BNL, PLUSVALENZE SOTTO TIRO - LA POSIZIONE PIÙ DELICATA È QUELLA DI UNIPOL: 80 MILIONI - ANCHE GLI ALLEATI DI CONSORTE NON SONO TRANQUILLI - NEL CASO DEI CONTROPATTISTI ROMANI IL SEQUESTRO DELLE PLUSVALENZE E' CONSIDERATO MOLTO PIÙ COMPLICATO.

Fabio Tamburini per "Il Sole 24 Ore"

La giustizia, si sa, ha tempi lunghi. Ma spesso accade che, una volta trovato l'abbrivio, la macchina risulti inarrestabile. L'impressione è che ciò stia accadendo anche per l'inchiesta sulla scalata dell'Unipol alla Bnl della primaveraestate 2005, speculare al blitz sull'Antonveneta della Banca popolare italiana di Gianpiero Fiorani.

L'operazione Bnl ha fatto sognare Massimo D'Alema e Piero Fassino, mentre la seconda aveva sponsor di peso nel centro destra. Fiorani è stato il primo a cadere sotto i colpi dell'inchiesta guidata con determinazione dal sostituto procuratore Francesco Greco. Il dossier Bnl è rimasto a lungo nei cassetti. Fino a quando, quasi contemporaneamente e quasi per incanto, è arrivata la svolta.

Sul fronte milanese, nel dicembre scorso, l'incarico di procedere è stato affidato al pubblico ministero Luigi Orsi, vicino a Magistratura democratica ma abituato a muoversi senza fare sconti a nessuno. Proprio Orsi, nonostante le difficoltà dovute al tempo trascorso, ha compiuto una sorta di miracolo: la ricostruzione dettagliata di fatti e misfatti dei giorni di gloria della scalata Unipol.

Le cronache dei giorni scorsi hanno dato conto delle accuse di aggiotaggio e insider trading, delle intercettazioni tra l'amministratore delegato dell'Unipol Giovanni Consorte e i vertici Ds, dei rastrellamenti spericolati di titoli Bnl, degli interrogativi sul ruolo della Consob (ben descritti nell'articolo pubblicato dal Sole- 24 Ore del 12 luglio).Nel frattempo anche l'inchiesta condotta dalla magistratura romana ha segnato passi avanti significativi, fino all'arresto di Fabio Calì, rappresentante degli investitori italo-argentini che avevano parcheggiato a Lugano una quota inferiore di poco al 10% del capitale Bnl.



Una conseguenza, tuttavia, è stata finora trascurata. I reati di aggiotaggio e insider trading hanno creato le condizioni per ottenere plusvalenze elevate. Dunque, si tratta di utili derivanti da comportamenti illegali (almeno per i pubblici ministeri incaricati di seguire il caso). Facile arrivare alla conclusione che prima o poi, certo con i tempi lunghi della giustizia, qualche sequestro arriverà. E, d'altra parte, è andata così anche nel caso della scalata all'Antoveneta.

La posizione più delicata è quella di Unipol. Il calcolo delle plusvalenze realizzate vendendo azioni Bnl ordinarie a Bnp Paribas in occasione dell'offerta pubblica di acquisto lanciata dai francesi risulta dal bilancio 2006: 80 milioni di euro. Ma anche gli alleati di Consorte non dormono sonni tranquilli. Per loro si tratta di verificare, e se ne sta occupando la Guardia di finanza, in che misura erano al corrente di come stava procedendo la scalata.

Soltanto in tal caso, infatti, è sostenibile il concorso nel reato che fa scattare il sequestro della plusvalenza. Il rischio riguarda Nomura, la bresciana Hopa, la Popolare di Vicenza, la Popolare Emilia Romagna, Deutsche Bank, la Carige, le cooperative coinvolte da Consorte (Coop adriatica, Coop estense, Nova coop), il Credit Suisse First Boston.

Niente stress, invece, per chi in quei mesi rifiutò di essere della partita. Spiccano due nomi: Giuseppe Garofano (in passato amministratore delegato di Montedison, poi fondatore di Alerion) e Claudio Sposito (presidente del fondo Clessidra). La conclusione è che restano da chiarire eventuali responsabilità dei cosiddetti contropattisti romani, il cui esponente più qualificato è Francesco Gaetano Caltagirone. Ma nel loro caso il sequestro delle plusvalenze viene considerato più complicato, molto più complicato.


Dagospia 16 Luglio 2007