enrica bonaccorti

“LA TRUFFA AL GIOCO DI NON E’ LA RAI? MI FERI’ MOLTO. DISSI PERSINO: ‘DATEMI UNA MITRAGLIATRICE’. UNA REAZIONE CHE MI COSTO’ CARA. LA MIA CARRIERA FECE UN TESTACODA” – ENRICA BONACCORTI MEMORIES: “MI RITROVAI A SOSTITUIRE LA CARRÀ E MI CHIAMARONO ‘LA MIRACOLATA’. ANNUNCIAI DI ESSERE INCINTA, TUTTI MI ATTACCARONO E PERSI IL FIGLIO. VENNI ACCUSATA DI AVER UTILIZZATO LA TV PUBBLICA PER SCOPI PRIVATI. OGGI È IMPOSSIBILE FAR CAPIRE PERCHÉ FUI CONDANNATA COME UN’APPROFITTATRICE DELLA TV DI STATO" - "PLAYBOY? QUEI SOLDI MI SERVIVANO, VISTO CHE AVEVO UNA BAMBINA PICCOLA E NESSUN AIUTO DA UN MARITO SCOMPARSO…” – IL SOGNO DI SCRIVERE UNA CANZONE PER SANREMO – VIDEO

 

Renato Franco per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«Fui scelta per disperazione».

 

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Enrica Bonaccorti da un momento all’altro si è trovata a sostituire un monumento come Raffaella Carrà che lasciava un programma da oltre 4,5 milioni di spettatori (a mezzogiorno, numeri folli) anche grazie al diabolico «gioco dei fagioli» (quanti erano in quel grande barattolo di vetro costantemente inquadrato e bramato?).

 

Per dire. Mondaini e Vianello, Ugo Tognazzi, Virna Lisi, Nino Manfredi, Sandra Milo e Claudia Cardinale: tutti avevano rifiutato di prendere il posto di Raffaella. Quindi la scelta ricade su di lei, in quel periodo lanciata da Italia Sera. 

«Era disperata la Rai ed ero disperata io. Pensai addirittura di rompermi una gamba per evitarlo. Mi fecero incontrare Gianni Boncompagni ma lui mi “tranquillizzò” a modo suo: “Non ti preoccupare, tanto andrà tutto malissimo”. Non conoscevo ancora la sua ironia, per poco non svenni». 

 

Invece «Pronto, chi gioca?» andò benissimo. 

«Contro ogni previsione: un miracolo, così presero a chiamarmi “la miracolata”. 

Anche perché sapevano che io non avevo alcun protettore, sponsor o uomo potente al mio fianco. Fossi stata più protetta, non sarei stata messa da parte nel momento più alto della mia carriera». 

 

Dall’apice al baratro. Annunciò di essere incinta e l’accusarono di aver utilizzato la tv pubblica per scopi privati: oggi le farebbero un monumento. 

enrica bonaccorti 2

«Oggi è impossibile far capire perché fui condannata come un’approfittatrice della tv di Stato. Il giorno dopo tutti i giornali mi misero all’indice e in quelle poche ore in cui successe di tutto persi il bambino di cui ero incinta. Fu un grande dolore». 

 

Come mai decise di annunciare la sua gravidanza? 

«Vivevo con otto paparazzi che mi seguivano, non volevo che la notizia arrivasse dal gossip. Mi sembrava una cosa semplice da dire, pura, da amica del pubblico, ma il giorno dopo tutta la stampa mi condannò, parlarono di “uso privato del servizio pubblico” descrivendo un’Enrica lontanissima da me. In quel momento mi sono sentita abbandonata dalla Rai». 

 

Fu la molla per passare a Mediaset? 

«Accadde nell’87, pochi mesi dopo quell’annuncio, ma era dal 1983 che Berlusconi mi corteggiava professionalmente. Poi, dopo il successo del mezzogiorno tornò a insistere, offriva delle cifre astronomiche, Pippo e Raffaella avevano già accettato, ma quando lo dicevo in Rai non mi credevano». 

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Di che cifre parliamo? 

«Miliardi di lire». 

 

Tra i programmi che ha condotto a Mediaset c’era «La giostra» che oggi costerebbe come una manovra finanziaria: c’erano Baudo, Mike, Mondaini e Vianello, Marco Columbro... 

«Mi ci fa riflettere ora. Pensi che nella mia semplicità non avevo pensato che potesse avere un costo così alto quella trasmissione... Ricordo in particolare Sandra Mondaini come Sbirulino, mi divertiva molto lavorare con lei». 

 

Nel 1991 arrivò «Non è la Rai». Oggi si potrebbe riproporre? 

«Direi che sarebbe meglio evitare. In quest’epoca di social e di cattiveria sarebbe un massacro. L’allegria e la leggerezza sembrerebbero provocazione di minorenni scatenate che secondo me invece rappresentavano solo l’energia e la joie de vivre della gioventù. Poi c’è la malizia negli occhi di chi guarda...». 

 

«Eternit»: una telespettatrice diede la risposta esatta al Cruciverbone prima che lei facesse la domanda. 

«Quella truffa mi ferì molto. La mia reazione fu forse eccessiva, dissi persino: “Fermate la musica, datemi una mitragliatrice!”. Ma non la rinnego, non potevo passarci sopra». 

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Fu anche rimproverata dai dirigenti di rete. 

«Qualcuno mi disse che avrei potuto “glissare”, certo la mia reazione non aiutò i rapporti e la mia carriera fece un testacoda. Ma come si dice, il nostro destino è il nostro carattere». 

 

Per questo lasciò «Non è la Rai»? 

«Un po’ per concomitanze anche personali e un po’ perché non mi sentivo più a mio agio, non mi sentivo più amata». 

 

Quella di una volta era una tv migliore? 

«Non era tutta bella la televisione di una volta, ma c’erano più talenti e spontaneità, oggi non è tutta brutta ma è più superficiale e ripetitiva. In ogni caso per me la parola più importante è Responsabilità. 

 

Quando si parla a milioni di persone come accade in televisione, è la qualità imprescindibile per fare bene questo lavoro. La tv rispecchia la società contemporanea, la racconta ma allo stesso tempo la forma. Dovremmo tutti ricordare che siamo un esempio automatico, persino inconscio per lo spettatore. Come diceva Woody Allen “il cinema si ispira alla vita, ma la vita si ispira alla tv”». 

 

C’erano più soldi, più cura e più cultura? 

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«Come ha visto non so nulla di soldi o budget, sono sempre stata lontana dagli aspetti pratici, ma sicuramente c’erano più cura e più cultura, in linea con quello che esprimeva la società contemporanea. La televisione riflette la realtà, è vero, ma la rappresentazione che se ne faceva una volta evitava la morbosità dei dettagli, non diventava tribunale pubblico su cui immolare i protagonisti delle storie più cruente». 

 

(…)

 

Un sogno? 

«Una canzone scritta da me che vinca Sanremo». 

 

Perché non si propone? 

«Non frequento quel mondo e non so come muovermi, ma so che sbagliano a non cercarmi. Non canto e non ballo, ma scrivo benissimo: è l’unica mia presunzione». 

 

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È stata una conduttrice malleabile o «si fa come dico io»? 

«Sono stata anche troppo malleabile, sono un soldatino e rispetto i ruoli, però non rinuncio a dire la mia e a contrastare quello che non mi va.  Sono poco diplomatica e piuttosto diretta. E già questo basta e avanza per essere scomoda». 

 

Un’immagine di quel grande successo, di quella visibilità così accesa? 

«In realtà me ne sono resa conto solo dopo, lavoravo e basta, con molto impegno ed entusiasmo, mi sembrava tutto normale. Mi sono presa grandi lussi di indipendenza, un atteggiamento che non va bene in nessun lavoro, figuriamoci in questo». 

 

Deve lavorare sull’autostima? 

«Anche questo l’ho capito tardi, ma ci sto lavorando». 

 

Però piaceva davvero. Ha pure posato per «Playboy». 

«Così come Orietta Berti, Raffaella Carrà, Iva Zanicchi... e quei soldi mi servivano, visto che avevo una bambina piccola e nessun aiuto da un marito scomparso. E poi erano foto più artistiche che erotiche, oggi fanno sorridere. Se fa un giro in spiaggia sono tutte molto più nude». 

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