CORRIERE DELLA SERA, DAL PRIMO NOVEMBRE PARTE LA CASSA INTEGRAZIONE E PRE-PENSIONAMENTI - IL FUTURO DEL GRUPPO È LEGATO A DOPPIO FILO ALLA VENDITA DI VIA SOLFERINO

1. CORRIERE DELLA SERA, DAL PRIMO NOVEMBRE PARTE LA CASSA INTEGRAZIONE
Il Fatto Quotidiano.it

Mentre la vendita dell'immobile di via San Marco e via Solferino a Milano sta subendo una battuta d'arresto e la mano della Fiat sulla proprietà di Rcs si fa sempre più sentire, al Corriere della Sera procede spedito il piano tagli. Lo stato di crisi del quotidiano che è stato firmato nei giorni scorsi, partirà il primo novembre e così potranno partire i prepensionamenti (previo rifinanziamento dell'ammortizzatore) e pensionamenti con incentivi da trattare individualmente. Ma soprattutto prenderà il via la cassa integrazione dei giornalisti per un giorno a testa nel biennio.

Dello stop alla vendita del palazzo milanese è convinto lo stesso sindacato interno, che venerdì ne ha informato i colleghi nell'ambito di un aggiornamento sullo stato di crisi e ha smentito di fatto le ultime dichiarazioni in merito dell'amministratore delegato Pietro Scott Jovane.

Confermato, poi, l'incentivo di 500 euro lordi l'anno riservato ai giornalisti che hanno un Cud inferiore a 70mila euro previo il raggiungimento dell'obiettivo di un taglio di 2 milioni l'anno (su un totale di 12 milioni di euro) delle spese per collaborazioni per il triennio in corso.

Più consistenti, però, i premi in arrivo, poi, per il raggiungimento degli obiettivi di smaltimento ferie: chi avrà consumato le ferie maturate nell'anno più un giorno di quelle arretrate percepirà 1.200 euro lordi, oltre a 150 euro al giorno per eventuali 13 giorni in più. I premi, però, scattano se tutta la redazione avrà smaltito alla fine dell'anno almeno 7.800 giorni di ferie. "A luglio ne avevamo fatte 5.500, con agosto dovremmo aver raggiunto l'obiettivo", ha spiegato il sindacato che nel frattempo ha avviato le trattative con l'azienda "per mettere ordine nei criteri di rimborso delle note spese".

2. IL FUTURO DEL GRUPPO È LEGATO A DOPPIO FILO ALLA VENDITA DELLA SEDE DEL CORSERA, CHE HA EVIDENZIATO LE PRIME FRIZIONI TRA I SOCI: FIAT DA UN LATO E INTESA DALL'ALTRO. UN CONFRONTO CHE PORTERÀ ALLA FINE DEL PATTO
Andrea Montanari per Milano Finanza

Sembra che con la miriade di problematiche da risolvere in casa Rcs Mediagroup (pubblicità, ristrutturazione, vendite di asset come i giornali in Spagna, tagli di personale, ammanchi di cassa e quant'altro), tutto ruoti attorno solo a Via Solferino.

Perché appena si tocca l'argomento della cessione dello storico palazzo nel quartiere Brera a Milano, che ospita la redazione del Corriere della Sera, la tensione sale, gli scioperi sono all'ordine del giorno, il cda si divide e i soci non trovano una posizione unitaria. Lo dimostra il fatto che la trattativa con il fondo Blackstone, per la dismissione degli immobili di San Marco e, appunto, Solferino, che doveva concludersi il 30 settembre slitta ancora.

Ufficialmente, come ha ribadito l'ad del gruppo Pietro Scott Jovane, «si va avanti con il piano», ma è risaputo che ci sono divergenze. Contrari sarebbero il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, e il notaio e già presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti, che nel frattempo si sta occupando della stesura della bozza del patto di consultazione light che nei desiderata di Fiat (20,5%) dovrebbe sostituire l'attuale patto di sindacato in scadenza nella primavera 2014.

Una nuova entità giuridica che però, verosimilmente, faticherà a vedere la luce a breve. Tanto che alla riunione del patto di lunedì 14 è probabile che Marchetti non presenti alcun documento. Perché la coesione tra i grandi soci che c'era fino a prima dell'estate pare essere svanita. Per un motivo: il maggior peso che la Fiat presieduta da John Elkann ha in via Rizzoli.

Ruolo che va oltre quello di primo azionista come dimostra il progetto di integrazione della concessionaria Pk (gruppo Fiat) in Rcs Pubblicità e l'arrivo, dalla Editrice La Stampa (e prima in Exor), di Raffaella Papa, di fatto braccio destro di Jovane sul piano industriale. Così è verosimile che a partire da Intesa (6,5%) ognuno voglia giocarsi le proprie chance liberandosi dai vincoli del sindacato di blocco, un'opportunità che rimette in gioco Diego Della Valle (8,99%).

Mentre fuori dai giochi si chiama Mediobanca (15%) che una volta sciolti i vincoli (sei mesi dalla fine del patto) inizierà a vendere sul mercato. O a qualche socio, senza però propendere per qualche fazione. Che ci siano frizioni lo dimostra anche il tema, da tempo sul tavolo, del rinnovo della direzione del Corriere della Sera.

Ferruccio de Bortoli, classe 1953, sommando gli anni dei due mandati è il più longevo direttore del quotidiano dal Dopoguerra. E dopo essersi esposto con la redazione, nel 2011, proprio sul tema della vendita del palazzo (legò la sua posizione alla permanenza in via Solferino) ora sta traghettando la testata nel mare della crisi: se il primo trimestre si era chiuso con un margine in rosso di 1 milione, il secondo quarter è tornato in positivo per oltre 10 milioni.

Elkann vedrebbe di buon grado sulla tolda di comando del CorSera il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Ma Bazoli ha posto il veto: resta de Bortoli per un altro anno. Altrimenti di vera colonizzazione torinese si tratterebbe. E siccome al momento altri papabili all'orizzonte non se ne vedono, lo status quo regnerà. Almeno fino a quando non si arriverà al definitivo assetto di controllo di Rcs con possibili ruoli per Urbano Cairo (2,84%) o la Pirelli (5,44%), magari al fianco di Fiat. A quel punto, per de Bortoli si schiuderebbero le porte della presidenza di Rcs e Calabresi potrà coronare il suo percorso professionale.

In tutto ciò il gruppo dovrà fare i conti con il rosso di bilancio, anche a causa del buco di Rcs Sport (l'ammanco sarebbe di 13 milioni) e l'eventuale stop alla vendita di via Solferino che obbligherebbe Jovane a bussare alle banche. Senza citare le azioni che Della Valle potrebbe intraprendere per tutelare l'investimento.

Pare che mr Tod's abbia atteso la conclusione della salvataggio della Tassara per valutare le differenti condizioni della ristrutturazione del debito (2,3 miliardi) che prevede anche la conversione in strumenti partecipativi e l'accollo di eventuali perdite. Condizioni che per l'imprenditore marchigiano si sarebbero potute applicare anche per Rcs senza passare esclusivamente dalla ricapitalizzazione.

 

SCOTT JOVANE CALABRESI ANDREA MONTI FERRUCCIO DE BORTOLI A BAGNAIA FERRUCCIO DE BORTOLI yaki elkann-largePIERGAETANO MARCHETTI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri.SEDE CORRIERE DELLA SERA SCOTT JOVANEBazoli Zaleski Mario Calabresi E JOHN ELKANN ELKANN DELLA VALLE PERRONE

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