descalzi bisignani renzi scaroni

COMMISSIONI E/O TANGENTI - BISIGNANI SMENTISCE CLAMOROSAMENTE QUANTO SOSTENUTO FINORA DALL’ENI, OVVERO CHE MAI ALCUNA “MEDIAZIONE” È STATA PAGATA ‘’PER LA CONCESSIONE PETROLIFERA, OVVERO UN MILIARDO E 94 MILIONI SONO STATI VERSATI ESCLUSIVAMENTE AL GOVERNO NIGERIANO”

dan etetedan etete

Paolo Colonnello per La Stampa.it

 

Racconta Luigi Bisignani, uomo di «collegamento» della politica romana e presunto mediatore dell’affare Eni: «Ci aspettavamo delle commissioni. In particolare ci aspettavamo che Obi ci riconoscesse una parte dei compensi che avrebbe ricevuto da Etete. Io e Di Nardo avevamo comunque svolto un’attività nelle trattative e quindi ci aspettavamo un riconoscimento economico. Questo riconoscimento non poteva provenire da Eni perché Eni non paga commissioni…».

 

bisignani interna bisignani interna

La frase è contenuta nel verbale reso dal plurindagato Bisignani prima dell’estate davanti ai pm De Pasquale e Spadaro e rappresenta l’architrave dell’impianto accusatorio che ha portato sul registro degli indagati per corruzione internazionale, tra gli altri, l’attuale Ad di Eni Claudio Descalzi e l’ex presidente Paolo Scaroni, considerati dalla Procura gli uomini che hanno «organizzato e diretto l’attività illecita», consistita nel pagamento di una mega tangente di oltre mezzo miliardo di dollari all’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete per lo sfruttamento di un giacimento off shore del Paese africano.

 

estrazione di petrolio nel delta del niger in nigeriaestrazione di petrolio nel delta del niger in nigeria

Soldi di cui una parte, sostiene l’accusa, nella misura di almeno 200 milioni, sotto la voce «mediazioni», sarebbe finita a soggetti anche italiani con, si legge nella rogatoria integrativa inviata a Londra, «molteplici trasferimenti verso una moltitudine di persone fisiche e giuridiche in diversi Paesi che hanno ricevuto somme di vario importo (da milioni di dollari fino a poche decine di migliaia di dollari) o sono servite per l’acquisto di aerei, macchine blindate e carrarmati».

 

Luigi Bisignani con Giulio Andreotti Luigi Bisignani con Giulio Andreotti

Fin qui, l’accusa che ripercorre una storia, quella della concessione del petrolio nigeriano, ottimamente documentata nel sito «gradozeroblog.it» del giornalista Claudio Gatti. Ma il punto di svolta è rappresentato dal verbale di Bisignani, il quale con quelle poche parole smentisce clamorosamente quanto sostenuto finora dall’Eni, ovvero che mai alcuna «mediazione» è stata pagata, nel pieno rispetto del codice etico che da anni vieta a manager dell’Ente energetico di avvalersi di «mediatori» esterni per affari di questo genere.

 

Massimo Giannini Paolo Scaroni Massimo Giannini Paolo Scaroni

«Tutti i soldi per la concessione petrolifera, ovvero un miliardo e 94 milioni sono stati versati esclusivamente al governo nigeriano», sostengono i legali Nerio Diodà e Carlo Federico Grosso. Ma allora, perché Bisignani e il suo socio Di Nardo si «aspettavano delle commissioni» dal mediatore nigeriano Emeka Obi che tenne i rapporti con l’ex ministro Etete (a sua volta condannato dalle autorità francesi per riciclaggio) e agli atti ci sono intercettazioni dove l’ex presidente Scaroni informa Bisignani dell’andamento dell’affare?  

 

Chiariscono i pm: «Descalzi era anche in continuo contatto con Obi. Mentre Bisignani era il collegamento tra i vertici Eni e gli intermediari Di Nardo-Obi». Per i magistrati l’ammissione di Bisignani e i «contatti» di Scaroni e Descalzi (che nelle telefonate viene indicato come «baldy», il calvo) con il mediatore nigeriano non depongono a favore della difesa di Eni che rivendica di aver agito con trasparenza.

 

CLAUDIO DESCALZICLAUDIO DESCALZI

Ci sarebbe stata insomma una palese violazione non solo del codice penale ma delle stesse norme interne della multinazionale italiana. I pm sono anche convinti che «in nessun caso vi sia stato pagamento di commissioni a favore di Di Nardo e Bisignani» il quale, come da lui stesso pubblicamente rivendicato, dall’affare è rimasto «cornuto e mazziato».

 

Cioè non ha preso un euro ed è finito anche indagato. «Va considerato - aggiungono i pm nelle carte trasmesse alla corte inglese che lunedì dovrà iniziare la causa per il sequestro di una parte dei soldi rivendicati da Obi per la mediazione con l’ex ministro Etete, ovvero 86 milioni di dollari (altri 110 sono stati sequestrati in Svizzera) - che Eni ha ottenuto un profitto dalla partecipazione allo schema di corruzione. Non si tratta di “un’asserzione implicita” ma di un fatto storico. Eni ha ottenuto la licenza Opl sul blocco 245 (il campo petrolifero, ndr)… a condizioni molto favorevoli e, in ogni caso, senza una gara».  

 

I pm paventano anche un provvedimento di confisca a carico di Eni e Di Nardo, ovvero il «mediatore» del «mediatore» Obi e socio di fatto di Bisignani. «In base a quanto accertato, più di mezzo miliardo di dollari derivanti dalla somma versata da Eni sul conto di Jp Morgan Chase è stato trasferito a specifici soggetti per cause apparentemente correlate a pagamenti corruttivi». 

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