BREAK-BERRY - GOOGLE, CISCO E SAP INTERESSATI A FARE UNO SPEZZATINO: A NOI I SERVER, A VOI GLI SMARTPHONE

Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"

Oggi sembra quasi una leggenda, ma fino a un annetto fa in California sopravviveva l'abitudine di avere due smartphone in tasca: un iPhone e un BlackBerry. Era stato battezzato l'«iBlackBerry». Questo perché il segreto dell'ex Research in Motion - oltre all'attenzione maniacale per le tastiere che alla fine si è rivelata un boomerang - è sempre risieduto nei server della società canadese.

Sicuri, affidabili (almeno fino ai blackout degli ultimi due anni) e soprattutto economici per l'utente: grazie all'algoritmo di compressione hanno permesso di garantire un traffico dati in roaming a prezzi accettabili. Oltre a questo altro motivo di grande affezione da parte dei businessman, corollario del passaggio preferenziale sui server Rim, era la possibilità di usare il servizio di instant messaging del gruppo senza poter essere intercettati, un particolare che faceva arrabbiare in particolare gli Emirati Arabi.

Bisogna tenere a mente queste peculiarità per capire l'interesse di Google, Cisco e Sap per l'azienda alla ricerca disperata di un acquirente. Le tre società americane sarebbero interessate al gruppo ma in termini di «spezzatino». Le trattative che non sono state confermate offrono una prospettiva alternativa rispetto all'accordo preliminare raggiunto con Fairfax Financial, che ha sollevato scetticismo soprattutto da parte del mercato. A esprimere interesse per Blackberry è stata anche la società di private equity Cerberus, e nei prossimi giorni potrebbero uscire allo scoperto anche Intel e le asiatiche LG e Samsung.

L'intesa da 4,7 miliardi di dollari con Fairfax offre a Blackberry un periodo di «go-shop», durante il quale la società canadese ha la possibilità di esplorare se ci sono alternative migliori. Blackberry e Fairfax si sono date tempo fino al 4 novembre, quando dovrebbe essere firmato un accordo definitivo se nulla cambierà rispetto all'annuncio del 23 settembre scorso.

Non è chiaro se le trattative con Cisco Systems, Google e SAP si tradurranno in eventuali offerte d'acquisto: nonostante il forte interesse per il portafoglio brevetti di Blackberry, prevale l'incertezza sulle prospettive dell'ex colosso dopo le vendite sotto le attese dello Z10, l'ultimo nato in casa Blackberry che avrebbe dovuto risollevare le sorti della società.

Le vendite sono risultate decisamente inferiori alle attese e Blackberry ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con un rosso di quasi un miliardo di dollari a causa delle svalutazioni sugli Z10 non venduti. A questo si aggiunge il rischio di una forte svalutazione degli accordi di licenza e del portafoglio brevetti nei prossimi 18 mesi, come avvertito dalla stessa società.

Lo Z10 causa anche problemi legali a Blackberry. L'azionista Marvin Pearlstein ha avviato una class action, con la quale ritiene di poter rappresentare «migliaia» di altri soci contro la società, accusata di aver gonfiato i prezzi dei titoli con prospettive troppo rosee per la linea Blackberry 10. L'accusa è quella di aver ingannato gli investitori dichiarando progressi nel rispettare gli impegni finanziari e operativi, spingendo quindi all'acquisto di titoli poi crollati.

La pressione su Blackberry per una sua vendita è salita dopo l'accordo fra Microsoft e Nokia. Prima dell'intesa la società finlandese era considerata una possibile acquirente. In crisi da tempo, Blackberry ha quindi accelerato il processo a caccia di un rilancio dopo che negli ultimi anni ha perso terreno nei confronti di Samsung e Apple. Blackberry, che fino a poco tempo fa controllava il 50% del mercato americano, ora ne ha solo il 3%. E i suoi titoli, che prima valevano 200 dollari per azione, ora sono scambiati a meno di 11 dollari .

 

 

BLACKBERRY A10BLACKBERRY Z10alicia keys e thorsten heins con i nuovi blackberry jpegCISCO SYSTEMS SERGEY BRIN CAPO DI GOOGLE COI GOOGLE GLASS

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