google non paga le tasse

DOBBIAMO RISANARE I CONTI DELLO STATO? ANDIAMO A RECUPERARE LE TASSE DAI GIGANTI DEL WEB CHE DAL 2013 AL 2017 HANNO ELUSO 48 MILIARDI - SONO 21 GRUPPI, DA APPLE A MICROSOFT, E HANNO UNA LIQUIDITA’ DI 425 MILIARDI ACCUMULATA GRAZIE A PRATICHE DI “EFFICIENTAMENTO” FISCALE GRAZIE A PAESI COME IRLANDA, LUSSEMBURGO, OLANDA (CHE FANNO DUMPING FISCALE E POI ROMPONO LA MORALE ALL'ITALIA)

1 - MEDIOBANCA SUI BIG DEL WEB: «ELUSI 48 MILIARDI DI TASSE»

Da “il Giorno”

 

PROTESTE PER LE POCHE TASSE PAGATE DA GOOGLE

Dal 2013 al 2017, le 21 WebSoft (software e web companies) hanno eluso 48 miliardi di imposte grazie al ricorso alla tassazione in paesi con fiscalità agevolata, per esempio in Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi. Nel solo 2017, circa i due terzi dell' utile ante imposte delle WebSoft è andato nelle nazioni con un fisco più leggero, per un beneficio fiscale che ha superato i 12 miliardi di euro, in virtù di un tax rate effettivo del 31% contro il 41% previsto.

 

È quanto emerge dal rapporto curato da R&S Mediobanca sulle multinazionali mondiali che fatturano più di 3 miliardi di euro all' anno. In particolare, il risparmio fiscale maggiore nell' arco di tempo che va dal 2013 al 2017 è stato per Microsoft che ha ottenuto un 'risparmio' complessivo pari a 17,4 miliardi, seguita da Google che ha pagato le tasse in Irlanda per un beneficio fiscale di 11,7 miliardi di euro. Per Facebook il 'risparmio' è stato di 4,6 miliardi, per Oracle di 6,1 miliardi.

 

2 - UN TESORO DA 425 MILIARDI PER I COLOSSI DEL WEB

Antonella Olivieri per “il Sole 24 Ore”

LE TASSE DI APPLE E GOOGLE

 

I giganti del web e del software, censiti da R&S-Mediobanca, sono 21: rappresentano poco meno del 5% del giro d' affari e dell' occupazione dell' insieme delle 397 multinazionali del data-base, ma in Borsa pesano per circa un quinto della capitalizzazione totale delle quasi 400 società considerate: 3.666 miliardi di euro, sei volte l'intera Piazza Affari e più del Pil di un Paese come la Germania.

 

Il che la dice lunga sul rilievo che queste regine dell' immateriale hanno assunto nell'economia mondiale e sul livello di concentrazione che non ha pari nei settori tradizionali. Amazon, Alphabet (la holding di Google) e Microsoft, da sole, spiegano la metà del giro d'affari complessivo del drappello delle società web-soft che nel 2017 è stato di 625 miliardi di euro, più che raddoppiato (+123%) rispetto al 2013. In Borsa in questi giorni Microsoft ha addirittura superato per capitalizzazione Apple, scalzata dal gradino più alto del podio di Wall Street per la prima volta da otto anni.

google tasse

 

Liquidità per 425 miliardi

A spiegazione della "potenza di fuoco" di questi giganti, il dato più significativo che emerge dall' indagine è forse quello relativo alla liquidità che le 21 società (13 Usa, cinque cinesi, due giapponesi, una tedesca) hanno in pancia: 425 miliardi di euro, un tesoretto accumulato grazie anche alle azioni di "efficientamento" fiscale, tipiche di tutte le multinazionali che sfruttano i regimi più favorevoli dei Paesi in cui sono presenti.

 

In media la liquidità è pari al 36,5% del totale dell' attivo - il triplo rispetto alle multinazionali industriali, dove l' incidenza è pari in media all' 11,3% - con Nintendo, Microsoft e Alphabet che hanno cassa per oltre la metà del totale dell' attivo. Di questo tesoretto, 285 miliardi sono investiti in titoli a breve scadenza, la metà in titoli del Tesoro Usa.

 

QUANTO RISPARMIA GOOGLE IN TASSE

Si tratta in sostanza di una categoria di investitori "atipici", ma più rilevanti delle stesse banche, se si considera che i 285 miliardi investiti sono pari al 25% del loro totale attivo aggregato, un livello addirittura superiore al 23% delle banche Usa e al 21% dei maggiori istituti di credito mondiali. Niente a che vedere con gli investimenti in attività finanziarie delle multinazionali industriali che arrivano appena, in media, al 3,1% del loro totale attivo (con le nord-americane al 5,8%).

 

L'impatto della "sanatoria" Usa

La liquidità parcheggiata all' estero non può essere utilizzata negli Stati Uniti per acquisizioni, riacquisto di azioni proprie o pagamento di dividendi. E questo spiega perchè finora il tesoretto non sia stato utilizzato per il core business o a sostegno del valore del titolo. Con la riforma Trump - mirata al rimpatrio dei capitali - le cose sono però destinate a cambiare. Nel primo semestre di quest' anno si registra già infatti una tendenza all' aumento dei buy-back promossi da queste società.

PROTESTE PER LE POCHE TASSE PAGATE DA APPLE

 

Nel 2017 però la riforma ha avuto l'effetto di far incassare al Fisco Usa un introito extra di tasse dell' ordine di 18 miliardi di euro solo dalle web-soft companies. La one time transition tax - così si chiama il "condono" Usa - prevedeva un' aliquota del 15,5% sulla liquidità rimpatriata e dell' 8% sugli asset non liquidi dichiarati: in cambio i capitali così "sanati" potranno essere utilizzati per le operazioni negli Usa prima vietate.

 

L'effetto sull' esercizio 2017 è stato quello di far pagare le tasse che "normalmente" queste aziende dovrebbero pagare se non ricorressero all' efficientamento fiscale. In valore assoluto, le 21 società considerate avrebbero dovuto pagare 37,9 miliardi di euro rispetto alle aliquote fiscali "statutarie" e di fatto sul 2017 hanno pagato 37 miliardi. In mezzo ai due dati ci sono i 12,1 miliardi di tasse in meno, risparmiate sfruttando i regimi fiscali più favorevoli, e i 17,9 miliardi in più pagati una tantum negli Usa.

ELLEKAPPA - GIGANTI DEL WEB E EVASIONE FISCALE

 

In termini relativi il risparmio da "efficienze fiscali" è stato pari al 10,1% dell' utile lordo realizzato, il versamento una tantum al Fisco Usa ha rappresentato invece il 15% dei profitti ante-imposte. Il tax rate effettivo, che sarebbe stato pari al 15,9% degli utili tassabili, è stato per il 2017 pari al 30,9%. Dal 2018, con l' aliquota Usa scesa dal 35% al 21%, l' incidenza delle imposte effettivamente pagate sarà sicuramente inferiore a questo livello, con buona pace di tutti i tartassati chiusi nei confini nazionali.

 

Circa i due terzi dell' utile ante imposte delle web-soft è stato tassato in Paesi a fiscalità agevolata (come Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi), ma dal 2018 i vantaggi di non dichiarare utili negli Usa si ridurranno per effetto delle aliquote ribassate.

 

Facebook la più redditizia

Mediamente il margine Ebit del drappello è del 18,4% dei ricavi, secondo settore più redditizio dopo il farmaceutico dove la media è del 25,5%. Ma Facebook si distacca nettamente dalla media con un margine operativo del 49,7% (in aumento del 35,6% sul 2013), che è confrontabile - pur a distanza - solo con i livelli di redditività di altre aziende americane: Oracle che ha un margine Ebit del 36,4% e Booking del 35,8%.

Amazon prima per occupazione Le 21 società del comparto occupano oltre 1,6 milione di persone in tutto il mondo. Da sola Amazon conta 566mila dipendenti. L' aumento dell' organico complessivo - +112% rispetto al 2013 - è dovuto però in gran parte alle acquisizioni.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…