FINI AL MASSIMO - IL TRIBUNALE DI MILANO CONDANNA LA RAI AL RISARCIMENTO DEI DANNI PATRIMONIALI SUBITI DALLO SCRITTORE - LA TRASMISSIONE "CYRANO" FU CASSATA DA MARANO & SOCCI PER "MOTIVI, NON MEGLIO PRECISATI, DI INCOMPATIBILITÀ POLITICA E/O PERSONALE"...
Miska Ruggeri per Libero
Che Massimo Fini, spirito ribelle e anticonformista, non fosse molto amato ai piani alti di Viale Mazzini, lo si era intuito da tempo. Almeno da quando la trasmissione "Cyrano", che sarebbe dovuta andare in onda su Rai2 per 15 puntate a partire dal 30 settembre 2003, era stata cancellata di punto in bianco all'ultimo minuto, dopo essere stata ampiamente annunciata e pubblicizzata sui media. Ma ora c'è anche il timbro del Tribunale di Milano, che ha condannato la Rai al risarcimento dei danni patrimoniali (15mila euro, cioè 1.000 a puntata, più interessi vari e spese processuali) subiti dallo scrittore che del programma, come da contratto stipulato con la società di produzione Match Music di Eduardo Fiorillo, doveva essere conduttore e coautore.
La vicenda è complessa, anche perché i motivi del "veto-bocciatura", avvenuto senza neppure visionare la prima puntata, non sono ancora stati del tutto appurati. Fini ha da subito, denunciando il fatto, parlato di «un veto politico e antropologico», forte di una conversazione (registrata di nascosto e trascritta) avuta nella sede Rai di Milano con il direttore di Rai2 Antonio Marano, alla presenza di Fiorillo e del funzionario di rete Michele Bovi, e della testimonianza concorde di Fiorillo, rimasto in ottimi rapporti sia con lui che con l'azienda di Stato.
Marano invece ha addotto prima, sulla base della sola sceneggiatura, ragioni di natura editoriale (doveva trattarsi di un programma di costume e non, come veniva a essere, di informazione, e perdipiù non conforme alla linea editoriale della rete), e poi, una volta visionata la cassetta, l'incapacità di Fini nel dare ritmo e vivacità a "Cyrano".
Ora il giudice Angelo Ricciardi, rigettando le spiegazioni della Rai, scrive che lo stop è da ricollegare «a motivi, non meglio precisati, di incompatibilità politica e/o personale» inerenti alla figura di Fini. Chi lo ha davvero fatto fuori e perché, non è dimostrabile. Epperò le responsabilità di Marano, che peraltro si è reso protagonista di affermazioni contraddittorie (aveva detto che "Cyrano" non rientrava nella linea editoriale, per poi proporre di affidare a Fini soltanto il ruolo di autore), e del suo vicedirettore con delega all'informazione, Antonio Socci, sono evidenti. Tanto che alla fine «non si può affermare ma non si può neppure negare in modo perentorio che un veto ci sia effettivamente stato». Le altre motivazioni, per il giudice, sono tutte scuse.
Via libera, quindi, al risarcimento dei danni patrimoniali. Ma non di quelli "morali", per la lesione della reputazione professionale del giornalista, in quanto sarebbe stato lo stesso scrittore a divulgare i giudizi, legittimi e tuttavia ininfluenti per la cancellazione del programma, sul proprio scarso impatto televisivo.
La sentenza soddisfa sì Fini, «poiché esclude che siano reali le motivazioni della Rai e quindi lascia in campo solo il veto ad personam, come ho sempre sostenuto», ma non più di tanto. «Con il mio legale, Davide Ferrieri, faremo appello: il presidente Claudio Petruccioli ha criticato le mie doti televisive in Commissione Vigilanza Rai, quindi davanti a esperti del settore e in pubblico, dato che gli atti sono pubblici, con evidente danno per un professionista della comunicazione».
Dagospia 01 Agosto 2007
Che Massimo Fini, spirito ribelle e anticonformista, non fosse molto amato ai piani alti di Viale Mazzini, lo si era intuito da tempo. Almeno da quando la trasmissione "Cyrano", che sarebbe dovuta andare in onda su Rai2 per 15 puntate a partire dal 30 settembre 2003, era stata cancellata di punto in bianco all'ultimo minuto, dopo essere stata ampiamente annunciata e pubblicizzata sui media. Ma ora c'è anche il timbro del Tribunale di Milano, che ha condannato la Rai al risarcimento dei danni patrimoniali (15mila euro, cioè 1.000 a puntata, più interessi vari e spese processuali) subiti dallo scrittore che del programma, come da contratto stipulato con la società di produzione Match Music di Eduardo Fiorillo, doveva essere conduttore e coautore.
La vicenda è complessa, anche perché i motivi del "veto-bocciatura", avvenuto senza neppure visionare la prima puntata, non sono ancora stati del tutto appurati. Fini ha da subito, denunciando il fatto, parlato di «un veto politico e antropologico», forte di una conversazione (registrata di nascosto e trascritta) avuta nella sede Rai di Milano con il direttore di Rai2 Antonio Marano, alla presenza di Fiorillo e del funzionario di rete Michele Bovi, e della testimonianza concorde di Fiorillo, rimasto in ottimi rapporti sia con lui che con l'azienda di Stato.
Marano invece ha addotto prima, sulla base della sola sceneggiatura, ragioni di natura editoriale (doveva trattarsi di un programma di costume e non, come veniva a essere, di informazione, e perdipiù non conforme alla linea editoriale della rete), e poi, una volta visionata la cassetta, l'incapacità di Fini nel dare ritmo e vivacità a "Cyrano".
Ora il giudice Angelo Ricciardi, rigettando le spiegazioni della Rai, scrive che lo stop è da ricollegare «a motivi, non meglio precisati, di incompatibilità politica e/o personale» inerenti alla figura di Fini. Chi lo ha davvero fatto fuori e perché, non è dimostrabile. Epperò le responsabilità di Marano, che peraltro si è reso protagonista di affermazioni contraddittorie (aveva detto che "Cyrano" non rientrava nella linea editoriale, per poi proporre di affidare a Fini soltanto il ruolo di autore), e del suo vicedirettore con delega all'informazione, Antonio Socci, sono evidenti. Tanto che alla fine «non si può affermare ma non si può neppure negare in modo perentorio che un veto ci sia effettivamente stato». Le altre motivazioni, per il giudice, sono tutte scuse.
Via libera, quindi, al risarcimento dei danni patrimoniali. Ma non di quelli "morali", per la lesione della reputazione professionale del giornalista, in quanto sarebbe stato lo stesso scrittore a divulgare i giudizi, legittimi e tuttavia ininfluenti per la cancellazione del programma, sul proprio scarso impatto televisivo.
La sentenza soddisfa sì Fini, «poiché esclude che siano reali le motivazioni della Rai e quindi lascia in campo solo il veto ad personam, come ho sempre sostenuto», ma non più di tanto. «Con il mio legale, Davide Ferrieri, faremo appello: il presidente Claudio Petruccioli ha criticato le mie doti televisive in Commissione Vigilanza Rai, quindi davanti a esperti del settore e in pubblico, dato che gli atti sono pubblici, con evidente danno per un professionista della comunicazione».
Dagospia 01 Agosto 2007