COSA SAREBBE IL MONDO SENZA GLI INVIDIOSI DI SAVIANO, DI TRAVAGLIO E DEI RICCIOLI DI BARRICO? - QUANDO VEDO "GARGANTUA" CON L'ACCENTO SULLA "A" APPREZZO IL GF - E LIBERACI DAI FESTIVAL (DI TEOLOGIA). AMEN.

1 - INVIDIANDO.
Massimo Granellini per "La Stampa"
Ah, cosa sarebbe il mondo senza l'invidia. Senza i capannelli di scrittori impegnati che nel retropalco della Fiera del Libro parlottavano di Saviano, e chi lo trovava arrogante, chi esibizionista, chi fanatico, chi semplicemente ossessivo, pur di non ammettere che la sua colpa inemendabile è di aver venduto milioni di copie del suo libro sulla camorra, mentre loro faticano a uscire dal cerchio del «salottume» editoriale.

Ah, cosa sarebbe il mondo senza quei giornalisti che nei corridoi delle redazioni, talvolta persino davanti alle telecamere, spargono fiele su Travaglio, non perdonando a se stessi di non essere riusciti a diventare Travaglio, cioè uno che vende libri, riempie teatri, buca il video e sa coltivarsi un pubblico di lettori fedeli. E cosa ero io, nel mio piccolo, quando l'invidia mi suggeriva corsivi cattivelli contro Baricco, perché in realtà i riccioli e la scrittura ipnotica avrei voluto averli io.

Ora che sono guarito dal morbo, posso permettermi di scrivere che Saviano merita rispetto benché non sia il mio genere (mi piace troppo il lieto fine), che Travaglio è un inquisitore documentato e in buona fede ma ignora l'importanza delle sfumature (la vita vera non assomiglia alla requisitoria di un pm: il male, come il bene, non gioca mai da una parte sola), e che Baricco comincia a perdere i riccioli pure lui. Perciò lo adoro.

2 - QUASI IMPOSSIBILE FARE CULTURA IN TV.
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
Non c'è scampo, è come sottostare a una legge ancestrale: in Italia, i peggiori programmi culturali sono quelli che parlano esplicitamente di cultura. È una regola teorizzata anni fa da Achille Campanile e poi da Beniamino Placido; ancora oggi, di fronte a «Gargantua», l'accento sulla a, dobbiamo prenderne atto (Raitre, martedì, ben oltre la mezzanotte). L'impressione è che i programmi culturali siano un concentrato di altezzosità, di appartenenza, di presunzione: si usano frasi roboanti, a effetto, pour épater. Tipo: «La letteratura è dare voce all'urlo inaudito che è sopito in noi» Urca!. E poi, stupire chi?



In «Gargantua», accento sulla a, ci sono più persone nei titoli di testa che spettatori a casa. Nato come spin off di «Che tempo che fa», condotto da Giovanna Zucconi, curato da Paolo Aleotti con la consulenza di una decina di persone (giovani Mollica che si credono Baricco), «Gargantua», accento sulla a, si prende maledettamente sul serio. L'ospite principale è Nick Hornby, uno che ha scritto di calcio e di musica leggera, e la domanda che gli viene fatta è questa: «Famiglia è una parola di destra?». Il comico Natalino Balasso fa l'ennesima, stanca parodia del critico letterario e parla del delta del Po. È giusto che la conduttrice, seriosa, gli dica: «Sei anche un po' deltico»?

Quando l'allegro Antonio Scurati (ma fa il meccanico di professione, visto che reclamizza sempre una sua officina?) discetta su letteratura, tv e il mondo intero, verrebbe da chiedergli: scusi, ma perché ha scritto un romanzo illeggibile come «Una storia romantica»? L'attore Pippo Delbono aveva aperto la puntata con un monologo sulla rabbia; a un certo punto si è messo a urlare «basta con le parole!». Non male, come suggerimento. C'è un'allegria da naufraghi in «Gargantua », accento sulla a, che mette i brividi: è quando vedo simili programmi che apprezzo il Grande Fratello.

3 - E LIBERACI DAI FESTIVAL (DI TEOLOGIA). AMEN.
Luca Mastrantonio per "Il Riformista"
Festival di teologia. Dopo il cinema, la filosofia, la letteratura, il cibo, l'auto, anche la teologia ha il suo festival. Concerti rock su testi di Papa Razinger? Red Carpet vaticano? Non esageriamo, ma comunque è un segno dei tempi. Anche la Chiesa cattolica vuole festeggiare. Basta con le chitarre in chiesa, i Bob Dylan sul sagrato, ma, perché non dare anche al discorso su Dio una cornice festivaliera? La kermesse - curata dalla locale Associazione Teologica, in collaborazione con la diocesi - apre domani, a Piacenza, e durerà tre giorni (e certo). Il titolo è "... ma liberaci dal male", come recita il "Padre nostro", poco dopo aver chiesto al signore di non indurci in tentazione.

Le teo-tentazioni in questione, saranno Massimo Cacciari, Salvatore Natoli, Pierangelo Sequeri (eseguirà una Messa Giubilare), Enzo Bianchi, Edoardo Boncinelli, Elmar Salmann, Vito Mancuso, Rosino Gibellini e Paolo Ricca, con Armando Torno a curare alcuni di questi incontri. I temi - certo poco festivalieri - saranno il dolore nel mondo, l'assenza di Dio, il male. Teatro dell'avvenimento, annuncia il comunicato stampa, sarà la Piacenza «di chiese e di caserme», ovvero chiostri, cortili, canoniche e chiese. E le caserme? La rassegna - continua il comunicato - curiosamente che vorrebbe emendare una pratica molto corrente nel panorama dei festival culturali, che vede spesso la ragione teologica entrare nei dibattiti come sapere di riferimento senza che se ne chiarisca l'ambito critico... E liberaci dai festival. Amen.


Dagospia 15 Maggio 2008