DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO
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Caro Giuseppe Conte... ma perché non te ne vai a fare in culo?!
La linea di non ritorno è stata superata da “Giuseppi” con l’intervista ad Alessandro De Angelis su "La Stampa" di ieri, in cui l’ex premier ha ribadito la sua linea di politica filo-Russia e anti-UE, contraria a nuovi aiuti militari a Kiev, concludendo, sprezzante: “Il tema delle armi all’Ucraina lo scioglieremo con le primarie”.
Nel Partito Democratico cresce, sottotraccia, la fronda di chi sostiene che è arrivato il momento di ammettere l'amara verità: Peppiniello sarebbe meglio lasciarlo al suo destino da “Ras-Putin”.
GIUSEPPE CONTE ELLY SCHLEIN CORTEO A PALERMO
Per l'ex Avvocato del Popolo, il fatidico "campolargo" non c'era prima, né adesso, né ci sarà mai; la mai realizzata coalizione con Pd, Avs e forze di centro è esistita solo nella misura di un simulacro, un'immagine vuota di sostanza, che gli permetta di coronare la sua fissa ossessiva: tornare a Palazzo Chigi.
(Giuseppe Conte metterà sempre il veto alla candidatura a premier a chiunque non si chiami Giuseppe Conte).
A questo punto di non ritorno, pretendere che il Partito democratico, che ha quasi il doppio dei consensi del M5s, si rassegni a fare campagna sulla propaganda di Putin e a votare contro l'UE per l'utilizzo dei fondi Safe per la Difesa ("No al riarmo nazionale") - per citare solo due fratture che spezzano la coalizione - è troppo perfino per quella gruppettara sulla via di Damasco di Elly Schlein (dopo Prodi, Draghi, Gentiloni, ha incontrato pure il presidente di Confindustria, Orsini).
A Elly e al suo ''circolo del cucito'' (Bonafoni, Braga, Boccia, Taruffi), le frange piddine a favore della "de-contizzazione a 5 stelle" avanzano una modesta proposta: "Mettiano Conte alla prova, andiamo a vedere il suo bluff: se al politiche va da solo, ci perde non solo il suo partito ma soprattutto lui e la sua ambizione”.
La Schlein, come riporta Giovanna Vitale su “Repubblica”, sarebbe “furibonda”: “Perciò la leader dem ha deciso di reagire. Per fissare dei paletti: “Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie”.
La linea “testardamente unitaria” e attacca-cocci di Elly è appesa unicamente alla matematica: senza i voti del M5s il centrosinistra perde e Meloni, anche se è più scoppiata di un palloncino, vince libera, liberissima di fare il cazzo che vuole.
Non solo: se a settembre la Camera, grazie al voto segreto, manderà a picco la riforma della legge elettorale, la Ducetta potrebbe prendere al volo l'occasione di far diventare realtà il suo sogno: andare al voto anticipato (Mattarella permettendo), fottendo così sul tempo Elly e Conte impegnatissimi a fare e disfare la tela di Penelope del campolargo con le loro egogalatriche paturnie.
BEPPE GRILLO RIPUBBLICA UN VIDEO DI CONTE SU DRAGHI
Uno stato dell'arte che inizia a essere mal sopportato dai riformisti del Pd. Oggi lo dice chiaro e forte Lorenzo Guerini al “Foglio”: “Di Vannacci ne basta uno solo. Con il M5s serve chiarezza, ora. Alcuni mesi fa, in una direzione Pd, avevo ammonito dei rischi di rimandare il confronto con gli alleati sulle questioni più complesse. Vedevo i rischi''.
''Bene, adesso è il momento. Da parte mia non posso pensare che i partiti progressisti non stiano dalla parte degli aggrediti, che non vogliano una pace giusta per l’Ucraina, che non vogliano un’Europa più forte e sicura. Anzi, questa visione è la vera linea di contrapposizione con l’Internazionale sovranista e di destra”.
Giuseppe Conte Vladimir Putin 2
Guerini chiude così: “Penso che le uscite di questi giorni, di Conte, abbiano obiettivi molto più contenuti: posizionamento politico per le eventuali primarie e per contenere alcune spinte nel suo campo.
Con un occhio alla polemica con Grillo. Capisco tutto, ci mancherebbe. Consiglio solo di non esagerare”.
Francesco Merlo (antipatizzante storico di Conte) su “Repubblica” la butta già ancora più schietta: “Conte sta preparando la cavalleria rusticana del centrosinistra per indebolire Schlein”. E, a giudicare dai sondaggi che vedono il Pd galleggiare attorno al 21%, ci sta riuscendo.
Schlein è convinta da par suo che il camaleontismo opportunista di Conte non potrà che ammorbidirsi durante la stesura del programma.
Dall'altra parte, l'ex premier spera che al momento topico delle politiche sia stata raggiunta la pace e il problema Ucraina non c'è più. Ma sarà davvero così?
Fosse per lui, il "perfetto sconosciuto" che Luigi Di Maio issò a premier, non farebbe tanto il puro. Il suo nemico non è Alessandro Di Battista.
schlein fratoianni bonelli conte
La ragione per cui rintigna sull’Ucraina e "No al riarmo" è l'influenza degli editoriali di Marco Travaglio sulla galassia ex-grillina.
Leggere Travaglio significa analizzare Conte: senza il sostegno del direttore del "Fatto quotidiano", Conte teme un giorno di voltarsi indietro e di ritrovarsi di colpo come era arrivato: solo, senza più un partito.
In questo scenario di paure, sospetti reciproci, veleni, ci si è messo pure Beppe Grillo. Il suo ritorno pubblico nella scena con l’attacco al M5s contiano (“Ha perso la sua identità”) si accompagnerebbe a un impegno privato per sabotare Conte.
Per Grillo, l’ex premier pentastellato è il simbolo del trasformismo all’italiana, quell’insopportabile brama di potere che rovina la politica.
Conte e il suo opportunismo fatto pochette (sintetizza Merlo: “è stato di destra, di centro, di sinistra, e dunque non è niente”) sarebbero ormai talmente insopportabili agli occhi di BeppeMao che l’ex Elevato avrebbe preso a chiamare esponenti del Pd per avvertirli, suggerendo loro di non sostenere Conte come Premier.
E il Movimento 5 Stelle? Nel partito di Conte e nei suoi dintorni, tranne i soliti Di Battista (fuoriuscito), Raggi e soprattutto Appendino, in pochi osano mettere in discussione la linea del presidente.
In realtà, anche le truppe grilline non sono più una falange impenetrabile. Anzi: molti non sono d’accordo con l’intransigenza di Conte (“Una coalizione progressista non fa la stessa politica di Draghi e Meloni”), ma non si espongono, per paura di non essere ricandidati e perdere la poltrona nel 2027.
meme sul pranzo schlein, conte, bonelli e fratoianni by carli
L'avvilente morale della fava è che, ora che il centrodestra è pronto a perdere, incalzato dai neo-fasci di Vannacci, il centrosinistra non è pronto a vincere.
E anche se, malauguratamente, dovesse ritrovarsi al governo, dove pensa di andare il "Campo largo" diviso su quasi tutte le questioni importanti, dall'economia alla politica estera, dalle grandi opere al riarmo fino al rapporto con l'Europa e la Nato.
In che modo pensa di governare il paese questa accozzaglia di teste di cocco, ideologizzate e intransigenti? A differenza del centrodestra, che ha sempre usato il potere come collante, a sinistra è lunga la lista di suicidi politici per questioni di principio, di puntiglio, di bottega o di antipatie personali. 'Sto "Campo largo" a palazzo Chigi diventa campo santo in sei mesi.
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