body Shop e Kiko, di proprietà del gruppo Percassi.


Dagospia.com 16 Aprile 2002