OLTRE 11/9: BIN LADEN UCCIDE ANCHE LE DONNE MUSULMANE
DOPO LA MORTE DELLA BHUTTO, SPARI SU POLIZIOTTI, CASE BRUCIATE
MUSHARRAF INVITA ALLA CALMA, L'ONU RIUNISCE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA.
DOPO LA MORTE DELLA BHUTTO, SPARI SU POLIZIOTTI, CASE BRUCIATE
MUSHARRAF INVITA ALLA CALMA, L'ONU RIUNISCE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA.
1 - DILAGANO PROTESTE, SPARI SU POLIZIOTTI,CASE BRUCIATE.
(Agi/Afp) - Dilagano le proteste in Pakistan dopo l'assassinio di Benazir Bhutto: la folla ha aperto il fuoco su diversi poliziotti e una ventina di case sono state date alle fiamme in diverse citta' pakistane, dopo l'attentato in cui ha perso la vita la carismatica ex-premier.
2 - DA MUSHARRAF E SOOMRO CONDANNA ATTACCO E APPELLO ALLA CALMA
(Aki) - Il presidente pakistano Pervez Musharraf e il primo ministro ad interim Mohammedmian Soomro hanno condannato l'attacco in cui poco più di un'ora fa è morta l'ex premier e leader del Partito del popolo pakistano (Ppp) Benazir Bhutto e fatto appello alla calma. Lo riferisce l'emittente televisiva di stato pakistana 'Ptv', ripresa dall'agenzia di stampa cinese 'Xinhua', che non fornisce ulteriori dettagli.
3 - POLIZIA, BHUTTO FERITA DA ATTENTATORE PRIMA DI ESPLOSIONE.
(Asca-Afp) - Benazir Bhutto e' stata ferita al collo da un colpo di arma da fuoco sparato dal kamikaze prima che quest'ultimo si facesse esplodere durante una manifestazione elettorale a Rawalpindi. Lo riporta la polizia, confermando una notizia data in precedenza dai network televisivi locali.
L'ex premier e' morta in ospedale per le ferite riportate, ma non e' ancora chiaro se sia stato il colpo di arma da fuoco a ucciderla.
4 - CONSIGLIO SICUREZZA ONU SI RIUNISCE D'EMERGENZA.
(Asca-Afp) - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunira' in una seduta d'emergenza per discutere della situazione in Pakistan dopo l'omicidio della leader dell'opposizione Benazir Bhutto. Lo ha annunciato la portavoce dell'organizzazione internazionale Marie Obake.
La portavoce ha spiegato che il Consiglio si riunira' a mezzogiorno (le 18 italiane) per valutare la situazione dopo l'attentato suicida durante una manifestazione elettorale a Rawalpindi costato la vita ad almeno altre 16 persone.
5 - PETROLIO: TOCCATI A NEW YORK I 97 DOLLARI AL BARILE.
(Adnkronos) - Continua il rialzo del petrolio dopo l'uccisione della leader dell'opposizione pakistana Benazir Bhutto. Al Nymex il derivato sull'oro nero ha toccato i 97 dollari al barile.
6 - BENAZIR, BELLA E FIERA, I SUOI SEGUACI LA CHIAMAVANO BB.
(Beniamino Natale per "l'Ansa) - Benazir Bhutto era una donna bella, imponente, che riempiva gli spazi con la sua presenza e la sua personalita'. Da quando avevo cominciato a seguire le vicende dell'Asia meridionale, alla fine degli anni settanta, era per me una figura mitica, la donna giovane e bella che sola - nel grande mare dell'opportunismo della politica pachistana - si era battuta contro la dittatura di Zia Ul-haq, l'assassinio di suo padre, pagando con cinque anni di galera.
L'ho incontrata per la prima volta nel 1993, mentre stava conducendo la campagna che l'avrebbe riportata al potere dopo tre anni di esilio. Con la collega Marina Forti de Il Manifesto, le avevamo dato la caccia per alcuni giorni, a Karachi. I dirigenti del suo partito, il Partito del Popolo Pakistano, ridevano alla nostra insistenza: 'vogliono intervistare BB.', dicevano abbreviando il suo nome con le stesse iniziali che milioni di fan usavano per Brigitte Bardot. Finalmente la vedemmo da vicino mentre stava tenendo un comizio, poco fuori da Karachi. L'espressione 'poco fuori da Karachi' significa in realta' qualche ora di automobile, nella polvere e con un caldo opprimente, passando per periferie urbane e villaggi che, nella generale poverta', si confondono le une con gli altri.
La guardammo mentre parlava ad una folla numerosa. Alcuni applaudivano stancamente - forse erano i 'villager' reclutati a suon di rupie dai militanti del Ppp (la pratica e' comune ai militanti di tutti i partiti, in tutta l'Asia del sud) - altri con sincero entusiasmo.
Ci fu molta indecisione, anche lei ci guardava ogni tanto con la coda dell'occhio, mentre continuava a parlare e a gesticolare. Poi acconsenti' a darci un passaggio sulla sua automobile, e seduti vicino a lei tornammo verso Karachi. Era convinta di vincere - e infatti vinse - parlava di modernizzare il paese, di democrazia e di diritti delle donne. Parlava come una persona che si ritiene destinata al comando. Per lei gli avversari erano sempre 'the opposition', anche se al governo c'erano loro. L'impressione venne confermata nella seconda intervista che le feci, un paio di anni dopo.
Allora era primo ministro, ed era al culmine del suo potere. Con Benazir, come con molti politici asiatici, le questioni personali e quelle politiche si confondono spesso: in quel periodo era gia' in polemica con uno dei suoi fratelli, Murtaza che - con l' appoggio della madre - avrebbe voluto scalzarla dalla posizione di leader della famiglia, una posizione che, nella loro concezione del mondo, coincideva con quella di leader politico del paese, di un leader che doveva avere un potere assoluto, o quasi.
Murtaza fu assassinato poco dopo, nel settembre del 1996, da una mano che e' rimasta ignota. Il fratello piu' giovane, Shahnawaz, era morto in circostanza misteriose in esilio, undici anni prima.
Cercai di farla parlare della sua vita privata. Fu reticente sui suoi rapporti col marito e con i figli - mi concesse un paio di battute sui bambini - e poi cambio' discorso. Solo quando nominai il padre, Zulfikar Ali Bhutto, primo dei 'martiri'della famiglia mostro' qualche segno di cedimento.
Ricordo' il 'rapporto speciale' che aveva con il padre con gli occhi che le brillavano, ricordo' l'amore e l'ammirazione reciproca che li univano. Poco dopo, quasi si commosse ricordando i giorni nei quali - studentessa a Londra - passava le ore con le amiche ascoltando i dischi dei Beatles, senza altra preoccupazione che quella di passare qualche ora piacevole. Ma fu solo un attimo, poi ritorno' il primo ministro, la donna sicura di essere nata per combattere e per comandare.
L'ultima volta, l'ho vista durante un'intervista collettiva, nel 1997, pochi minuti dopo che erano stati diffusi i risultati delle elezioni vinte dal suo rivale Nawaz Sharif con una valanga di voti. Era indignata. Tanto indignata da rivelare che alla democrazia credeva poco. Nominava i partiti avversari uno ad uno, commentando 'gli hanno dato tanti voti...', riferendosi probabilmente alla classe dirigente formata da militari, burocrati e latifondisti che governa il paese e che, sembrava voler dire, distribuiva i voti al posto degli elettori. Le chiesero se sarebbe andata in esilio e lei, fulminando con lo sguardo fiero il giornalista che aveva osato lanciare la domanda, rispose: 'forse, ma state sicuri che non si sono liberati di me...'.
Dagospia 27 Dicembre 2007