CAFONALINO – MA CHE C’AZZECCA LA BURROSA VALERIA MARINI ALL’ANTEPRIMA DELLA SERIE “PORTOBELLO” SUL CASO TORTORA, IN ONDA SU HBO MAX DAL 20 FEBBRAIO? AL THE SPACE MODERNO DI ROMA, LA VALERIONA NAZIONALE SI È IMBUCATA NELLA FOTO DEL CAST PER BACIARE IL REGISTA, MARCO BELLOCCHIO – OLTRE A FABRIZIO GIFUNI, BARBORA BOBULOVA E ALESSANDRO PREZIOSI, PRESENTE ANCHE MICHELE SANTORO, SCORTATO DALLA BIONDA MOGLIE SONJA – BELLOCCHIO ALLONTANA OGNI STRUMENTALIZZAZIONE: “LA MIA SERIE NON C’ENTRA NULLA CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, È STATA FATTA PRIMA, TUTTO VIENE BUTTATO IN POLITICA…” – VIDEO
Estratto dell’articolo di Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”
«In nome del popolo italiano…» Il 20 su HBO Max arriva Portobello , la potente serie in sei puntate di Marco Bellocchio su Enzo Tortora, morto di ingiustizia nel 1988, a 59 anni. «Non è stata una scelta in nome di una battaglia civile.
Sono partito da un’immagine. Un uomo che in modo stupito esce da una caserma. Fuori, ad attenderlo, giornalisti e fotografi. C’era già una regia in cui il capitano dei carabinieri gli aveva mentito dicendogli che uscendo da una porta laterale nessuno l’avrebbe visto. E lo stupore di Tortora continuava». Conosce l’onta del carcere.
Un viaggio surreale. «Un incubo che diventa angoscia terribile, perché non c’era risveglio. Ha una sua sosta quando dice al sostituto procuratore: sono innocente, non si vede?».
Gli dà volto Fabrizio Gifuni: «Era un antipatico di successo estraneo alle due chiese, la Dc e i comunisti, un’anima laica in un mondo cattolico che in tv conquistò 28 milioni di spettatori. C’era un’Italia che già lo aspettava al varco, pronta a voltargli le spalle. Ci fu un tradimento, come era avvenuto per Aldo Moro. Tutto questo andava tradotto in un fantasma da evocare».
Era inviso alla sinistra, guardato con sospetto, a volte aveva toni sprezzanti e «un certo cinismo, dando voce agli umili e ai semplici che non avevano voce e che potevano intrattenere il suo pubblico», dice Bellocchio. Anche a lui Tortora restava «un po’ indifferente, non lo capivo questo liberale. Non sono mai stato un politico attivo, ma ero più vivace, seguivo l’utopia di un socialismo non violento dove il cambio di società non era tutto spento».
Uno dei più clamorosi errori giudiziari a ridosso del referendum sulla giustizia. Il regista si inalbera: «La mia serie non c’entra nulla, è stata fatta prima, tutto viene buttato in politica. La data del 20 febbraio è simbolica, un omaggio al ritorno a Portobello , dove esordì con la famosa frase: Dove eravamo rimasti?».
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Tante le cose vere e accertate, «come la bicchierata dei cronisti dopo la prima condanna, anche giornalisti di livello si domandarono: se lo hanno arrestato qualcosa ha commesso», fino all’articolo in cui Enzo Biagi si chiese: «E se Tortora fosse innocente?».
«C’è una scena, che mi è stata riferita, in cui i giudici raccontano di un loro collega che, quando ancora non c’era la legge sui pentiti se non per i terroristi, pagò di tasca sua i pentiti in carcere, che avevano certi privilegi (volevano mangiare e bere champagne), senza avere alcun rimborso dallo Stato. E avendo la possibilità di parlarsi tra loro, potevano concordare le versioni da dare».
fabrizio GIFuni francesca romana vergano
Uno dei pentiti, Pandico (Lino Musella), «era un mitomane pazzo. Voleva colpire un uomo all’apice del successo per un banale malinteso con un altro detenuto. C’entrava anche il sentimento dell’invidia, che riguarda anche noi artisti».
Lei, l’ha mai provata? «Sì, nei confronti di Bertolucci. Ero partito meglio io con I pugni in tasca , lui era un regista di nicchia, poi girò Il conformista e...».
Ma Bellocchio da anni conosce una freschezza intellettuale straordinaria. Il tono a tratti è grottesco, da Commedia dell’arte, quando i detenuti ballano un valzer tra loro e uno invitò Tortora; quando lo invitano a scrivere una poesia per il direttore del carcere; quando un testimone è incappucciato per non farsi intimidire. Il giudice che lo condannò, prima dell’assoluzione in Appello, è uno straordinario Alessandro Preziosi: «Ho incontrato il vero giudice, era terrorizzato dal nostro esito». [...]
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PORTOBELLO - LA SERIE DI MARCO BELLOCCHIO SU ENZO TORTORA
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