INDOVINA INDOVINELLO, CHI C'È DIETRO IL "FONDO QUERCIA"? ("DESTINATI AI DS")
A CHI SONO FINITI I SOLDI CHE TRONCHETTI SBORSÒ PER COMPRARSI LA TELECOM?
A TAVAROLI RISULTA IL NOME (MACCHIATO!) DI UN "IMPORTANTE POLITICO ITALIANO"

Paolo Colonnello per "La Stampa"


E' il testimone chiave che i pm milanesi dell'inchiesta sullo spionaggio Telecom stanno cercando per tentare di chiarire uno dei più impenetrabili misteri della compagine azionaria che trattò la compravendita del colosso delle telecomunicazioni italiano: «Oak fund», il Fondo Quercia. Si tratta di un ex investigatore di Scotland Yard legato a vari servizi d'intelligence specializzato nella caccia ai capitali nascosti nei paradisi fiscali.

Il suo nome compare tra i collaboratori più stretti e importanti di Emanuele Cipriani, titolare dell'ex agenzia privata d'investigazioni Polis d'Istinto. Ultrasettantenne, vive a Lugano e si fa chiamare John Beare, anche se nei report di Cipriani viene indicato con lo pseudonimo di John Poe. La caccia a Poe-Beare è partita dopo l'ultimo interrogatorio di Giuliano Tavaroli, l'ex capo della Security Telecom, nel carcere di Como il 20 aprile.

Un verbale in gran parte secretato sull'origine di alcuni dei dossier fabbricati da Cipriani e in particolare sul misterioso «fondo Quercia», che compare nel novero dei soci lussemburghesi di Bell, la holding creata da Emilio Gnutti per vendere la Telecom di Colaninno a Tronchetti Provera. Gestito ufficialmente da Giorgio Magnoni, fratello di Ruggiero, banchiere della Lehman Brothers, Oak Fund risulta costituito nel 1996 a Georgetown nelle Cayman, paradiso fiscale praticamente inaccessibile, e il suo investimento nella Bell è pari a 25 milioni di euro che con la vendita a Tronchetti si sono decuplicati.

E' il 2002 e il nuovo padrone di Telecom vuole sapere a chi sono finiti i soldi delle azioni che ha pagato profumatamente ai bresciani di Gnutti. Tronchetti incarica Tavaroli di scoprire chi si nasconde, oltre ai soliti noti, dietro la lussemburghese Bell. Così almeno ci racconta l'ex capo della security, scarcerato a settembre e ritenuto «credibile» nell'ultima ordinanza del gip Giuseppe Gennari.



L'ex capo della security racconta ai magistrati quello che ha visto scorrendo il monumentale dossier che Cipriani gli ha inviato (ormai da tempo in mano alla Procura) e che è stato redatto in due anni di lavoro affidato in gran parte a John Poe. All'inizio i magistrati pensano che Poe sia un semplice pseudonimo utilizzato da Cipriani per coprire qualche uomo dei servizi segreti nostrani.

A un certo punto però durante una puntata di "Report" del 25 marzo, il giornalista Sigfrido Ranucci riesce a rintracciarlo. John Poe o John Beare ammette di aver lavorato per Cipriani e di aver distrutto tutte le sue carte. Niente di più. Ma tanto basta perché i magistrati si mettano in allarme. L'ex agente di Scotland Yard esiste e forse ha qualcosa da raccontare, soprattutto se il dossier «Oak Fund» scovato nei files sequestrati a Cipriani sia robaccia dei servizi o materiale concreto.

E' lui infatti che, stando alle dichiarazioni di Cipriani e a quelle di Tavaroli, avrebbe scoperto chi si nasconde dietro il Fondo Quercia, dopo aver fatto a ritroso un viaggio dalle Isole Cayman fino a una banca londinese dove confluirebbero i proventi di Oak Fund. Non si sa bene come, ed è quanto i magistrati intendono accertare, Poe-Beare avrebbe procurato a Cipriani e quindi a Tavaroli anche un documento, macchiato però dall'inchiostro, dal quale si evincerebbero i nomi, o il nome, di un importante politico italiano che su quel conto avrebbe avuto la procura ad operare.

Si tratta di una delega di accesso al Fondo che darebbe dunque il nome ad alcuni dei reali beneficiari del colossale affare della vendita Telecom. L'investigatore inglese, rintracciato nei giorni scorsi anche da "Panorama", avrebbe confermato l'esistenza del documento. E ora dovrà spiegare ai magistrati come ne è entrato in possesso.

Va ricordato che sulla base di quello stesso dossier Marco Mancini, il dirigente del Sismi arrestato a gennaio con l'accusa di aver passato a Cipriani e Tavaroli notizie tratte dagli archivi dell'intelligence, dichiarò spontaneamente al gip di essere venuto a conoscenza dell'esistenza di Oak Fund da Cipriani e di averne parlato sia al suo ex capo Nicolò Pollari, perché si trattava di fondi destinati ai Ds, sia al senatore diessino Nicola Latorre, il quale però ha sempre smentito.


Dagospia 16 Novembre 2007