banca etruria

DETERIORATO E DORATO - IL CREDITO FONDIARIO, IL 17 NOVEMBRE, HA ACQUISTATO UN PACCHETTO DI CREDITI DETERIORATI DI BANCA ETRURIA DA 302 MILIONI DI EURO - DIETRO IL GRUPPO CI SONO IL FINANZIERE PANFILO TARANTELLI, L’EX MINISTRO GNUDI E IL PRESIDENTE DELLO IOR, DE FRANSSU

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it

Panfilo TarantelliPanfilo Tarantelli

 

Come avvoltoi sulla carcassa. Per carità, l’immagine sarà pure un po’ forte. Ma intorno al corpo delle banche dissestate nessuno sembra resistere all’odore del business dei crediti deteriorati, ovvero i prestiti che i debitori degli istituti non sono più in grado di restituire. Sono in molti a farsi avanti per comprarli a prezzi stracciati, annusando ricchi affari. E tra di essi spuntano finanzieri, ex ministri, manager e anche personaggi legati al Vaticano.

 

Basti pensare a quello che è successo, un po’ dietro le quinte, dalle parti dell’ormai famosa Banca Etruria, ai cui vertici si era un tempo sistemato Pier Luigi Boschi, papà dall’attuale ministro delle riforme Maria Elena. Lo scorso 17 novembre l’istituto ha ceduto 302 milioni di crediti in sofferenza a un veicolo del Credito Fondiario, società specializzata proprio nella gestione dei cosiddetti “non performing loans”. Lo stesso giorno Banca Etruria ha illustrato l’operazione in un comunicato stringato.

 

I PASSAGGI

JEAN BAPTISTE DE FRANSSUJEAN BAPTISTE DE FRANSSU

Sullo sfondo, però, rimangono almeno due questioni interessanti. In primo luogo, chi c’è dietro il Credito Fondiario? La società, guidata dal finanziere Panfilo Tarantelli, fa capo a un gruppo finanziario che si chiama Tages, fondato dallo stesso Tarantelli. Ma quando si tratta di sciorinare i suoi servizi, Tages mette in bella mostra diversi nomi che nel corso del tempo sono stati reclutati al suo interno.

 

CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI

Oltre a Tarantelli, per dire, come partner di Tages c’è Umberto Quadrino, ex ad di Edison e tutt’ora presidente di Tages Holding, società del gruppo che controlla il Credito Fondiario. Nel consiglio di amministrazione della stessa Tages Holding siede Lorenzo Bini Smaghi, economista fiorentino vicino a Matteo Renzi, tra l’altro presidente di quella Société Générale a cui le quattro banche salvate dal Governo (Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti) si sono affidate per cercare un compratore. In qualità di presidente di Tages Capital, altra società del gruppo, troviamo nientemeno che Jean-Baptiste de Franssu, il banchiere di Dio attuale presidente dello Ior.

 

Ancora, nel team di Tages, coinvolto come presidente della controllata Credito Fondiario Spa, spunta pure Piero Gnudi, ex ministro ai tempi del Governo di Mario Monti e oggi uno dei commissari dell’Ilva. Insomma, c’è tutto questo giro di profili dietro quel Credito Fondiario che ha acquisito i crediti deteriorati della disastrata Banca Etruria. Ma come si è arrivati alla conclusione dell’operazione?

CREDITI DETERIORATI CREDITI DETERIORATI

 

Qui c’è il secondo elemento di curiosità. Si dà infatti il caso che Banca Etruria abbia comunicato l’accordo il 17 novembre del 2015, pochi giorni prima che il Governo approvasse il contestato decreto Salva banche (22 novembre del 2015). Un tempismo di livello, che però Banca Etruria, sentita ieri da La Notizia, derubrica a “pura casualità”, aggiungendo che i contatti per l’operazione erano iniziati mesi prima.

 

IN BALLO

CREDITI DETERIORATI    CREDITI DETERIORATI

Sul valore dei crediti ceduti, 302 milioni, il comunicato dell’epoca si limita a dire che “il prezzo di cessione è allineato al valore di carico dei crediti”. Sulla procedura di vendita, invece, il comunicato tace, non facendo capire bene se ci sia stata una sorta di gara. Interrogata sul punto, Banca Etruria oggi spiega che “la vendita si è basata sulla valutazione di più offerte”. In più l’istituto tiene a precisare che comunque l’operazione “è ancora in attesa dell’autorizzazione della Banca d’Italia”.

 

PROTESTE CONTRO BANCA ETRURIAPROTESTE CONTRO BANCA ETRURIA

Dettaglio, questo, che in effetti era già contenuto nel comunicato del 17 novembre 2015. Tra l’altro va registrato che il Credito Fondiario aveva già cercato di rilevare alcuni crediti deteriorati di Banca Marche, uno dei 4 istituti salvati dal Governo. Poi però non se ne è fatto più nulla. Come mai?

 

Sul punto dal Credito Fondiario fanno sapere che l’operazione Banca Marche era stata valutata, in particolare sul piano dei crediti deteriorati, a partire dall’autunno del 2014. Salvo essere accantonata quando l’appropinquarsi dei salvataggi, e i timori sulle possibili contestazioni di aiuti di Stato da parte dell’Ue, hanno suggerito alla società di lasciar perdere.      

 

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