BRUNO VOLPE: NON È VERO, COME AFFERMA MOGGI, CHE SONO STATO ALLONTANATO DA "PETRUS" PER SCARSO RENDIMENTO - UNA VITA DA PRECARIA: FUTURO NERO DOPO LA NUOVA LEGGE - COSTANZO E LA FRANZONI "PSICOTICA".
Riceviamo e pubblichiamo
Lettera 1
Vi scrive il dottor Bruno Volpe, direttore di Pontifex Lazio. Sul quotidiano on line Petrus il signor Luciano Moggi censurando, come nella sua piena facolta', l'intervista a Don Antonio Mazzi, le cui valutazioni sono di sua esclusiva pertinenza, si abbandonava a due valutazioni ed affermazioni non rispondenti al vero. Affermava sul conto dello scrivente, che gia' ha dato mandato a due avvocati, uno penalista e uno civilista, di agire nelle competenti sedi, che il sottoscritto era stato allontanato da Petrus per ragioni di scarso rendimento e gli attribuiva stramberie.
Vada per le stramberie, che puo' essere con molta generosità valutata opinione, ma la frase per ragioni di scarso rendimento e' falsa, offensiva e calunniosa, in quanto in un precedente editoriale il dottor Barile, Direttore, aveva spiegato il motivo della rescissione del rapporto di lavoro per ben altre ragioni, certamente non per quella detta dal signor Moggi. Pertanto essendo l'affermazione falsa e mendace, invito, come gia' inutilmente fatto, a chiedere la pubblicazione integrale di detta lettera anche su Dagospia, che ha ospitato l'opinione del signor Moggi. Ricordo che la responsabilita' civile è penale, nel caso, e' solidale. Vogliate gradire distinti saluti.
Bruno Volpe
Lettera 2
Caro Dago, nell'intervista al quotidiano "La Stampa", Costanzo sostiene che quando intervistò la Franzoni, si fece l'idea che fosse psicotica. A onor del vero, in quell'intervista televisiva, Costanzo si professò innocentista al 100% e fece stringere per solidarietà la mano della Franzoni anche alla moglie Maria De Filippi. Ma siamo abituati ai suoi capovolgimenti e alla sua abilità nel tenere, questo sì con coerenza, i piedi sempre in due staffe.
Laura L.
Lettera 3
Caro Dago, leggo il pezzo sulla Pineta di Ostia, che per molti versi non mi dice nulla di nuovo, ma che mi spaventa per la descrizione della guerra aperta dagli incendiari (io ancora ho ben vivo il ricordo dei pezzi di carbone sul balcone nel 200, ed abito a 30 km da Ostia!). Nondimeno ho anche un moto di pietà per i poveracci che si alzano una baracca in pineta per poter poi andare a lavorare e risparmiare quattro soldi per le rimesse in patria.
Lancio allora una modesta proposta: perchè le autorità non forniscono a queste persone una branda pulita e un armadietto in una delle tantissime caserme dismesse dalle FFAA del litorale romano, in cambio di un monte ore settimanale di corvee per la pulizia e la manutenzione della pineta? Così facendo si potrebbe salvare capra e cavoli, nonché distaccare uomini della Forestale impegnati in manovalanza e controlli inutili per impiegarli nella lotta agli incendiari.
Emanuele Mastrangelo
Lettera 4
Gentil Dago, non c'è nulla di più temibile di un politico che parla di semplificazioni e accorpamenti di tasse: l'aumento fiscale è assicurato. Qualcuno avvisi l'attuale maggioranza, se le tasse aumentano rischia di farsi molto male, è non basterà la paroletta magica, federalismo, a rabbonire gli elettori.
Gioacchino Ranucci
Lettera 5
Caro Dago, cento giorni di governo sono passati. Prima andava tutto male. Ora va tutto benissimo. E i cambiamenti si sono visti subito, anche nella compagine governativa. Infatti prima c'era un Letta sottosegretario alla Presidenza, ora invece c'è ... un Letta sottosegretario alla Presidenza. Prima c'era un Craxi sottosegretario agli Esteri, ora invece c'è ... una Craxi sottosegretario agli Esteri. E per chi non porta lo stesso cognome c'ha pensato Alemanno!
Lucio Sergio Catilina
Lettera 6
Salve Roberto, sono una giornalista e vorrei raccontarti una storia. La mia. Ti va di sentirla? Sai, i colleghi dei quotidiani non hanno dimostrato particolare attenzione. Nessuno mi ha risposto o pubblicato nulla. Ho pensato che forse tu.. Ho 42 anni, una bimba di un anno che cresco da sola con una causa in corso al Tribunale dei Minori. Non ho famiglia di sostegno né proprietà e sono in affitto in una piccola casa romana. Lavoro da molti anni, sempre come precaria. Non ho mai avuto santi in paradiso e non sono mai riuscita a svendermi per un posto. Non ci riesco. Tutto qui. Senza giudizi per chi lo ha fatto.
Dopo anni di radio, quotidiani, politica e esteri sono entrata in Rai. Una svista di un direttore. Per tre anni ho lavorato sodo, con uno stipendio ridotto, senza ferie (mai pagate), ricattata come tutti i giornalisti precari e spaventata dal futuro e dal rischio di non avere un nuovo contratto. Poi, un giorno, costretta a scegliere tra precariato a vita e la legge, ho fatto causa. Era il maggio del 2005. Il 14 luglio scorso ho avuto la mia sentenza di primo grado. Vittoria. Tre anni dopo. Il giudice ha deciso che sono assunta dalla Rai dal 2002 e che devo essere reintegrata immediatamente con un consistente indennizzo.
Sai perché consistente? Perché da quando sono rimasta incinta, settembre 2006, io non ho più lavorato. Tutti coloro che mi avevano offerto un contratto (compresi dei politici che cercavano un addetto stampa) mi hanno detto che ero "pazza" a fare un figlio a 40 anni da precaria. E che la cosa migliore che potevo fare era starmene a casa. E' stato ed è ancora così. Così la Rai dovrebbe ridarmi gli stipendi di questi anni.
Perché scrivo "dovrebbe"? Perché grazie alla legge approvata dal Parlamento il 5 agosto scorso, nel maxi emendamento, la Rai non mi deve più nulla. Per la precisione, mi deve solo dalle 2,5 alle 6 mensilità. Ciao al reintegro a tempo indeterminato, ai contributi, al risarcimento. Ciao al futuro, alla dignità, alla vita. Come saprai, questa legge non riguarda, purtroppo, solo me. Ma migliaia di altre persone.
In primis i precari delle Poste (44 mila hanno scritto sul Corsera, non so se il dato è attendibile). La legge è stata fatta per loro. I leghisti che l'hanno scritta non pensavano di coinvolgere altre categorie professionali. Quando lo hanno capito hanno fatto spallucce. La legge è incostituzionale perché viola l'art.3 della Costituzione (parere anche del Centro studi della Camera) e, in più, interferisce nei processi in corso cambiando in corsa le regole del gioco. Anche questo è incostituzionale nonché, credo, inedito. La legge, hanno risposto dal governo, è frutto di un accordo e andava fatta. Punto.
Ti parlo in prima persona ma puoi immaginare che i tentativi di sensibilizzazione sono stati portati anche dagli altri colleghi coinvolti. Io comunque ho cercato l'Fnsi (che inizialmente mi ha presa per pazza perché "la legge non riguarda i giornalisti". Così è stato detto a Bruno Tucci e io gli credo), Stampa Romana, l'Ordine, Roberto Natale al telefono, il Presidente della Repubblica per corrispondenza. Tanti quotidiani e il ministro Brunetta. Pare che il caso (ripeto, non mio, ma di migliaia di persone) non sia di grande interesse.
Ma saranno di grandissimo interesse i 5 mila esuberi di Alitalia e Telecom quando a settembre offriranno motivo di scontro ai sindacati per muovere il governo a migliori consigli sui rinnovi contrattuali. La Cgil in realtà ha detto che farà ricorso alla Corte Costituzionale per difendere i suoi postali. Il sindacato dei programmisti registi della Rai ha garantito la loro difesa e la certezza di ottenere almeno l'assunzione.
A noi giornalisti l'Usigrai ha risposto che, avendo fatto causa, noi non rientriamo nel loro sindacato. Curioso, visto che per il giudice siamo a tutti gli effetti dipendenti Rai (molti di noi sono già stati reintegrati). Ciò ci fa pensare che a settembre pochi si muoveranno a difenderci. Salvo gli studi legali che, ovviamente, promettono battaglia.
Non credo di dover continuare la mia storia perché tu sappia come sto. So che puoi immaginare. Non mi resta molto da fare che scrivere, rivolgermi a colleghi o a persone che possano dare una qualche risonanza a questa storia. Non so Roberto se hai o avrai occasione di parlarne. Per me è già qualcosa che tu mi abbia letto. E se lo hai fatto sarei contenta almeno di saperlo. Per noi giornalisti questa legge mette in discussione la stessa democrazia e temiamo che con le stesse modalità usate in questo caso si possa procedere a ridurre o togliere altri diritti acquisiti da noi cittadini. Fino a che punto? Non lo so, noi abbiamo provato ad immaginare e non ci è piaciuto per niente.
Perdonami se nel salutarti non mi firmo. Non sono mai stata una codarda ma stavolta ho già perso tutto, non voglio rischiare anche la persecuzione. Non me la posso più permettere psicologicamente. Devo restare in piedi per mia figlia. E non è facile già così. Così Roberto ti saluto e ti ringrazio per quello che vorrai fare. A presto, spero.
Grazie ancora.
XXX
Dagospia 20 Agosto 2008
Lettera 1
Vi scrive il dottor Bruno Volpe, direttore di Pontifex Lazio. Sul quotidiano on line Petrus il signor Luciano Moggi censurando, come nella sua piena facolta', l'intervista a Don Antonio Mazzi, le cui valutazioni sono di sua esclusiva pertinenza, si abbandonava a due valutazioni ed affermazioni non rispondenti al vero. Affermava sul conto dello scrivente, che gia' ha dato mandato a due avvocati, uno penalista e uno civilista, di agire nelle competenti sedi, che il sottoscritto era stato allontanato da Petrus per ragioni di scarso rendimento e gli attribuiva stramberie.
Vada per le stramberie, che puo' essere con molta generosità valutata opinione, ma la frase per ragioni di scarso rendimento e' falsa, offensiva e calunniosa, in quanto in un precedente editoriale il dottor Barile, Direttore, aveva spiegato il motivo della rescissione del rapporto di lavoro per ben altre ragioni, certamente non per quella detta dal signor Moggi. Pertanto essendo l'affermazione falsa e mendace, invito, come gia' inutilmente fatto, a chiedere la pubblicazione integrale di detta lettera anche su Dagospia, che ha ospitato l'opinione del signor Moggi. Ricordo che la responsabilita' civile è penale, nel caso, e' solidale. Vogliate gradire distinti saluti.
Bruno Volpe
Lettera 2
Caro Dago, nell'intervista al quotidiano "La Stampa", Costanzo sostiene che quando intervistò la Franzoni, si fece l'idea che fosse psicotica. A onor del vero, in quell'intervista televisiva, Costanzo si professò innocentista al 100% e fece stringere per solidarietà la mano della Franzoni anche alla moglie Maria De Filippi. Ma siamo abituati ai suoi capovolgimenti e alla sua abilità nel tenere, questo sì con coerenza, i piedi sempre in due staffe.
Laura L.
Lettera 3
Caro Dago, leggo il pezzo sulla Pineta di Ostia, che per molti versi non mi dice nulla di nuovo, ma che mi spaventa per la descrizione della guerra aperta dagli incendiari (io ancora ho ben vivo il ricordo dei pezzi di carbone sul balcone nel 200, ed abito a 30 km da Ostia!). Nondimeno ho anche un moto di pietà per i poveracci che si alzano una baracca in pineta per poter poi andare a lavorare e risparmiare quattro soldi per le rimesse in patria.
Lancio allora una modesta proposta: perchè le autorità non forniscono a queste persone una branda pulita e un armadietto in una delle tantissime caserme dismesse dalle FFAA del litorale romano, in cambio di un monte ore settimanale di corvee per la pulizia e la manutenzione della pineta? Così facendo si potrebbe salvare capra e cavoli, nonché distaccare uomini della Forestale impegnati in manovalanza e controlli inutili per impiegarli nella lotta agli incendiari.
Emanuele Mastrangelo
Lettera 4
Gentil Dago, non c'è nulla di più temibile di un politico che parla di semplificazioni e accorpamenti di tasse: l'aumento fiscale è assicurato. Qualcuno avvisi l'attuale maggioranza, se le tasse aumentano rischia di farsi molto male, è non basterà la paroletta magica, federalismo, a rabbonire gli elettori.
Gioacchino Ranucci
Lettera 5
Caro Dago, cento giorni di governo sono passati. Prima andava tutto male. Ora va tutto benissimo. E i cambiamenti si sono visti subito, anche nella compagine governativa. Infatti prima c'era un Letta sottosegretario alla Presidenza, ora invece c'è ... un Letta sottosegretario alla Presidenza. Prima c'era un Craxi sottosegretario agli Esteri, ora invece c'è ... una Craxi sottosegretario agli Esteri. E per chi non porta lo stesso cognome c'ha pensato Alemanno!
Lucio Sergio Catilina
Lettera 6
Salve Roberto, sono una giornalista e vorrei raccontarti una storia. La mia. Ti va di sentirla? Sai, i colleghi dei quotidiani non hanno dimostrato particolare attenzione. Nessuno mi ha risposto o pubblicato nulla. Ho pensato che forse tu.. Ho 42 anni, una bimba di un anno che cresco da sola con una causa in corso al Tribunale dei Minori. Non ho famiglia di sostegno né proprietà e sono in affitto in una piccola casa romana. Lavoro da molti anni, sempre come precaria. Non ho mai avuto santi in paradiso e non sono mai riuscita a svendermi per un posto. Non ci riesco. Tutto qui. Senza giudizi per chi lo ha fatto.
Dopo anni di radio, quotidiani, politica e esteri sono entrata in Rai. Una svista di un direttore. Per tre anni ho lavorato sodo, con uno stipendio ridotto, senza ferie (mai pagate), ricattata come tutti i giornalisti precari e spaventata dal futuro e dal rischio di non avere un nuovo contratto. Poi, un giorno, costretta a scegliere tra precariato a vita e la legge, ho fatto causa. Era il maggio del 2005. Il 14 luglio scorso ho avuto la mia sentenza di primo grado. Vittoria. Tre anni dopo. Il giudice ha deciso che sono assunta dalla Rai dal 2002 e che devo essere reintegrata immediatamente con un consistente indennizzo.
Sai perché consistente? Perché da quando sono rimasta incinta, settembre 2006, io non ho più lavorato. Tutti coloro che mi avevano offerto un contratto (compresi dei politici che cercavano un addetto stampa) mi hanno detto che ero "pazza" a fare un figlio a 40 anni da precaria. E che la cosa migliore che potevo fare era starmene a casa. E' stato ed è ancora così. Così la Rai dovrebbe ridarmi gli stipendi di questi anni.
Perché scrivo "dovrebbe"? Perché grazie alla legge approvata dal Parlamento il 5 agosto scorso, nel maxi emendamento, la Rai non mi deve più nulla. Per la precisione, mi deve solo dalle 2,5 alle 6 mensilità. Ciao al reintegro a tempo indeterminato, ai contributi, al risarcimento. Ciao al futuro, alla dignità, alla vita. Come saprai, questa legge non riguarda, purtroppo, solo me. Ma migliaia di altre persone.
In primis i precari delle Poste (44 mila hanno scritto sul Corsera, non so se il dato è attendibile). La legge è stata fatta per loro. I leghisti che l'hanno scritta non pensavano di coinvolgere altre categorie professionali. Quando lo hanno capito hanno fatto spallucce. La legge è incostituzionale perché viola l'art.3 della Costituzione (parere anche del Centro studi della Camera) e, in più, interferisce nei processi in corso cambiando in corsa le regole del gioco. Anche questo è incostituzionale nonché, credo, inedito. La legge, hanno risposto dal governo, è frutto di un accordo e andava fatta. Punto.
Ti parlo in prima persona ma puoi immaginare che i tentativi di sensibilizzazione sono stati portati anche dagli altri colleghi coinvolti. Io comunque ho cercato l'Fnsi (che inizialmente mi ha presa per pazza perché "la legge non riguarda i giornalisti". Così è stato detto a Bruno Tucci e io gli credo), Stampa Romana, l'Ordine, Roberto Natale al telefono, il Presidente della Repubblica per corrispondenza. Tanti quotidiani e il ministro Brunetta. Pare che il caso (ripeto, non mio, ma di migliaia di persone) non sia di grande interesse.
Ma saranno di grandissimo interesse i 5 mila esuberi di Alitalia e Telecom quando a settembre offriranno motivo di scontro ai sindacati per muovere il governo a migliori consigli sui rinnovi contrattuali. La Cgil in realtà ha detto che farà ricorso alla Corte Costituzionale per difendere i suoi postali. Il sindacato dei programmisti registi della Rai ha garantito la loro difesa e la certezza di ottenere almeno l'assunzione.
A noi giornalisti l'Usigrai ha risposto che, avendo fatto causa, noi non rientriamo nel loro sindacato. Curioso, visto che per il giudice siamo a tutti gli effetti dipendenti Rai (molti di noi sono già stati reintegrati). Ciò ci fa pensare che a settembre pochi si muoveranno a difenderci. Salvo gli studi legali che, ovviamente, promettono battaglia.
Non credo di dover continuare la mia storia perché tu sappia come sto. So che puoi immaginare. Non mi resta molto da fare che scrivere, rivolgermi a colleghi o a persone che possano dare una qualche risonanza a questa storia. Non so Roberto se hai o avrai occasione di parlarne. Per me è già qualcosa che tu mi abbia letto. E se lo hai fatto sarei contenta almeno di saperlo. Per noi giornalisti questa legge mette in discussione la stessa democrazia e temiamo che con le stesse modalità usate in questo caso si possa procedere a ridurre o togliere altri diritti acquisiti da noi cittadini. Fino a che punto? Non lo so, noi abbiamo provato ad immaginare e non ci è piaciuto per niente.
Perdonami se nel salutarti non mi firmo. Non sono mai stata una codarda ma stavolta ho già perso tutto, non voglio rischiare anche la persecuzione. Non me la posso più permettere psicologicamente. Devo restare in piedi per mia figlia. E non è facile già così. Così Roberto ti saluto e ti ringrazio per quello che vorrai fare. A presto, spero.
Grazie ancora.
XXX
Dagospia 20 Agosto 2008