BARBARESCHI-SHOW NEL NOME DI BETTINO: "CERTE VERGINELLE CHE INNEGGIANO ALLE FORCHE MI HANNO SEMPRE DATO FASTIDIO."

Lorenzo Bianchi per "Il Resto del Carlino",


RADICOFANI (SIENA) - "La mia libertà è la mia vita. Se qualcuno me la sottrae, mi toglie la vita". Dal maxischermo Bettino Craxi affida questo saluto a Marco Andrea Capuzzo Dolcetta che lo intervista ad Hammamet nel 1999.

I quattrocento stipati sotto il tendone bianco ai piedi della torre di Radicofani si alzano in piedi. Applausi, occhi velati. E' la prima festa nazionale della Fondazione Craxi. Partecipano vip e semplici militanti dei novanta circoli intitolati all'ex presidente del consiglio. Vanno a ruba medaglie di Nenni, Turati e Anna Kuliscioff da 5 euro, spillette della fondazione con il profilo di Bettino su sfondo in prevalenza rosso (2 euro), e due libri, la "Lunga strada per Hammamet" di Arturo Gismondi (15,49 euro) e "Ghino di Tacco, gesta e amistà di un brigante gentiluomo" di Bettino Craxi (10,85 euro).

Le note dell'Internazionale segnalano l'inizio del raduno. Fra torme di militanti antichi e più che maturi si aggira anche qualche giovane elegante. Si aggiunge l'attore Luca Barbareschi. Recita il monologo "Il brigante", scritto dall'ex direttore dell'"Avanti!" Franco Gerardi, il suggello della manifestazione. Parla di Ghino e lascia intravedere in filigrana Bettino. L'attore si compiace della ambiguità e rivendica la sua "amicizia storica": "Certo sono vicino al Polo, ma non ho mai rinnegato i socialisti quando c'è stata una corsa storica verso la sponda ghibellina. La politica ha perso la bussola, c'è una grande trasversalità legata agli interessi, insomma né Marx, né Taylor. Il paese è gattopardesco.

Il Psi rappresenta la fede in qualche valore.alcuni socialisti hanno tradito e si sono messi dalla parte di chi ha tentato di uccidere Bettino. Io no. Negli anni dell'esilio ci parlavamo spesso al telefono. Mi ero avvicinato quando, appena ragazzino, ero tornato dagli Stati Uniti. Il garofano aveva una classe dirigente animata da una visione laica che poteva creare grandi cambiamenti e che in parte li ha determinati. Sono figlio di un imprenditore. Conosco bene come vanno le cose del mondo. Certe verginelle che inneggiavano alle forche mi hanno sempre dato fastidio. La rivoluzione, se si fa, deve essere completa.

In novembre uscirà il mio nuovo film. Si intitola Il trasformista. E' un tema che mi appassiona". Il monologo conclusivo punzecchia in controluce personaggi contemporanei. Barbareschi traduce: "Nerio, il primo compagno di Ghino, come Martelli, il giudice Benincasa ovvero Di Pietro, Ghino al servizio del Papa evoca il favore di Craxi per il Concilio Vaticano II.". Il compagno Pizzo spiega alla platea che "Bettino è stato l'ultimo politico che ha guidato l'economia. Oggi accade il contrario".

La mostra fotografica è gremita. Davanti all'istantanea di un Craxi pensoso, l'avvocato napoletano Claudio Di Palma, 50 anni e tessera socialista in tasca dal 1966, sogna un ritorno al sistema proporzionale "per recuperare una democrazia più diretta". Stefania spara su Amato, "in due anni non ha mai avuto il moto d'animo di portare un fiore sulla tomba di mio padre" , sul centrodestra "mosso dagli interessi di parte" e sulla sinistra che ha "regalato alla destra tre milioni di voti socialisti". Nel pomeriggio arrivano sotto il tendone Giorgio Benvenuto, Daniele Capezzone, Massimo Teodori, Fabrizio Cicchitto. Stefania spera che la Fondazione restituisca unità alle anime della diaspora socialista.

Per ora si illude. Gianni De Michelis è categorico: "Noi del Nuovo Psi rappresentiamo i socialisti che hanno raccolto l'eredità di Craxi". Il segretario regionale toscano dello Sdi Pieraldo Ciucchi scuote la testa: "De Michelis persegue l'interesse di una piccola cooperativa nonché il proprio. Lo vedremo candidato alle europee".


Dagospia.com 29 Luglio 2002