MAI DIRE RAI - DA DESTRA A SINISTRA, TUTTI SCARICANO BALDASSARRE; L'ACCORDO D'ALEMA-CASINI PER CARLO ROSSELLA PRESIDENTE.
Stretta finale per il baldo Balda, impegnatissimo in questi giorni a risolvere qualche problema sulla playa di Rio De Janeiro. Uno dopo l'altro, si stanno smarcando tutti dall'ingombrante ex presidente della Corte Costituzionale. Da Agostino Saccà a Giuliano Ferrara, autore ieri di un editoriale di sepoltura (lo ripubblichiamo al termine del pezzo). Alla lettera - «Sono pronto a dimettermi» - di Luigi Zanda (Margherita), ha bissato Carmine Donzelli (quota Fassino ma soprattutto quota Calabria, quindi Saccà) che ieri sera ha inviato una missiva a Pera e Casini, con l'annuncio: «Non parteciperò più a nessuna riunione del Cda della Rai fino a quando non avrò visto giungere i segni tangibili e inequivocabili di una inversione di questo rovinoso stato di cose».
Paolo Conti sul Corsera informa che "Ieri sera Berlusconi ha visto, con Gianni Letta, sia il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini che il leader Udc Marco Follini. Poi Berlusconi è andato a cena dal presidente del Senato, Marcello Pera. E sono in molti a giurare che il nodo Rai sia stato affrontato". Certo che è stato affrontato. E il Divino Cavaliere si è tolto anche qualche soddisfazione, ricordando ai presenti la loro opposizione al suo candidato, alias Carlo Rossella. Avete visto cosa ha combinato il vostro Baldassarre? Ben vi sta.
Tra i più attenti osservatori e trafficoni della crisi Rai vanno registrati i dalemiani. Fatti fuori, spogliati di tutto, emarginati da nomine e programmi, gli aficionados di Baffino hanno fatto pressione su Fassino, quindi su Donzelli, per terminare con un accordo con Pier-furby Casini. Come ai vecchi tempi della diccì: incontri informali, preliminari e bando alle polemiche in piazza. Si governa, non si comanda, perché escludere quando si può aggiungere.
Così Carlo Rossella approda alla prima poltrona, il consiglio d'amministrazione viene ribaltato e per Baldassarre c'è già pronto un posticino come giudice costituzionale europeo..
LE CHIACCHIERE DI BALDASSARRE
Giuliano Ferrara per Il Foglio
Il presidente della Rai, Antonio Baldassarre, è spesso oggetto di attacchi pretestuosi. Non ne serve un altro. Tuttavia sarebbe interessante sapere se Baldassarre abbia idea di quanto possano costare all'azienda che amministra le sue uscite estemporanee. Dare dell'imbecille a un consigliere d'amministrazione ha un costo. Attaccare il direttore generale con argomenti di tipo personale ("vuole sembrare il padrone dell'azienda") ha un costo. Dire che Bruno Vespa o le trasmissioni del pomeriggio fanno circolare disvalori censurabili, dall'anticlericalismo a un'immagine sbagliata del femminile, ha un costo.
Il presidente della Rai amministra un rilevante patrimonio pubblico ed è tenuto, senza che questo comporti per lui la mortificazione del silenzio, a un contegno responsabile verso l'azienda che dirige, verso i suoi collaboratori, verso i poteri di indirizzo e vigilanza del Parlamento. In nessuna compagnia privata il responsabile del Consiglio d'amministrazione svaluta brutalmente il prodotto, esprime disgusti di tipo personale sulla merce in vendita, demotiva coloro che lavorano con lui o per la ditta. Non si usa. Non si fa. Se c'è qualcosa da cambiare si cambia, ma non si abbatte il valore di ciò che si amministra a colpi di malumore.
Baldassarre è persona colta, ha un profilo autorevole di giurista e di presidente emerito della Corte costituzionale in forza del quale è stato scelto per il ruolo che ricopre, dunque non dovrebbe farsi risucchiare ogni settimana nel vortice delle polemiche spicciole. Il suo compito sarebbe quello di migliorare lo standard qualitativo dei rapporti interni all'azienda e di quelli esterni, non di abbassarlo. Non è solo questione di immagine, è problema di sostanza.
Sebbene in un quadro anomalo che più anomalo non si potrebbe, dal conflitto potenziale di interessi in cui incorre il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset fino alla tradizionale sudditanza psicologica dei gangli vitali dell'azienda alla politica romana, la Rai è un'impresa: ha dei committenti, dei fornitori, degli inserizonisti, un personale, sopra tutto ha milioni di utenti e un complesso di obiettivi e doveri che hanno rilevanza strategica nel mondo dell'informazione, della cultura e dell'intrattenimento.
Il presidente dovrebbe persuadere il Consiglio d'amministrazione delle sue idee o accogliere quelle degli altri, tutelare l'autonomia operativa della macchina che amministra e rassicurare chi ci lavora senza rinunciare a un ruolo di indirizzo e di controllo anche severo, e fissare traguardi di buona gestione sorvegliando che siano raggiunti, cominciando a prefigurare un modo di lavorare che è tipico delle migliori imprese private e che ha caratterizzato il meglio dell'industria pubblica.
Questa vocazione è il contrario, precisamente il contrario dell'attitudine autolesionista mostrata dalle esternazioni presidenziali negli ultimi tempi.
Dagospia.com 8 Novembre 2002
Paolo Conti sul Corsera informa che "Ieri sera Berlusconi ha visto, con Gianni Letta, sia il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini che il leader Udc Marco Follini. Poi Berlusconi è andato a cena dal presidente del Senato, Marcello Pera. E sono in molti a giurare che il nodo Rai sia stato affrontato". Certo che è stato affrontato. E il Divino Cavaliere si è tolto anche qualche soddisfazione, ricordando ai presenti la loro opposizione al suo candidato, alias Carlo Rossella. Avete visto cosa ha combinato il vostro Baldassarre? Ben vi sta.
Tra i più attenti osservatori e trafficoni della crisi Rai vanno registrati i dalemiani. Fatti fuori, spogliati di tutto, emarginati da nomine e programmi, gli aficionados di Baffino hanno fatto pressione su Fassino, quindi su Donzelli, per terminare con un accordo con Pier-furby Casini. Come ai vecchi tempi della diccì: incontri informali, preliminari e bando alle polemiche in piazza. Si governa, non si comanda, perché escludere quando si può aggiungere.
Così Carlo Rossella approda alla prima poltrona, il consiglio d'amministrazione viene ribaltato e per Baldassarre c'è già pronto un posticino come giudice costituzionale europeo..
LE CHIACCHIERE DI BALDASSARRE
Giuliano Ferrara per Il Foglio
Il presidente della Rai, Antonio Baldassarre, è spesso oggetto di attacchi pretestuosi. Non ne serve un altro. Tuttavia sarebbe interessante sapere se Baldassarre abbia idea di quanto possano costare all'azienda che amministra le sue uscite estemporanee. Dare dell'imbecille a un consigliere d'amministrazione ha un costo. Attaccare il direttore generale con argomenti di tipo personale ("vuole sembrare il padrone dell'azienda") ha un costo. Dire che Bruno Vespa o le trasmissioni del pomeriggio fanno circolare disvalori censurabili, dall'anticlericalismo a un'immagine sbagliata del femminile, ha un costo.
Il presidente della Rai amministra un rilevante patrimonio pubblico ed è tenuto, senza che questo comporti per lui la mortificazione del silenzio, a un contegno responsabile verso l'azienda che dirige, verso i suoi collaboratori, verso i poteri di indirizzo e vigilanza del Parlamento. In nessuna compagnia privata il responsabile del Consiglio d'amministrazione svaluta brutalmente il prodotto, esprime disgusti di tipo personale sulla merce in vendita, demotiva coloro che lavorano con lui o per la ditta. Non si usa. Non si fa. Se c'è qualcosa da cambiare si cambia, ma non si abbatte il valore di ciò che si amministra a colpi di malumore.
Baldassarre è persona colta, ha un profilo autorevole di giurista e di presidente emerito della Corte costituzionale in forza del quale è stato scelto per il ruolo che ricopre, dunque non dovrebbe farsi risucchiare ogni settimana nel vortice delle polemiche spicciole. Il suo compito sarebbe quello di migliorare lo standard qualitativo dei rapporti interni all'azienda e di quelli esterni, non di abbassarlo. Non è solo questione di immagine, è problema di sostanza.
Sebbene in un quadro anomalo che più anomalo non si potrebbe, dal conflitto potenziale di interessi in cui incorre il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset fino alla tradizionale sudditanza psicologica dei gangli vitali dell'azienda alla politica romana, la Rai è un'impresa: ha dei committenti, dei fornitori, degli inserizonisti, un personale, sopra tutto ha milioni di utenti e un complesso di obiettivi e doveri che hanno rilevanza strategica nel mondo dell'informazione, della cultura e dell'intrattenimento.
Il presidente dovrebbe persuadere il Consiglio d'amministrazione delle sue idee o accogliere quelle degli altri, tutelare l'autonomia operativa della macchina che amministra e rassicurare chi ci lavora senza rinunciare a un ruolo di indirizzo e di controllo anche severo, e fissare traguardi di buona gestione sorvegliando che siano raggiunti, cominciando a prefigurare un modo di lavorare che è tipico delle migliori imprese private e che ha caratterizzato il meglio dell'industria pubblica.
Questa vocazione è il contrario, precisamente il contrario dell'attitudine autolesionista mostrata dalle esternazioni presidenziali negli ultimi tempi.
Dagospia.com 8 Novembre 2002