RASSEGNATI STAMPA - DOCCE PER SADDAM: UN'ARMA DI IGIENE DI MASSA; LE BATTERIE DI POLLI DI HUSAI; NOVE RIGHE PER I MORTI AMMAZZATI DI FIDEL CASTRO (DOVE STA MINA'?)

1 - I debiti da cancellare
Lettera di Alberto Arbasino a La Stampa


Cara Stampa, la cancellazione dei debiti dei paesi più poveri era un tema di grande attualità e gran moda, l'anno scorso. Qualche lettore ricorderà forse le manifestazioni in molti luoghi del mondo, con viaggi politici, interventi di cantanti, reportages abbondanti ed entusiastici. Tutto dimenticato? Di già? Ora si legge che la Francia e la Germania e la Russia non intendono affatto cancellare i debiti dell'Iraq distrutto. Ma allora, che senso ha inviarvi soldi e mezzi per la ricostruzione, se dopo tanti proclami e canti di pace i soliti ricchi creditori non rinunciano all'incasso, di fronte ai poveri e ai poverissimi? E nessuno fa manifestazioni?


2 - Docce
Jena per il Manifesto


Un fantastico documento trasmesso domenica sera da Speciale Tg1, ci ha mostrato Saddam Hussein che spiegava quanto è importante per gli esseri umani lavarsi accuratamente: gli uomini non dovrebbero mai fare meno di una doccia al giorno. Le donne invece mai meno di due, perché le donne non devono assolutamente lasciare in giro l'odore del proprio corpo. Neanche fosse un'arma di distruzione di massa.




3 - Un dopo-Saddam tra polli e postriboli
Paolo Ojetti per l'Unità

C'era Luigi Bacialli, direttore del Gazzettino, ai «Fatti Vostri». Leggeva e commentava i titoli del suo giornale, sotto l'occhio vigile di Paola Saluzzi. A un certo punto ha divagato sui vizi del regime iracheno abbattuto: in una delle cucine del palazzo del figlio peggiore di Saddam erano stivati nel freezer duemila polli. Il figlio di Saddam - ha detto Bacialli - era goloso di pollame, se ne ingozzava senza ritegno, il che dimostra il grado di perversione della famiglia del dittatore. Non è stata valutata la scoperta sotto il profilo statistico del pollo su ogni tavola: il perfido erede di Saddam aveva fatto sballare qualsiasi aspettativa di benessere. Saddam stesso, poi, ha provato quanto fosse corrotta la sua vita intima: aveva una garçonnière con specchio e affreschi in linea con i postriboli italiani ante Merlin.

Quando non ammazzava il tempo nella casetta, regalava agli ospiti di riguardo un kalashnikov placcato d'oro, ad imitazione di califfi e sceicchi del passato, che distribuivano scimitarre cesellate. Perché questi aspetti sibaritici prevalgono sugli aspetti assai più seri dei guasti di quella dittatura? Probabilmente perché il disastro della «liberazione» dell'Iraq sta seminando il dubbio nelle masse assiepate fra il Tigri e l'Eufrate: si stava meglio quando si stava peggio. Il museo distrutto, la biblioteca nazionale in fumo, eventi irreparabili, sono stati presentati dai più sensibili personaggi dell'amministrazione Bush come effetti di una gioiosa «libertà disordinata» e di «saccheggi come sapore di libertà», il che pone questi eventi nell'immaginario collettivo molto al di sotto del kalashnikov d'oro e delle lenzuola spiegazzate. Tra qualche mese nessun americano ricorderà più il contrattempo di non aver trovato armi di distruzione di massa, ma tutti ricorderanno il ritrovamento delle batterie di polli di Husai.


4 - Nove righe per Fidel
Claudio Sabelli Fioretti per www.sabellifioretti.com

FIDEL CASTRO. Il marpione approfitta nel casino iracheno, e della totale disattenzione dei giornali di tutto il mondo, per fare condannare i dissidenti cubani a pene che vanno dai 20 ai 25 anni (notare che perfino Fidel, quando fu condannato dal regime di Batista, prese se ben ricordo meno di dieci anni). La notizia della condanna di Hector Palacio (25 anni) e di Raul Rivero (20 anni) ha avuto uno spazio rilevante in Italia: nove righe.


Dagospia.com 15 Aprile 2003