descalzi costamagna guzzetti

IL MAXI-DEBITO DI SAIPEM SCHIACCIA I RICAVI DELL’ENI? E RENZI ORDINA ALLA CDP (CHE PER STATUTO PUO' ENTRARE SOLO IN SOCIETA' CON BILANCI SANI) DI COMPRARSI IL 15% DI SAIPEM – IL RINCULO DI GUZZETTI: "COSTAMAGNA-GALLIA NON CREDO CHE FARANNO FARE DELLE AVVENTURE ALLA CASSA” (LA SAIPEM NEI PRIMI 9 MESI HA PERSO 866 MILIONI!)

Andrea Greco per “la Repubblica

 

SAIPEM ALGERIA SAIPEM ALGERIA

Circa quattro ore per tre cda diversi sanciscono la prima tappa della separazione tra Eni e Saipem, il contrattista del gruppo da 58 anni. Tra Milano e Londra ieri pomeriggio gli organi deliberanti hanno detto sí all’articolata operazione con cui il gruppo degli idrocarburi lascia al suo destino la controllata nei servizi, cedendone poco meno del 15% al Fondo strategico italiano – lo strumento della Cassa depositi e prestiti per investire nelle aziende ritenute strategiche dal governo – e mettendo le basi per deconsolidarne il debito: ben 5,7 miliardi nei conti a fine settembre, uno in più di un anno prima.

 

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A latere, Saipem ha aggiornato il proprio piano industriale, attrezzando la tesoreria per il suo futuro autonomo. Il viatico per la controllata nelle costruzioni e perforazioni, passa per un aumento di capitale da circa 3,5 miliardi, e un prestito ponte da circa 4,5 miliardi che l’anno venturo sarà parzialmente rimborsato attraverso 2 miliardi di emissioni obbligazionarie targate Saipem (le agenzie di rating avrebbero garantito l’investment grade).

 

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In Borsa, al termine di una seduta non brillante per il settore, l’azione Eni ha perso il 2,7%, mentre Saipem è scesa del 3,4% a 7,99 euro. Il prezzo di Borsa, che verosimilmente equivale a quello della transazione tra Eni e Fsi, valorizza circa 550 milioni la quota ceduta, ed Eni ha fatto sapere che ha in carico la partecipazione Saipem a valori «in linea con i livelli di prezzo attuali».

 

Il Fondo guidato da Maurizio Tamagnini si è contestualmente impegnato a sottoscrivere la quota parte della futura ricapitalizzazione Saipem, mentre non è chiaro se l’Eni, cui resta un 28% di Saipem con la volontà di scendere di quota presto, farà la sua parte nell’aumento 2016. La parte restante la garantiranno comunque le banche: un consorzio che comprende Goldman Sachs, Deutsche Bank, Citi, Bnp Paribas, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Unicredit. Gli advisor sono invece Credit Suisse a fianco dell’Eni venditrice, e Lazard per la ristrutturazione di Saipem.

Maurizio Tamagnini Maurizio Tamagnini

 

Sull’operazione si è espresso anche Giuseppe Guzzetti, leader delle Fondazioni ex bancarie che della Cdp detengono il 18% e quindi sono coinvolte nel nuovo investimento. «Non mi pare che ci sia motivo di preoccupazione su quello che stanno facendo Costamagna e Gallia. Saipem è una grande azienda con presenza mondiale e grandi competenze. Disperderne il patrimonio sarebbe un errore ». Le fondazioni sono in attesa del piano industriale della Cassa, a dicembre.

Giuseppe Guzzetti Presidente AcriGiuseppe Guzzetti Presidente Acri

 

«E’ chiaro che l’oggetto della Cassa non è stato cambiato e quindi non può investire in aziende che non abbiano bilanci a posto. Gallia e Costamagna sono molto noti come professionisti e non credo faranno fare delle avventure alla Cassa, anche perché lo statuto non lo consente».

 

CLAUDIO COSTAMAGNA jpegCLAUDIO COSTAMAGNA jpeg

Un’affermazione che sembra quasi un monito. Anche perchè nei primi nove mesi, esaminati ieri dal cda, Saipem ha perso 866 milioni dopo ricavi per 8,44 miliardi (uno in meno dell’anno prima), e veleggia verso un bilancio 2015 che prevede una perdita per 800 milioni. E a sentire l’ad Stefano Cao, è andata ancora bene: «I risultati incoraggianti del terzo trimestre - chiuso con un utile di 54 milioni, in calo dai 76 di un anno prima, ndr - in uno scenario profondamente deteriorato, ci permettono di confermare le stime comunicate in occasione della semestrale».

FABIO GALLIA E SIGNORA FABIO GALLIA E SIGNORA

 

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