BENIGNI IN GALERA - AI CARCERATI SPIEGA SUBITO CHE "DOVEVA VENIRE ANCHE MASTELLA, MA HA PERSO L'AEREO" - E POI AGGIUNGE: "CERCATE DI AVERE UNA FIAMMELLA, ANCHE UNA SCONFITTA MOLTO SENTITA PUÒ DARE LE EMOZIONI DI UNA VITTORIA, L'IMPORTANTE È ESISTERE".

Giampiero Rossi per "l'Unità"

Occasioni «.e caddi come corpo morto cade». Quando del sussurro dell'ultima terzina resta soltanto l'eco, l'applauso esplode fragoroso. E i primi a scattare in piedi per l'interminabile ovazione sono proprio i detenuti del carcere di Opera che hanno appena seguito - prima divertiti, poi un po' preoccupati, a tratti un po' distratti, ma alla fine indubbiamente assorti - la recitazione del quinto canto dell'Inferno di Dante, nella versione offerta da Roberto Benigni. Che li ha presi per mano, come ha già fatto con migliaia di spettatori "liberi" in tutta Italia, e li ha guidati nel girone «della bellezza». Soltanto dopo qualche secondo anche gli spettatori delle prime file, quelle riservate agli ospiti, si alzano a loro volta in piedi.

Così un sabato sera caldo e umidiccio, tra le mura del penitenziario a sud di Milano,sì è trasformato nella scoperta - per centinaia detenuti nella scoperta (o riscoperta) della Divina Commedia, come poesia suprema, e nell'incontro con un personaggio «esilarante» come Clemente Mastella, il politico più nominato dall'attore toscano nel monologo - tutto da ridere - che precede la lettura di Dante. Il Guardasigilli conquista più citazioni dello stesso Silvio Berlusconi, che pure Benigni nomina - così dice lui - ogni volta che si «imbroglia», cioè perde il filo. Tanto per cominciare, prima ancora di scendere dal palco e andare fino alla prima fila occupata dai carcerati per distribuire abbracci, il comico spiega subito che «doveva venire anche Mastella, ma ha perso l'aereo». Si parte subito forte, dunque.

Con un racconto della politica, dalle elezioni vinte dal centrosinistra grazie «a ventiquattromila coglioni e omossessuali», caricaturando le parole del Cavaliere, fino al festino di sesso e droga di Cosimo Mele. «Lo capisco - spiega Benigni - dopo aver passato due settimane, in pieno luglio, a parlare del valore morale della famiglia con Cesa e Buttiglione.». Con una sottolineatura in più: «Quando ho visto le iniziali C.M. non avevo dubbi. Ho detto: è Mastella!».



È una politica tutta da ridere, da destra a sinistra, dalla barca di D'Alema alla non intelligenza di Calderoli, quella che Benigni descrive ai detenuti, ma si ride anche nelle prime file, dove tra gli altri siede il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, che forse al suo ministro non racconterà proprio tutte le battute. Ma quando si passa a Dante, al «doloroso carcere» che è l'inferno, con rimandi frequenti al «carcere della vita» che a volte ci tocca subire, cade il silenzio.

E Benigni manda qualche messaggio, volendo anche politico (pensando all'attualità, ovviamente), al pubblico di questa serata particolare. Per esempio quando parla con palese disprezzo degli ignavi, i qualunquisti, «quelli che hanno scelto di non vivere», quelli «che dicono che mi frega» di tutto e di tutti. Invece no, dice ai detenuti, «rischiate», cercate di «avere una fiammella, perché anche una sconfitta molto sentita può dare le emozioni di una vittoria, l'importante è esistere». E l'applauso che lo interrompe sembra comunicare che il messaggio è arrivato.

Aiutato da Dante, parla del «sentimenti immenso della pietà», quella che il Sommo Poeta sente per Paolo e Francesca, «perché siamo tutti a rischio di perderci, di fare cose di cui poi ci pentiamo». I detenuti apprezzano, uno rompe il silenzio per gridargli «bravo», mentre altri annuiscono assorti. Lo seguono anche quando si lancia nelle sue ardite descrizioni dell'amore di Dio per la Madonna, e gli sguardi restano inchiodati a lui, ignorando le decine di guardie che circondano l'auditorium, quando nel silenzio più assoluto l'attore recita d'un fiato il quinto canto. Del resto l'invito era stato davvero caloroso: «Non preoccupatevi del significato, godiamoci la bellezza».



Dagospia 17 Settembre 2007