FACCE DA FLOP - LA CRISI HA I SUOI NUMERI MA ANCHE I SUOI VOLTI - I CAPITANI DI SVENTURA OSANNATI E COPERTI D’ORO NEGLI ANNI DELLE VACCHE GRASSE CHE LA RECESSIONE HA TRASFORMATO IN PERDENTI: MARCHIONNI E IL TRACOLLO DI FONDIARIA, MARPIONNE E LE VENDITE FIAT AL PALO, MUSSARI E L’AUMENTO DI CAPITALE BIS, PONZELLINI E IL CAOS BPM, PROFUMO E IL ROSSO UNICREDIT - TUTTI TIPINI CHE INVECE DI NASCONDERSI STANNO LÌ COL DITINO ALZATO A FARCI LEZIONE…

Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"


Ci sono i numeri della crisi: lo spread impazzito, il crollo delle quotazioni di Borsa, il debito pubblico alle stelle. Ma la tempesta finanziaria che stiamo vivendo può essere raccontata anche attraverso una galleria di volti. Sono le facce da flop.

Peggio, "Capitani di sventura", per citare il titolo di un saggio (autore il compianto Marco Borsa) di ormai 20 anni fa. Manager che negli anni del boom sono stati osannati e spesso coperti d'oro, ma che alla prova della recessione non si sono dimostrati all'altezza della situazione.

FAUSTO MARCHIONNI - L'UOMO DEL TRACOLLO DI FONDIARIA
Fausto Marchionni ha messo la faccia sul tracollo di Fondiaria-Sai, una delle più gravi crisi societarie degli ultimi anni. La crisi del secondo gruppo assicurativo nazionale è la storia triste di una compagnia a lungo sfruttata dal suo azionista di controllo, la famiglia Ligresti, per farsi gli affari propri. Marchionni, per oltre un decennio al timone dell'azienda, non ha mai avuto niente da ridire sulle operazioni in conflitto di interessi imposte dai Ligresti. Fino a quando, a gennaio, non ha dato le dimissioni premiato da una liquidazione multimilionaria.

SERGIO MARCHIONNE - FIAT, VENDITE AL PALO
Una delle ultime copertine del settimanale americano "Time" definisce Sergio Marchionne addirittura il salvatore dell'auto. Viste da questa parte dell'Atlantico le cose stanno un po' diversamente. La Fiat di Marchionne ha perso nel giro di due anni il 30% della sua quota di mercato in Europa, ormai ridotta a uno striminzito 6,3 per cento. "Tutto secondo le previsioni", replica il manager con invidiabile faccia tosta, ma il titolo Fiat quota meno della metà rispetto all'inizio del 2011.

GIUSEPPE MUSSARI - I GUAI DELL'UOMO DEL MONTE
Impegnato nel doppio ruolo di presidente del Monte dei Paschi e anche dell'Abi, la Confindustria delle banche, Giuseppe Mussari è stato travolto dagli avvenimenti. L'Abi ha subìto l'offensiva dei concorrenti francesi e tedeschi che hanno imposto regole penalizzanti agli istituti italiani. E il Monte Paschi, nonostante l'aumento di capitale varato in estate, potrebbe essere costretto a fare il bis tra pochi mesi. E adesso c'è il rischio concreto che dopo oltre cinque secoli Siena perda il controllo della sua banca.

MASSIMO PONZELLINI - LASCIA LA BPM NEL CAOS
È approdato alla Popolare di Milano nel 2009 con il sostegno dei sindacati interni. Poco più di due anni dopo, Massimo Ponzellini si è lasciato alle spalle una banca nel caos e con seri problemi di bilancio. Gli ispettori di Bankitalia hanno bocciato la gestione del banchiere sponsorizzato dalla Lega, che è anche indagato per i prestiti della Bpm al gruppo Atlantis BPlus di Francesco Corallo. Nel frattempo le azioni della Popolare sono andate a picco: gentile cadeau ai soci del presidente Ponzellini, che a fine ottobre ha fatto le valigie.

ALESSANDRO PROFUMO - UNICREDIT ROSSO A SORPRESA
Alessandro Profumo ha lasciato Unicredit nel settembre del 2010, ma per tirare le somme del suo lungo regno è stato necessario più di un anno. A novembre, la banca ora guidata da Federico Ghizzoni, ha annunciato perdite per oltre 9 miliardi. È questa la pesante eredità dell'espansione a tappe forzate gestita da Profumo negli anni del boom. Sgonfiata la bolla, ecco le perdite, ma l'ex numero uno si sta godendo la buonuscita da 40 milioni di euro.

 

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