1. AL DIKTAT DI MOLLARE DI SCOTT JOVANE, FLEBUCCIO DE BORTOLI SI PIEGA MA NON SI SPEZZA MA IL SUO DESTINO AL VERTICE DEL “CORRIERE DELLA SERA” SARA’ SEGNATO DALL’ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI DELL’8 MAGGIO QUANDO SARA’ ELETTO ANCHE IL NUOVO BOARD DELL’RCS E LA FIAT DI ELKANN FARA’ SENTIRE TUTTO IL PESO DELLE SUE AZIONI 2. L’INCERTEZZA RIGUARDERA’ LO SCHIERAMENTO DI OPPOSIZIONE ALLA FIAT GUIDATO DA DELLA VALLE: DA CHE PARTE SI SCHIERERA’ LA MEDIOBANCA DI NAGEL & PAGLIARO? 3. E CHE RUOLO GIOCHERA’ FINO ALL’ULTIMO IL PRESIDENTE DI BANCA INTESA ABRAMO BAZOLI? 4. INTANTO A LONDRA TROVANO CONFERMA LE INDISCREZIONI DI DAGOSPIA SU UN POSSBILE ARRIVO DI UN CAVALIERE BIANCO-NERO NEL GRUPPO ANCORA A RISCHIO DEFAULT 5. E RISPUNTA IL NOME DELLO SQUALO MURDOCH GIA’ IN AFFARI CON L’EXOR DEGLI AGNELLI (GESTIONE FORMULA UNO) E INTERESSATO ALLE ATTIVITA’ SPAGNOLE DI RECOLETAS 6. FLEBUCCIO DISERTA IL CONVEGNO ORGANIZZATO A MILANO DA VERONESI COSÌ DA EVITARE DI TROVARSI FACCIA A FACCIA COL SUO PROBABILE SUCCESSORE, MARIOPIO CALABRESI

DAGOANALISI

"Essendo giornalista, dipendo da coloro che possiedono giornali".

Nella splendida autobiografia di François Giroud data alle stampe dalla figlia dopo la sua scomparsa, l'ex direttora dell'"Express" ci fa dono di questa cruda e scomoda "verità" da tempo smarrita nelle stanze ovattate una volta occupate da Albertini e dai suoi successori.

Ora la straordinaria storia umana e professionale della Giroud, raccontata nel volume "Storia di una donna libera" (Neri Pozza), ha poco in comune con il lungo e sia pure tormentato percorso giornalistico di Flebuccio de Bortoli al "Corriere della Sera" che gli eredi degli Agnelli vogliono - con pieno diritto, beninteso -, mettere alla porta di via Solferino.

Dopo aver battuto ogni record di permanenza nel mitico studio di Luigi Albertini, un po' a sorpresa il mite Flebuccio ha deciso invece d'ingaggiare un braccio di ferro con il nipote dell'Avvocato. E le ragioni della sua "ribellione" a Yaky Elkann restano un mistero. Anche per una redazione che nell'ultimo anno di crisi profonda del Corriere non ha contrastato mai, a cominciare dalla perdite delle copie, il nuovo modello di giornale impostogli dalla la direzione.

Una stagione assai triste e mediocre (sul piano professionale), scandita dai tagli e dai pensionamenti selvaggi. Tutti sottoscritti e ratificati da Flebuccio in piena sintonia con l'ad Rotolone Scott(ex) e con la sua filosofia che il giornale di carta, in pratica, è già morto in nome del Santo Web.

Una redazione allo stremo che venerdì scorso è stata chiamata a raccolta da Flebuccio soltanto per sentirsi raccontare che il suo stipendio annuo - fuori bonus -, non supera il milione di euro. Niente, nemmeno un cenno per spiegare ai "colleghi" che al di là della battuta d'arresto imposta dal suo rifiuto a dimettersi alla scadenza del contrattato (9 aprile) la sua uscita è rinviata, come vedremo, soltanto di qualche settimana.

Flebuccio, raccontano i suoi rari amici, è soprattutto "offeso" con Yaky Elkann che, senza nemmeno una telefonata di cortesia, gli avrebbe fatto consegnare il preavviso di fine rapporto dall'amministratore delegato Pietro Scott Jovane.

Un benservito che, tuttavia, non deve aver colto di sorpresa il direttore del "Corriere della Sera" che da qualche tempo andava in giro a dire, stizzito, "non ho alcun rapporto con i torinesi".

L'uomo, fin troppo permaloso, insomma non l'ha presa bene che i nuovi azionisti di maggioranza dell'Rcs (Fiat) non aggiungessero un grazie convinto per aver governato l'ex corazzata Corriere in piena burrasca. E, aggiungiamo, per aver assecondato tutte le nefandezze contenute nel piano editoriale e, al tempo stesso, tenuto "a bada" una redazione frustrata fingendo di essere il suo garante di fronte alla proprietà. Forse il nostro si aspettava pure un nuovo ruolo all'interno del gruppo (direttore editoriale?).

Per capire il suo vero stato d'animo, l'altro giorno Flebuccio ha disertato il convegno organizzato a Milano dal prof. Umberto Veronesi sul tema Informazione & Cancro così da evitare di trovarsi "faccia a faccia" con il suo probabile successore, Mariopio Calabresi.

Dunque, secondo le in formazioni raccolte da Dagospia, il vero motivo dell'impuntatura di de Bortoli non sarebbe stato il solito provvidenziale intervento di Abramo Bazoli. Il presidente di Banca Intesa che cinque anni fa lo consigliò di non accettare la presidenza della Rai offertagli dal braccio destro del Cavaliere a palazzo Chigi, Gianni Letta, per dirottarlo direttamente in via Solferino allora occupata da Paolino Mieli.

E nella nuova impresa letteraria di Luigi Bisignani, "Il direttore", in uscita il 24 aprile per l'editore Chiarelettere, forse conosceremo finalmente il perché di quel gran rifiuto di Flebuccio a salire in sella al cavallo di viale Mazzini.

Nell'attesa che si consumi l'assemblea dell'8 maggio dell'Rcs, è stato l'influente notaio Piergaetano Marchetti a chiarire (senza smentire alcunché sulle voci dell'uscita di de Bortoli) che per statuto spetta al consiglio d'amministrare decidere sul cambio del direttore.

Ma dopo il mancato blitz di Elkann non sarà il board in carica, presieduto da Angelo Provasoli, a scegliere il successore di Flebuccio. Bensì il nuovo che uscirà dall'assemblea degli azionisti dove Della Valle, leader della minoranza interna, non ha alcuna intenzione di fare da spettatore.

Una assise che sancirà ufficialmente anche la fine del "patto di sindacato" in cui le quote proprietarie non si peseranno più secondo il bilancino (taroccato) di Cuccia, ma si conteranno.

E da qui alla scadenza assembleare, anche per motivi tecnici (tempi strettissimi) , non sono previsti grandi scossoni tra i proprietari marci del Corrierone.
"E' sicuramente attendibile l'indiscrezione raccolta a Londra da Dagospia su un possibile intervento di un Cavaliere bianco-nero in Rcs, il riferimento ovviamente è alla Juventus... Ma mi lascia perplesso il suo nome, quello del finanziere speculativo George Soros", osserva un banchiere di lungo corso.

"A quanto risulta alla comunità della City - aggiunge la fonte - da tempo c'è stato uno scambio di dossier tra la Exor degli Agnelli e il magnate dei media Rupert Murdoch, amico del finanziere Soros, interessato non solo alle attività italiane del gruppo ma a prendersi anche il gatto nero che si sono messi in casa con l'acquisizione disgraziata della spagnola Recoletas".

Col suo ragionamento, inoltre, è fatto osservare: "Proprio in Spagna il presidente di Newscorp sta giocandosi con la sua Sky una partita difficile sul riassetto delle pay tv in cui è impegnata anche Mediaset. E non dimentichiamo poi che l'Exor degli Agnelli e lo squalo australiano da qualche tempo hanno stretto un patto per strappare all'attuale boss del circo automobilistico, Bernie Ecclestone, la gestione della Formula 1 che sta tanto a cuore alla Ferrari e a Marchionne...".

 

 

 

 

 

 

storia_di_una_donna_libera_il twitt di John Elkann alla fine della sua intervista da parte di de Bortoli FERRUCCIO DE BORTOLI JOHN ELKANN ANDREA CECCHERINI PIETRO SCOTT JOVANE A BAGNAIA PIETRO SCOTT JOVANEUmberto Veronesi Mario Calabresi GIOVANNI BAZOLI E JOHN ELKANN ASSEMBLEA GENERALI DI BANCA DITALIA LUIGI BISIGNANI FOTO LA PRESSE Miss Deng con il marito Rupert Murdoch i fratelli della Valle e Lapo Elkann

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