giuseppe conte volkswagen coronavirus

CI MANCAVA SOLO IL CORONAVIRUS – L’EPIDEMIA SARÀ UN DISASTRO PER L’ECONOMIA ITALIANA: CI SARÀ UN EFFETTO NEGATIVO SUL PIL DELLO 0,3% E LA CRESCITA NEL 2020 SARÀ PRATICAMENTE NULLA – IN GENERALE IL SETTORE AUTOMOBILISTICO SARÀ TRA I PIÙ PENALIZZATI. E VOLKSWAGEN È LA SOCIETÀ PIÙ ESPOSTA, VISTO CHE TRA COMPONENTI E ASSEMBLAGGIO IL 40% DELLA SUA PRODUZIONE VIENE FATTO IN CINA…

 

 

1 – L’EPIDEMIA DI CORONAVIRUS NON RISPARMIA IL PIL ITALIANO: LA CRESCITA SARÀ ZERO NEL 2020 SECONDO OXFORD ECONOMICS

Marco Cimminella per https://it.businessinsider.com/

 

CONFRONTO TRA CRESCITA PIL ITALIA E EUROZONA

L’economia italiana già arrancava, ora con l’epidemia di coronavirus in corso rischia di fermarsi. Almeno secondo le previsioni di Oxford Economics, che dipingono un quadro nefasto per la Penisola, bloccata nella stagnazione: “Nel 2020 la crescita sarà nulla, dopo lo 0,2 per cento dell’anno prima”. Un netto taglio rispetto alle stime del dicembre scorso, che faceva registrare un +0,3 per cento.

 

Certo, la performance negativa del settore industriale e delle costruzioni e la domanda bassa hanno inciso pesantemente su questa previsione; come del resto anche la situazione politica generale: “È improbabile che l’esecutivo sia capace di sopravvivere fino alle fine del suo mandato nel 2023”. Ma a proiettare un’ombra negativa in più è proprio la diffusione del virus di Wuhan, considerato uno dei fattori esterni ai confini nazionali in grado di mettere i bastoni tra le ruote alla ripresa.

giuseppe conte pil recessione

 

Le conseguenze del coronavirus potrebbero essere molto più dirompenti di quanto era stato inizialmente previsto, si legge nel report di Nicola Nobile, chief italian economist per l’organizzazione che ha sede a Oxford. Un’analisi che trova riscontro nei ripetuti allarmi sulle ripercussioni a livello globale del rallentamento economico della Cina, dal prezzo del greggio alle attività produttive, fino agli scambi internazionali.

 

Anche in Italia si vive questa preoccupazione, soprattutto tra le imprese che commerciano con il gigante asiatico e tra le società operanti nel turismo. Solo per la città metropolitana di Milano si tratta di almeno 8 milioni di euro andati in fumo, fanno i conti gli albergatori riuniti in Confesercenti. Mentre a livello nazionale la diffusione della malattia, e la paure del contagio a essa collegata, potrebbero tradursi in una perdita di 1,6 miliardi di euro di spesa da parte dei viaggiatori cinesi e oltre 13 milioni di presenze in meno”, fa notare Assoturismo, la federazione sindacale di categoria.

 

GIUSEPPE CONTE IN VISITA ALLO SPALLANZANI

Anche l’ufficio parlamentare di bilancio segnala questa battuta d’arresto per l’economia italiana, anche se nella sua nota congiunturale manca una stima dettagliata dell’impatto del virus di Wuhan, visto che “le informazioni sono ancora preliminari”. Tuttavia, ricorda che il Fondo monetario internazionale aveva già rivalutato al ribasso le previsioni di crescita dell’economia mondiale prima che l’epidemia si diffondesse in altri paesi. “Considerando i settori maggiormente colpiti (viaggi, intrattenimento e commercio al dettaglio), ma anche gli effetti legati al prolungamento da parte di molte aziende cinesi del periodo di vacanza legato al capodanno cinese, Morgan Stanley stima che la perdita di Pil per la Cina potrebbe andare da 0,5 a 1,0 punti percentuali nel primo trimestre, se il picco di diffusione avesse luogo tra febbraio e marzo. Se invece il picco si manifestasse tra marzo e aprile si avrebbe una perdita leggermente superiore, nella prima metà dell’anno in corso” si legge nello studio dell’Upb. Una situazione che potrebbe avere ricadute negative anche sull’economia della Penisola.

 

GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA

Le conseguenze negative del coronavirus sono però la proverbiale pioggia sul bagnato, visto che i dati economici sono già poco lusinghieri secondo Oxford Economics. “Il nuovo anno non sarà così diverso da un povero 2019”, scrive Nicola Nobili: in fondo, la produzione industriale è in caduta, le pmi fanno a pugni con la recessione, il tasso di disoccupazione è ancora al 10 per cento e all’orizzonte non sembra esserci spazio per nuove e massicce assunzioni.

nicola zingaretti giuseppe conte

 

E anche l’instabile situazione politica interna resta un fattore da non sottovalutare: anche se le elezioni locali di gennaio – con la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna – hanno impedito una fine rapida dell’esecutivo sostenuto da movimento cinque stelle e partito democratico, “continuiamo a pensare che questo governo di coalizione ha poche probabilità di riuscire a sopravvivere fino alla fine del suo mandato”.

 

Su tutto questo, pesano infine le incognite dell’elevato debito pubblico, che dovrebbe raggiungere il 137 per cento del Pil a fine 2020 (rispetto al 135 per cento registrato alla fine del 2018), e del deficit statale: l’obiettivo del governo M5s-Pd di tenerlo al 2,2 per cento del prodotto interno lordo “sarà difficile da raggiungere”, commenta l’analista; più verosimile che il rapporto sia pari al 2,5 per cento alla fine di quest’anno.

 

2 – PERCHÉ VOLKSWAGEN È L’AZIENDA PIÙ ESPOSTA AL RISCHIO CORONAVIRUS

cinesi costruiscono volkswagen 2

Andrea Franceschi per www.ilsole24ore.com

 

Il settore automobilistico rischia di essere tra i più penalizzati dalla diffusione del Coronavirus . In parte per effetto dell’inevitabile calo dei consumi sul gigantesco mercato cinese. In parte per la riduzione della produzione per l’effetto della chiusura forzata degli stabilimenti prevista nell’ambito delle misure di contenimento del contagio decise dalla Repubblica popolare. Per questo motivo S&P Global Ratings ha rivisto al ribasso le stime sia sulla produzione sia sulle immatricolazioni.

 

L’impatto sulla produzione

cinesi costruiscono volkswagen 1

L’industria della componentistica automotive cinese è un importante fornitore di diversi gruppi automobilistici a livello globale e la chiusura delle fabbriche decisa dalle autorità cinesi come misura precauzionale per arrestare la diffusione del virus comporterà - è la stima di S&P Global Ratings - un calo della produzione del 15% nel primo trimestre dell’anno. Si tratta di uno stop tale da pregiudicare la ripresa della produzione che gli analisti avevano messo in conto dopo il -4,2% e il -7,5% fatto registrare rispettivamente nel 2018 e nel 2019. Tutto ciò avrà effetti a cascata sulla catena di approvvigionamento di tutta l’industria dell’auto a livello globale. Prova ne sia che le case automobilistiche, tra cui la stessa Fca, stanno registrando problemi sulla fornitura di certa componentistica.

 

cinesi costruiscono volkswagen 3

L’impatto sulle vendite

L’impatto ci sarà anche sulle immatricolazioni in Cina: «Dopo una flessione delle immatricolazioni da 28 a 25mila unità tra il 2018 e il 2019 avevamo messo in conto una crescita tra l’1 e il 2% per quest’anno» scrivono gli analisti che tuttavia non si sbilanciano nel fare nuove previsioni considerando l’incertezza sull’evoluzione dell’epidemia.

 

Volkswagen la più esposta

Tra i grossi gruppi delle quattro ruote quello più direttamente esposto al calo di produzione e immatricolazioni è Volkswagen che nella Repubblica Popolare fa quasi il 40% della sua produzione (tra componenti e veicoli assemblati) in 23 stabilimenti. Sebbene il grosso degli impianti sia nell’area di Shanghai (lontano dall’epicentro dell’epidemia) gli analisti hanno messo in conto una chiusura prolungata degli impianti. L’agenzia di rating ha stimato per quest’anno vendite per 4,1 milioni di unità (in calo rispetto alle 4,2 del 2019). Tra le multinazionali dell’auto la casa di Wolfsburg è in assoluto quella che vende di più in Cina. La seconda in classifica è General Motors che fa il 19% della produzione nella Repubblica Popolare e vende meno della metà di Volkswagen.

 

Nissan e Honda pagano la vicinanza geografica

cinesi costruiscono volkswagen

Tra le aziende più direttamente colpite ci sono anche le case giapponesi. In particolare Nissan: in Cina fa il 30% delle vendite e il 31% della produzione e ha fatto della Repubblica Popolare il perno della sua strategia di sviluppo di nuovi modelli ibridi ed elettrici. Direttamente interessata è anche Honda che fa il 30% delle vendite e della produzione in Cina e che ha il grosso delle attività proprio nella città di Wuhan dove l’epidemia è esplosa. Impatto minore invece su Toyota che fa il 15,5% della produzione e il 16,7% delle vendite nel Paese asiatico. Anche Toyota come Nissan tuttavia ha investito in Cina in vista del lancio dei nuovi modelli elettrici.

 

Fca e Psa le meno colpite

cinesi costruiscono volkswagen 2

Sebbene Fiat Chrysler Automobiles abbia comunicato problemi sull’approvvigionamento di componenti dalla Cina la sua presenza è limitata in termini di produzione e vendite. Lo stesso vale per la big francese Psa con cui è in programma una maxi fusione.

 

Componentistica: Bosch la più vulnerabile

Anche sul fronte della componentistica la situazione è critica. In particolare per il colosso Bosch che ha riportato ricavi per ben 14 miliardi di euro in Cina. La casa tedesca ha due importanti impianti nella “zona rossa” di Wuhan. Il timore espresso dagli analisti è che una prolungata chiusura degli impianti possa compromettere la già debole redditività dell’azienda. Gli impianti cinesi di Bosch sono stati chiusi per ordine delle autorità. In alcuni casi fino al 13 febbraio.

angela merkel volkswagen

 

3 – UK, L’INCERTEZZA AFFOSSA L’INDUSTRIA DEI MOTORI: FORD E HONDA SE NE VANNO. IN CRISI LE MOTO NORTON (E IL PATRON CAMBIA IDEA SU BREXIT)

Da www.ilfattoquotidiano.it

 

festeggiamenti per la brexit 10

Si puntava a superare il record di produzione del 1972, dopo una crescita incessante che aveva fatto dimenticare le infauste conseguenze della crisi finanziaria. L’industria dei veicoli e dei motocicli rappresenta da sempre un emblema della manifattura britannica. Il settore automobilistico impiega 168.000 addetti, uno ogni 14 nel settore manifatturiero e in alcune zone come il North East e West Midlands ne comprende più di uno su sei.

stuart garner 1

 

E a questi posti di lavoro, con salari del 21% più alti della media, vanno aggiunti altri 279.000 nell’indotto. Fino al 2016 le prospettive del settore automobilistico erano rosee. Da allora in avanti i numeri sono crollati e lo scenario ha assunto tinte fosche. Gli investimenti nella prima metà del 2019 si sono fermati a 90 milioni di sterline contro gli oltre 4 miliardi del 2014. E la produzione è crollata negli ultimi tre anni del 24 per cento.

 

norton motorcycle

A settembre 2018, Stuart Garner, proprietario di Norton Motorcycle, storico produttore di motociclette, accoglieva la Brexit con grande favore, dichiarando che sarebbe stata una “grande opportunità” per negoziare accordi commerciali nel mondo. “Prospereremo fuori dall’Unione Europea. Ci saranno alcuni ostacoli di breve termine, ma ne verremo fuori più forti”, aveva affermato l’imprenditore che aveva rilevato il gruppo nel 2008.

stuart garner 2

 

Il 29 gennaio, due giorni prima dell’ufficializzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il gruppo motociclistico è stato affidato all’amministrazione controllata della società di revisione BDO, dopo essere finito in tribunale per 300.000 sterline di tasse non pagate su un ammontare complessivo di 600.000 sterline. “Sono devastato dagli avvenimenti delle ultime 24 ore e ho personalmente perso tutto”, ha detto Garner all’indomani, puntando il dito contro il carico fiscale e le incertezze della Brexit.

 

OPEL

Le stesse incertezze attanagliano il settore automobilistico, che negli ultimi anni ha visto crollare investimenti e produzione. Nel 2016 erano stati prodotti 1,76 milioni di veicoli, e si puntava a superare il record del 1972 di 1,92 milioni di unità. I dati della Society of Motor Manufacturers and Traders mostrano invece che la storia è andata diversamente. Il 2019 è stato chiuso con una produzione di 1,3 milioni di veicoli, tornando ai livelli del 2010.

stuart garner 3

 

L’ultimo anno ha visto una contrazione della produzione per Honda (-32%), Nissan, il secondo maggior produttore (-21%), Vauxhall, marchio Opel per il Regno Unito (-20%) e Jaguar Land Rover, il maggiore produttore UK (-14,5%). Per il 2020 le stime della Smmt sono di ulteriore calo, a 1,27 milioni di veicoli. L’export vale l’81% della produzione automobilistica UK, con il 55% diretto verso l’Unione Europea.

 

norton motorcycle 1

Dal prossimo settembre Ford terminerà le sue attività nello stabilimento di Bridgend, e anche Honda ha già annunciato la chiusura dello stabilimento di Swindon nel 2021. Nissan, invece, rappresenta un vero e proprio caso politico. Dopo aver deciso lo scorso anno di produrre il suo nuovo X-trail in Giappone anziché oltre Manica, alcuni rumor degli ultimi giorni hanno speculato su un abbandono dell’Europa da parte di Nissan e sul raddoppio del suo impegno nel Regno Unito.

carlos ghosn con la moglie

 

festeggiamenti per la brexit 12

Un’eventualità smentita ufficialmente dalla casa giapponese, che al momento continua ad auspicare una soluzione positiva tra le parti. Carlos Ghosn, amministratore delegato di Nissan fino al 2017 e oggi in Libano dove è fuggito in circostanze misteriose dopo essere stato arrestato a Tokyo per illeciti finanziari, in un’intervista alla BBC di inizio gennaio non ha smentito invece le indiscrezioni degli anni scorsi su un aiuto di Stato segreto per convincere il produttore nipponico a rimanere nel Regno Unito dopo la Brexit. E sul destino dello stabilimento di Nissan in UK ha dichiarato: “Se Nissan perde competitività in Europa il futuro dello stabilimento di Sunderland è cupo”.

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