barbara alberti malcom pagani

“ERO UNA MATTA, HO FATTO DELLE CAZZATE CHE NON HO PAGATO, E SONO STATA UNA PESSIMA MADRE” – LA QUASI 84ENNE BARBARA ALBERTI SI RACCONTA AL FIGLIO GIORNALISTA MALCOM PAGANI – “GIOCAVO CON TOTALE IRRESPONSABILITÀ E CON UN EGOISMO GLORIOSO, ASSOLUTO, SENZA NESSUN RIMORSO. I NOSTRI GENITORI AVEVANO PROVATO A INFONDERE IL RICATTO DEL SENSO DI COLPA AI FIGLI E NOI AVEVAMO TROVATO UN MODO PER AGGIRARE L’OSTACOLO. COME? MENTENDO” – “UN FIGLIO? E CHI CI PENSAVA? MI CONSOLA CHE NON SIA DIVENTATO UN SERIAL KILLER. POTEVA SUCCEDERE, VISTO CHE CE NE SIAMO SEMPRE FREGATI” – LE CORNA, I SOLDI (“NON AVERLI ERA UN’AVVENTURA. IERI SI POTEVA ESSERE BOHÉMIEN, OGGI SEI UN PEZZENTE”), IL RIFIUTO DELL’ANALISI (“FREUD NON ERA MICA ENRICO FERMI”), LA VECCHIAIA: “VORREI CAMPARE MILLE ANNI E AVERNE SEMPRE 18. INVECCHIARE È INACCETTABILE. NON HO NESSUNA SAGGEZZA E SE CI PENSO ANCORA MI INCAZZO. MORIRE LA TROVO UNA COSA MOLTO BRUTTA...”

Malcom Pagani per https://d.repubblica.it/culture/interviste/2026/09/11/news/barbara_alberti_figlio_malcom_pagani_intervista-425578376/

 

“Se sono stata una buona o una cattiva madre? Direi pessima”.

barbara alberti malcom pagani 45

Non parlo con mia madre da trentacinque anni. Forse non le ho mai parlato davvero. Provo a farlo in un pomeriggio ritmato dalle cicale tentando di scoprire chi è per capire chi sono.

 

L’ho portata al mare, l’ho vista scendere in acqua con mio padre che in autostrada confonde le pale eoliche con gli aerei da turismo, ci vede poco e non guida da un ventennio, ma minaccia di ricominciare perché è da sempre un seguace dell’assurdo: “Conosco le curve a memoria, che problema c’è?”. Ora io e mia madre siamo seduti. Lei racconta una storia e io penso che tutti i miei difetti sono anche i suoi. È questo il significato della parola eredità?

 

 

Perché pessima?

“C’era un’idea ludica della vita e io giocavo con totale irresponsabilità e con un egoismo glorioso, assoluto, senza nessun rimorso. I nostri genitori avevano provato a infondere il ricatto del senso di colpa ai figli e noi avevamo trovato un modo per aggirare l’ostacolo”.

Come?

“Mentendo. Lo consideravo tra i diritti del prigioniero. Volevamo soltanto essere liberi e opporci a un controllo insopportabile: ingannare i genitori era un rito di passaggio. Oggi i ragazzi sono sorvegliati speciali, monitorati come delinquenti e questo mettere il naso nelle loro vite è meno aggirabile di quando ero ragazza.

barbara alberti

 

Allora avevi una libertà relativa molto grande e la felicità di trasgredire. Per cinque anni ho studiato da Caterina, figlia di comunisti, di gente che a mia madre piaceva pochissimo, dandole un nome falso e facendo interpretare alla mia amica il ruolo di Maria. Mia madre telefonava tutti i giorni: “Buongiorno Maria, sono la madre di Barbara, posso parlarle”, “Certo signora”. Non ha mai sospettato di nulla”.

 

 

“In Albania, sul fronte di guerra, dove finalmente con il marito ufficiale poteva recitare da signora, faceva arrivare l’acqua minerale dall’Italia. Dividevano la casa con la famiglia di un altro militare e mia madre era convinta che Lelluccio, il figlio dei vicini, attentasse alla sua Sangemini. Svuotò una bottiglia e ci mise la trielina. Nel pomeriggio di Tirana, urla atroci, trambusto, Lelluccio ricoverato d’urgenza. Lei, trionfante, sull’uscio, ebbra per la giusta punizione: ‘L’avevo detto io che c’era un ladro in casa’”.

barbara alberti amedeo pagani

 

Che rapporto avevi con lei?

“Non l’ho mai amata e non me ne sono mai fatta un problema. Cercavo solo di fuggirle. Era convinta con qualche ragione che il marito, mio padre, la tradisse. Pur di scoprire la colpa del babbo affamò i figli e ingaggiò a caro prezzo un Tom Ponzi di Perugia e alla fine ebbe il suo premio.

 

Il giorno in cui scoprì che il nonno era scappato a Venezia con l’amante invece di andare ad Abano a fare i fanghi per la schiena fu il più bello della sua vita. Lo aspettò sulla porta e gli domandò: ‘Come sono andate le cure Alvaruccio?’. Appena lui srotolò il rosario delle menzogne gli arrivò una sberla. Poi altre. Mio padre che era un gentiluomo non alzò mai un dito, né allora né in seguito”.

Chi era l’amante?

“Una donna che mia madre conosceva bene. Se avesse saputo l’identità avrebbe inseguito l’approdo in cronaca. Aveva già pronto il taglierino per uccidere. Intervenne suo fratello Betto, l’artista della famiglia. Andò dal Tom Ponzi di Perugia e lo convinse a inventare una figura inesistente, Rosita Vargas, meretrice colombiana, per dare a mia nonna il nome che voleva ed evitare il peggio”.

Le corna ci sono sempre state.

barbara alberti malcom pagani 33

“Erano così regolate: se l’uomo le metteva era l’orgoglio della famiglia, se lo faceva la donna era una poco di buono, una zoccola, una mignotta. Era una società imperniata sulla recita dell’espiazione. Parroci e preti dominavano, andavamo a catechismo e a messa, tutti eravamo costretti all’interrogatorio morboso del confessore”.

 

I nonni erano umbri.

“Sono nata lì. Facevamo il bagno nel Tevere e se per strada passava una macchina ci fermavamo in estasi. La provincia è gretta, ma entusiasmante. C’è tutto da inventare, tutto da smantellare”.

Poi sei venuta a Roma e io sono nato lì.

“Assolutamente per caso, chi ci pensava a te? Mi consola che tu non sia diventato un serial killer”.

In che senso?

barbara alberti

“Che poteva succedere, di te ce ne siamo sempre fregati. Eravamo pieni di fiducia nella vita, certi che voi figli ve la sareste comunque cavata”.

 

Mi ricordo che con i soldi avete sempre avuto un rapporto allegro.

“Dissennato. Facevamo il contrario di ciò che facevano i nostri genitori. Avevano avuto il morso della guerra, ereditato il senso del risparmio, capito che bisognava stare attenti anche alle cento lire. Noi le buttavamo. Mio padre già vecchio, per spiegarcelo, quando veniva a trovarci amava dar vita a una gag. Arrivava con mille lire, le faceva in mille pezzi e poi le gettava dalla finestra: “Voi fate così tutti i giorni, attenti che il futuro porta brutte sorprese””.

Arrivarono. Un anno, a Natale, papà era così in difficoltà che mi si avvicinò a libagioni consumate per chiedermi se la nonna, sua madre, mi avesse regalato qualcosa. Appena tirai fuori le cinquantamila lire se le mise in tasca: “Se me le presti, tra due mesi ti restituisco il doppio”.

“Il droghiere, il signor Virgilio Virgili, ci fece credito per un anno. Avevamo una fiducia insensata nel domani e sapevamo che le cose si sarebbero messe a posto”.

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Come?

“Grazie alle occasioni della vita, agli amici, ai maestri. All’epoca c’erano ancora. Non è come oggi che noi vecchi non ci leviamo mai dai coglioni, anzi i vecchi ti facevano strada, ti insegnavano il mestiere ed erano contenti di avere una discendenza. Nel cinema, scrivevamo sceneggiature, abbiamo trovato soltanto porte aperte. C’era un ottimismo, ancora figlio delle speranze del dopoguerra, che rendeva il denaro secondario. Non avere soldi era un’avventura. Ieri si poteva essere bohémien, oggi sei un pezzente”.

 

(…)

Non sono sicuro di aver capito chi abbia avuto in sorte come madre.

“Una donna fortunata. Una vaga idea di chi sei, io invece ce l’ho”.

Perché non sei mai andata in analisi?

“Non ci pensavamo nemmeno, non c’era questa mania psicopedagogica, psicoanalitica, questa ventata esemplificatrice di voler applicare uno schema alla vita. Freud non era mica Enrico Fermi. Abbiamo preso la psicanalisi come fosse una verità rivelata, come una regola ferrea, mentre lui e Jung sognavano e basta. Se ami una donna di quindici anni più grande vuoi la mamma: due palle. Ho preferito una vita più semplice”.

barbara alberti

 

 

Avere quasi 84 anni ti dispiace?

“Che sto per morire intendi? Certo che mi dispiace.

E turba?

“Non saremmo restati per l’eternità come credevano i nostri genitori, ma ce la saremmo goduta fino all’ultimo respiro facendo ciò che volevamo. Questo pensavamo, così abbiamo vissuto”.

La vecchiaia ha dei vantaggi?

“Nessuno, l’unico è che sei ancora vivo. Tutta questa retorica sulla bellezza della vecchiaia non l’ho mai capita. Vorrei campare mille anni e averne sempre 18. Invecchiare è inaccettabile. Non ho nessuna saggezza in questo senso e se ci penso ancora mi incazzo. Che devo morire la trovo una cosa molto brutta”.

 

barbara alberti

Sei mai stata saggia?

“Non lo so, ho fatto delle cazzate che non ho pagato di cui sono grata al destino. Eravamo degli sbruffoni, molto romantici, con una nostra spiritualità. Essere atei non significava rinunciarci, anzi”.

Chi sei stata?

“Mi sono sempre guardata molto poco, ma ho vissuto sognando fino in fondo con entusiasmo e dolore. Non mi saprei descrivere. Penso che ero una matta, questo penso”.

 

 

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