LA CUCCAGNA VOLA IN CINA - I CINESI AVANZANO IN 6 ANNI QUANTO L'ITALIA IN 30 ANNI - 3,3 MESI DI LAVORO CINESE VALE 12 IN SPAGNA. USA (12 CONTRO 2,8) GERMANIA (12 CONTRO 2,3 MESI) E, ULTIMA, LA FRANCIA (12 CONTRO 1,9 MESI).
Mario Margiocco per "Il Sole 24 Ore"
Il tempo è relativo, come lo spazio, hanno insegnato Albert Einstein e Werner Karl Heisenberg. E in Cina il tempo economico è più relativo che altrove. Tornando dopo due anni sembra, in molte aree, di esservi stati l'ultima volta dieci anni fa, tanto è il cambiamento.
Lo stesso avviene per i redditi medi pro capite. L'aumento che in Italia ha richiesto un anno viene raggiunto in Cina in soli 2,2 mesi. E l'incremento di reddito complessivo realizzato in Italia in 30 anni è raggiunto dai cinesi in soli 6 anni. L'anno cinese, oltre ad essere del dragone, del coniglio, della tigre, è piuttosto, in economia, un perpetuo anno del cane, come è stato letteralmente per l'anno gregoriano 2006. Nel senso che, come in genere si dice, la vita di un cane corre sette volte più in fretta di quella di un uomo. E l'economia cinese avanza in un anno quanto quella di altri Paesi in sette o dodici o comunque molti più anni.
A quantificare questa legge è adesso Stephen Green, senior economist di Standard chartered bank a Shanghai. E lo fa prendendo in esame il reddito medio pro capite, in valuta locale, a prezzi costanti dal 1980 al 2007, per circa 60 Paesi. I dati sono stati messi poi a confronto con le analoghe dinamiche del reddito in Cina, e i risultati indicano che il tempo economico cinese è da una generazione assai più rapido in vari casi, molto più rapido o infinitamente più rapido in altri, rispetto a una nutrita serie di altri Paesi. Se la Cina è il benchmark, tutti gli altri restano al palo. Il confronto è di due tipi: quanti mesi ha impiegato la Cina a realizzare l'aumento di reddito messo a segno dagli altri in 12 mesi, nel periodo 1980-2007; e quanti anni ha impiegato la Cina a raggiungere l'aumento complessivo realizzato dagli altri tra l'80 e il 2007, quindi in un trentennio.
«Ci sono naturalmente alcuni problemi con il nostro metodo dice Green - e fra questi il primo è che molti cambiamenti non sono registrati dai dati sul Pil. I nostri calcoli poi non sono rivisti alla luce della parità di potere d'acquisto, anche se questo è un handicap minore perché noi confrontiamo tassi di crescita, un dato dinamico, non cifre in assoluto. E terzo il confronto ha difficoltà a tenere conto di accelerazioni e rallentamenti che possono essersi verificati in questa o quella economia in 28 anni, e considera il tutto inevitabilmente come un unicuum».
Green, che non esita a definire la classifica «quasi un divertimento », ritiene però che sia in grado di offrire un parametro utile di come sia la vita altrove per chi vive in Cina, e di cosa voglia dire vivere in Cina per chi vive altrove.
Sulla Costa Azzurra ad esempio i cambiamenti degli ultimi 30 anni equivalgono a quelli verificatisi in Cina negli ultimi 5, misurati in crescita del reddito. La Francia è, fra i maggiori Paesi Ocse, quello dove la crescita è stata più lenta, inferiore a quella italiana che sta in un rapporto di 30 a 6 con la Cina; l'Italia è cresciuta cioè in 30 anni, per il reddito medio pro capite, quanto la Cina in 6 anni. I cinesi avanzano in 3,3 mesi quanto la Spagna in un anno, ci dice ancora la statistica di Stephen Green, che vede Madrid al primo posto come velocità tra i maggiori Paesi occidentali. Vengono poi Gran Bretagna (12 mesi contro 3,1 cinesi), Stati Uniti (12 contro 2,8) Germania (12 contro 2,3 mesi) Italia (12 contro 2,2) e, ultima, la Francia (12 contro 1,9 mesi).
Allora, meglio la ricca provincia costiera di Guangdong della Costa Azzurra? Come spesso, è una questione di chi i soldi li ha fatti, e di chi li deve fare. Da tre lustri almeno si fanno più in fretta sulla costa cinese, ed è straordinario, per un vecchio europeo. Per goderseli, meglio altre latitudini, se si può.
Dagospia 10 Aprile 2008
Il tempo è relativo, come lo spazio, hanno insegnato Albert Einstein e Werner Karl Heisenberg. E in Cina il tempo economico è più relativo che altrove. Tornando dopo due anni sembra, in molte aree, di esservi stati l'ultima volta dieci anni fa, tanto è il cambiamento.
Lo stesso avviene per i redditi medi pro capite. L'aumento che in Italia ha richiesto un anno viene raggiunto in Cina in soli 2,2 mesi. E l'incremento di reddito complessivo realizzato in Italia in 30 anni è raggiunto dai cinesi in soli 6 anni. L'anno cinese, oltre ad essere del dragone, del coniglio, della tigre, è piuttosto, in economia, un perpetuo anno del cane, come è stato letteralmente per l'anno gregoriano 2006. Nel senso che, come in genere si dice, la vita di un cane corre sette volte più in fretta di quella di un uomo. E l'economia cinese avanza in un anno quanto quella di altri Paesi in sette o dodici o comunque molti più anni.
A quantificare questa legge è adesso Stephen Green, senior economist di Standard chartered bank a Shanghai. E lo fa prendendo in esame il reddito medio pro capite, in valuta locale, a prezzi costanti dal 1980 al 2007, per circa 60 Paesi. I dati sono stati messi poi a confronto con le analoghe dinamiche del reddito in Cina, e i risultati indicano che il tempo economico cinese è da una generazione assai più rapido in vari casi, molto più rapido o infinitamente più rapido in altri, rispetto a una nutrita serie di altri Paesi. Se la Cina è il benchmark, tutti gli altri restano al palo. Il confronto è di due tipi: quanti mesi ha impiegato la Cina a realizzare l'aumento di reddito messo a segno dagli altri in 12 mesi, nel periodo 1980-2007; e quanti anni ha impiegato la Cina a raggiungere l'aumento complessivo realizzato dagli altri tra l'80 e il 2007, quindi in un trentennio.
«Ci sono naturalmente alcuni problemi con il nostro metodo dice Green - e fra questi il primo è che molti cambiamenti non sono registrati dai dati sul Pil. I nostri calcoli poi non sono rivisti alla luce della parità di potere d'acquisto, anche se questo è un handicap minore perché noi confrontiamo tassi di crescita, un dato dinamico, non cifre in assoluto. E terzo il confronto ha difficoltà a tenere conto di accelerazioni e rallentamenti che possono essersi verificati in questa o quella economia in 28 anni, e considera il tutto inevitabilmente come un unicuum».
Green, che non esita a definire la classifica «quasi un divertimento », ritiene però che sia in grado di offrire un parametro utile di come sia la vita altrove per chi vive in Cina, e di cosa voglia dire vivere in Cina per chi vive altrove.
Sulla Costa Azzurra ad esempio i cambiamenti degli ultimi 30 anni equivalgono a quelli verificatisi in Cina negli ultimi 5, misurati in crescita del reddito. La Francia è, fra i maggiori Paesi Ocse, quello dove la crescita è stata più lenta, inferiore a quella italiana che sta in un rapporto di 30 a 6 con la Cina; l'Italia è cresciuta cioè in 30 anni, per il reddito medio pro capite, quanto la Cina in 6 anni. I cinesi avanzano in 3,3 mesi quanto la Spagna in un anno, ci dice ancora la statistica di Stephen Green, che vede Madrid al primo posto come velocità tra i maggiori Paesi occidentali. Vengono poi Gran Bretagna (12 mesi contro 3,1 cinesi), Stati Uniti (12 contro 2,8) Germania (12 contro 2,3 mesi) Italia (12 contro 2,2) e, ultima, la Francia (12 contro 1,9 mesi).
Allora, meglio la ricca provincia costiera di Guangdong della Costa Azzurra? Come spesso, è una questione di chi i soldi li ha fatti, e di chi li deve fare. Da tre lustri almeno si fanno più in fretta sulla costa cinese, ed è straordinario, per un vecchio europeo. Per goderseli, meglio altre latitudini, se si può.
Dagospia 10 Aprile 2008