E’ UN BANCOMAT O UNA ‘’LAVATRICE”? - SI GIOCA SU OLTRE 40 MILIONI DI EURO L'ANNO LA PARTITA TRA SANTA SEDE E BANCA D'ITALIA - I SOLDI ACQUISITI DAI POS DELLA DEUTSCHE BANK CONFLUISCONO IN UN CONTO INTESTATO ALLO IOR, MA È IMPOSSIBILE STABILIRE DA DOVE PROVENGANO - IL VATICANO NON HA OTTENUTO LA VALUTAZIONE POSITIVA MONEYVAL - SENZA CONSIDERARE CHE PER INSTALLARE I BANCOMAT NON È STATA RICHIESTA ALCUNA AUTORIZZAZIONE...

1 - CONTO «SOSPETTO» DA 40 MILIONI DIETRO AL BLOCCO DEI BANCOMAT
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Si gioca su oltre 40 milioni di euro l'anno la partita tra Santa Sede e Banca d'Italia per l'autorizzazione a utilizzare Bancomat e carte di credito. È questa l'entità della movimentazione che risulta dai documenti contabili acquisiti dalla procura di Roma prima di segnalare quelle «anomalie» che hanno portato al blocco di tutti i Pos degli esercizi commerciali che si trovano all'interno del Vaticano.

Si tratta di ben ottanta «punti vendita», dai Musei alla farmacia, passando per decine di negozi e anche per lo spaccio. Per loro il colpo subito è gravissimo visto che dall'inizio dell'anno i pagamenti possono avvenire soltanto in contanti e ciò - tenendo conto dei milioni di turisti e visitatori che arrivano costantemente - sta causando serie difficoltà e anche perdite economiche.

Ma sembra assai difficile, se non impossibile, che il servizio possa essere nuovamente garantito. Anche perché quanto accaduto riporta in primo piano le «carenze» nel sistema antiriciclaggio dello Ior, l'Istituto per le opere religiose, già evidenziate dai pubblici ministeri titolari dell'inchiesta sulla correttezza delle operazioni bancarie effettuate sui conti intestati a religiosi. Sono gli atti a svelare che cosa è accaduto prima che si arrivasse a questa iniziativa senza precedenti.

GLI 80 POS SUL CONTO DEUTSCH
Secondo le relazioni dell'Uif, l'Unità di informazione finanziaria di Palazzo Koch, tutti i soldi acquisiti attraverso i Pos confluiscono su un unico conto intestato allo Ior e aperto presso una filiale della Deutsche Bank. Per l'installazione delle «macchinette» l'istituto di credito avrebbe dovuto chiedere una apposita autorizzazione, ma questo non è mai avvenuto. Un anno e mezzo fa era stato proprio il pool di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Nello Rossi a segnalare l'anomalia e così era scattata l'ispezione di Bankitalia.

Siamo a settembre del 2011. Soltanto dopo l'avvio dei controlli l'Istituto di credito sollecita una «sanatoria». Gli accertamenti giudiziari che avevano determinato la segnalazione riguardavano un altro conto Ior sul quale erano stati depositati 23 milioni di euro dei quali si ignorava la provenienza. In questo nuovo caso bisognava stabilire se fosse invece possibile ricostruire il flusso del denaro.

IL SALDO DA 10 MILIONI
All'11 settembre 2011, giorno in cui parte la verifica, risulta un saldo di circa 10 milioni di euro. I documenti relativi alla movimentazione annuale consentono però di accertare che sono più di 40 i milioni transitati su quel conto negli ultimi dodici mesi. Soldi dei quali non si sa praticamente nulla, come ha evidenziato anche Bankitalia in una nota pubblicata due giorni fa per evidenziare i motivi che hanno indotto i vertici a sospendere i pagamenti con Bancomat e carte di credito.

I responsabili di palazzo Koch sottolineano come «per l'attività bancaria svolta dallo Ior con controparti italiane non è possibile applicare il regime di controlli semplificati previsto per i rapporti con le banche comunitarie, che consente a queste ultime di non comunicare i nomi dei clienti per conto dei quali sono effettuate le singole operazioni». Il nodo è sempre lo stesso: non si conosce l'intestatario effettivo del deposito aperto presso Deutsche e soprattutto chi ha la delega ad operare, dunque non è possibile applicare la normativa antiriciclaggio.

I CONTI DI PRETI E SUORE
La stessa situazione era già emersa in altri casi esaminati dai magistrati di depositi intestati a religiosi che in realtà risultavano messi a disposizione di persone estranee al Vaticano. Il 6 dicembre scorso Bankitalia ha notificato la decisione di non concedere la «sanatoria», il 3 gennaio non è stato più possibile pagare con le carte.

È stato verificato che sul conto Ior affluivano ogni giorno decine di migliaia di euro, ma poiché la maggior parte dei Pos sono intestati a società con sede in Vaticano non è possibile sapere da dove arrivi effettivamente il denaro e soprattutto chi lo utilizzi poi in uscita. In particolare, nonostante i controlli disposti, non si sa che fine abbiano fatto, nel 2011, i 30 milioni di euro che risultano prelevati dal conto, né tantomeno chi abbia compiuto le operazioni di prelievo.


2 - L'EUROPA, LA SANTA SEDE E QUELLA PROMOZIONE MANCATA
Milena Gabanelli per "il Corriere della Sera"

Il signor Bruelhart, direttore generale dell'Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede, nell'intervista pubblicata sul Corriere della Sera di ieri non capisce perché Bankitalia abbia deciso di bloccare i Bancomat della Deutsche Bank in Vaticano.
Come emerso nel corso di un'ispezione della Vigilanza della Banca d'Italia, Deutsche Bank Italia aveva stipulato una convenzione per lo svolgimento di sistemi di pagamento automatici (Pos) nell'ambito della Città del Vaticano, senza chiedere la prescritta autorizzazione alla stessa Vigilanza.

Autorizzazione chiesta successivamente, ma negata per le seguenti ragioni: 1) assenza presso la Città del Vaticano di un idoneo sistema di regole e controlli di vigilanza bancaria e, quindi, della possibilità di scambio di informazioni tra le rispettive autorità di controllo; 2) la Città del Vaticano non è presente nell'elenco degli Stati ritenuti equivalenti a quelli europei a fini antiriciclaggio.

Secondo il dottor Bruelhart invece lo Stato Vaticano avrebbe posto in essere adeguati sistemi di controllo, sia di vigilanza che antiriciclaggio, approvati lo scorso luglio nella riunione plenaria del MoneyVal (il Comitato di esperti per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali del Consiglio d'Europa).

Per quel che riguarda la normativa e i controlli bancari, bisognerebbe credergli sulla parola, poiché al momento sono del tutto assenti. Quanto all'antiriciclaggio, non è vero che il MoneyVal abbia promosso il Vaticano. Al termine di una riunione, disertata dai rappresentanti dell'Uif italiana (Unità di informazione finanziaria) in quanto diffidati dal ministero delle Finanze dall'esprimere le proprie valutazioni negative, il MoneyVal si è limitato a dare un giudizio di «insufficienza», rinviando a una successiva riunione un'ulteriore valutazione, che dovrà tener conto non solo delle regole, ma anche della loro effettiva attuazione.

Sotto il profilo antiriciclaggio, la definizione di un Paese extra Ue come «equivalente» a quelli comunitari, vuol dire che le banche extra Ue effettuano sui loro clienti una adeguata verifica, e che tale verifica è considerata valida dalle banche italiane. In assenza di equivalenza, l'adeguata verifica dev'essere effettuata dalle banche italiane sulla base delle informazioni fornite dalle corrispondenti banche extra Ue. In tale contesto, lo Ior ha più volte rifiutato le informazioni richieste dalle banche italiane presso le quali aveva aperto dei conti, preferendo chiudere tali conti e trasferire i relativi fondi in altri Paesi più disponibili.

All'affermazione che l'Aif vaticana (l'Autorità di informazione finanziaria) ha stipulato protocolli d'intesa con altri Stati, si può replicare che l'Italia - come l'esperienza del passato dovrebbe aver insegnato - è l'unico Paese effettivamente interessato alla regolarità dei comportamenti delle istituzioni finanziarie vaticane. Va inoltre considerato il fatto che è quasi impossibile realizzare all'interno della Città del Vaticano strutture pubbliche di controllo realmente autonome ed efficienti, proprio per le piccole dimensioni del suo territorio. Ciò rende molto probabile che le regole astratte vengano vanificate da comportamenti distorti e opportunistici.

 

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