SATIRA SATURA - LA VEDOVA MORO QUERELA LUTTAZZI: "SPETTACOLO OSCENO E OFFENSIVO" (SOTTO ACCUSA UNA SCENA CON LO STATISTA UCCISO E ANDREOTTI.)

Da Repubblica.it

Dopo le polemiche, la querela. Sale la temperatura attorno a "Dialoghi platonici", lo spettacolo di Daniele Luttazzi. La vedova di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli, ha deciso di usare le vie legali contro il comico. Pietra dello scandalo la scena in cui, si legge nella querela, Luttazzi "rappresenta un Andreotti che alla vista del cadavere riverso nella Renault R4 rossa, si eccita sessualmente e lo sodomizza". Una scena che aveva suscitato polemiche roventi ma della quale Luttazzi ha sempre smentito l'esistenza. "Non esiste alcuna scena del genere - si era difeso il comico nei giorni scorsi - Qualcuno si è persino inventato che c'era in scena un attore che interpretava Andreotti e un altro Moro. Niente di più falso".

Smentita che non è servita a bloccare la querela della vedova di Moro. "La rappresentazione di Luttazzi - si legge nella querela - è oscena e lesiva del comune senso del pudore poiché investe ed offende la morale pubblica, anzi calpesta in modo violento ed impietoso il più elementare senso di umanità; in questo caso, comunque, la rappresentazione è palesemente diretta ad alterare e ad incidere in modo disdicevole sulla realtà storico-sociale di un politico e sulla memoria di Aldo Moro".



Ieri, invece era arrivato lo sdegno di Giulio Andreotti. "Io ho sempre difeso la satira - aveva detto il senatore a vita - Ma ci sono cose che non si possono nobilitare chiamandole satira". Sempre ieri la procura procura di Genova aveva aperto un fascicolo contro ignoti con l' ipotesi d' accusa di oscenità. Prima di procedere all' eventuale iscrizione sul registro degli indagati di Luttazzi, del regista, del produttore, o degli attori, il pm ha deciso di acquisire il testo della sceneggiatura e il video dello spettacolo. La vicenda giudiziaria ha preso avvio in seguito ad un esposto-denuncia presentato in procura da Franco Corbelli, leader del Movimento dei diritti civili di Roma, in cui lo spettacolo viene definito "ignobile e osceno".


Dagospia 3 Dicembre 2003