I DIRIGENTI CONTRO IL "POTENTATO DEI CONDUTTORI" - DA GENNAIO SCORSO, LEONE, RUFFINI, DI BELLA, RIOTTA D'ACCORDO SUI CAMBI PER "PRIMO PIANO" E "TV7" - POI SONO SCESI IN CAMPO I CDR E LE PASIONARIE.

1 - DIRETTORI VS. CONDUTTORI: ANCHE DI BELLA D'ACCORDO, POI SI E' SFILATO - C'E' ATTESA PER LEONE CHE PARLERA' DOMANI IN AZIENDA
Le scosse sismiche che stanno agitando l'emisfero centrosinistro del mondo Rai, ovvero la canea che si è scatenata per gli spostamenti di orario di "Primo Piano" e "Tv7", più che riguardare gli schieramenti politici riguardano le categorie aziendali. Nel senso che lo scontro si combatte secondo i gradi professionali. Da una parte ci sono i direttori (di azienda, di rete, di tg), dall'altra si posiziona compatto il fronte dei soviet di redazione, i cdr capitanati dai volti noti delle trasmissioni.

Ne ha parlato chiaramente il consigliere di amministrazione in quota ex Margherita Nino Rizzo Nervo, che ieri su Repubblica si è scagliato contro i "conservatori delle redazioni" e "il potentato dei conduttori". A quanto pare, infatti, la decisione di modificare i palinsesti e dare nuovi spazi agli approfondimenti e alle news di Tg1 e Tg3 è stata presa - da gennaio scorso! - con l'accordo di tutti i direttori interessati: Paolo Ruffini, Antonio Di Bella, Gianni Riotta, Angela Buttiglione (i Tgr avranno un nuovo spazio al mattino).

Il progetto è stato curato in prima persona dal vicedirettore generale Giancarlo Leone, che infatti ha difeso il nuovo piano a spada tratta insieme al dg Cappon. Sia Di Bella che Riotta, quindi, erano pienamente a conoscenza di quanto stava accadendo, tanto che Riotta ha contrattato l'avvio della nuova edizione di Tv7 (spostato dalla tarda seconda serata del venerdì alla prima del mercoledì) per gennaio, e finora non ha detto una parola sebbene il cdr del Tg1 abbia diffuso note di fuoco (anche oggi).

Lo stesso Di Bella aveva dato il proprio ok, ottenendo la certezza dell'inizio di "Primo Piano" a mezzanotte e il raddoppio della durata. Rizzo Nervo ha pure specificato a Repubblica che "Di Bella sapeva tutto almeno dal 30 gennaio, quando abbiamo votato queste scelte". Quando però con l'approssimarsi della data di presentazione dei nuovi palinsesti agli investitori pubblicitari, che sancisce la fine di ogni possibile modifica, c'è stata la sollevazione del comitati di redazione, capeggiati da conduttori e volti noti (con la pasionaria Bianca Berlinguer a rilasciare alluvionali dichiarazioni e interviste), Di Bella fiutando la buriana ha preferito accodarsi dietro ai guevaristi della redazione, avallando il videocomunicato in stile iracheno e facendo finta di cadere dalle nuvole su quanto stava accadendo.

Ora che è scoppiato il bubbone e da giorni sul tema sguazzano i giornali, tocca a Leone provare a rimettere le cose a posto. Nelle stanze di Viale Mazzini, infatti, c'è attesa per quanto il vice dg dirà domani e dopodomani nelle audizioni interne previste con i vertici, per le quali ha già pronti grafici e slide che presentano l'insostenibilità in termini di ascolti dell'attuale collocazione di "Primo Piano" e delle altre trasmissioni interessate. D'altronde ci ha già pensato Aldo Grasso oggi nella sua rubrica quotidiana sul Corriere a mostrare che l'attuale format invece di migliorare ha portato negli anni al progressivo abbassamento dell'audience, con una perdita di 100mila spettatori e oltre un punto di share. Numeri pesanti, se rapportati ai dati complessivi già bassi.



2 - RAI, IDEE POLITICHE O STRATEGIE EDITORIALI?
Aldo Grasso per il Corriere della Sera


Manovre da retroscena politico o sacrosante strategie editoriali? Il caso televisivo della settimana - il ventilato spostamento della rubrica del Tg3 «Primo Piano » dalla seconda serata a mezzanotte, a partire dalla prossima stagione - sembra scuotere la sinistra, pronta all'opposizione anche in tv. Meglio Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni, storici volti della rubrica d'informazione, o Serena Dandini, promossa, pare, alla conduzione di una striscia quotidiana di «Parla con me»?

A giudicare meramente dai numeri, la decisione della Rai sembra rispondere a precise esigenze editoriali: rinforzare la seconda serata della terza rete («terza» rete anche per ascolti, almeno in prime time, dopo il sorpasso di Raidue e Italia 1), che ultimamente ha rappresentato l'anello debole del palinsesto. «Primo piano», in particolare, ha perso terreno proprio nelle ultime stagioni, passando da oltre un milioni di spettatori (e l'8,29% di share) del 2003-2004 ai 930.000 spettatori attuali, con lo share al 7,16%, qualche punto sotto la media di rete.

La concorrenza sul talk politico si è fatta via via più aggressiva, con lo scontro fra le due corazzate «Porta a Porta» e «Matrix». Il Tg3 di mezza sera e «Primo Piano» spezzano a metà l'offerta della rete e tendono a conquistare un pubblico prezioso ma minoritario: cinquantenni e sessantenni con buone o ottime risorse culturali, soprattutto al Centro-Nord.

Serena Dandini, da parte sua, confeziona il programma più seguito della seconda serata della rete, e allarga il pubblico anche alle fasce più giovani, trentenni e quarantenni. Ciò detto, resta una domanda di fondo: in Rai devono prevalere le ragioni della politica o quelle editoriali? Con un piccolo corollario: in questi anni la Rai ha contrastato Mediaset solo sul piano dei numeri.
(In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel)


Dagospia 19 Maggio 2008