bpm ubi banco popolare

PRESO IN CASTAGNA! LA FUSIONE TRA LA BPM E IL BANCO POPOLARE E' STATA VOLUTA E STUDIATA DAL BANCHIERE NAPOLETANO GIUSEPPE CASTAGNA, UN TIPO CHE E' SEMPRE RIMASTO UN PO' NELL'OMBRA MA SI PORTA A CASA UNO STIPENDIO DA 2,5 MILIONI DI EURO L'ANNO

Giovanni Pons per "Affari e finanza - Repubblica"

 

GIUSEPPE CASTAGNAGIUSEPPE CASTAGNA

Un banchiere napoletano, classe 1959, è l'uomo che sta pilotando la prima fusione bancaria europea da quando la vigilanza è in mano alla Bce. Forse questo spiega la grande attenzione che da Francoforte si sta dedicando ai passaggi di avvicinamento tra la Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare. Il via libera ufficiale dei controllori europei arriverà probabilmente in estate ma già in queste fasi Giuseppe Castagna e il suo ex amministratore delegato in Comit, Pier Francesco Saviotti, ora numero uno del Banco, hanno un dialogo costante con i funzionari Bce affinchè tutto si concluda per il meglio.

 

GIUSEPPE CASTAGNA GIUSEPPE CASTAGNA

Ma non è facile vincere la diffidenza europea nei confronti del sistema bancario italiano, soprattutto dopo ciò che è successo sui mercati negli ultimi tempi. Per fare un esempio, i consigli di amministrazione delle due banche nello stato attuale contano ben 47 membri e la proposta di nuova governance prevede un cda unico, tradizionale, ridotto a 19 poltrone.

 

Ma a Francoforte hanno arricciato il naso, il cda dovrà essere composto da soli 15 consiglieri. Di una fusione tra banche il si-sterna sembra aver bisogno come il pane, e dunque si spera che le raccomandazioni siano flessibili, un passo falso in questo momento potrebbe avere effetti devastanti sui titoli bancari.

 

L'input decisivo l'ha dato un anno fa il decreto del governo Renzi che obbliga le banche popolari a trasformarsi in spa. Da lì si sono messe in moto le macchine e la Bpm guidata da Castagna, dopo diversi anni di battaglie interne, è subito apparsa come il boccone più prelibato.

 

LA SEDE DELLA BPM - BANCA POPOLARE DI MILANO - A PIAZZA MEDA A MILANOLA SEDE DELLA BPM - BANCA POPOLARE DI MILANO - A PIAZZA MEDA A MILANO

Soprattutto sta giocando in positivo il basso livello delle sofferenze nette in rapporto al capitale della banca, il famoso Texas ratio che tutti gli analisti guardano con grande attenzione. Bpm è poco sopra 0,85 contro una media delle migliori banche tra 1 e 1,1 e ben lontano dai due casi estremi di Monte dei Paschi con 2,4 e del Banco Popolare con 2,18. L'abbraccio tra Bpm e la banca di Saviotti produrrà un Texas ratio di 1,63, non certo ai livelli migliori ma migliorabile con il tempo.

 

Ed è proprio sulla tabella di marcia con cui si possono andare a sfoltire i crediti deteriorati che Castagna e Saviotti stanno discutendo in queste ore con la Bce. Smaltire tutto subito vorrebbe dire procedere a un aumento di capitale e su questo punto entrambi i banchieri hanno posto la loro linea Maginot. D'altronde era novembre quando gli Srep (gli stress test) della Bce promuovevano sia Bpm che Banco dicendo che il capitale era adeguato.

BPM BANCA POPOLARE DI MILANO BPM BANCA POPOLARE DI MILANO

 

Dunque non si capisce cosa sia cambiato da allora. Castagna a prima vista sembra un uomo docile, di buone maniere, sempre pronto al dialogo. Quando due anni fa è stato catapultato al vertice della Milano dal finanziere Andrea Bonomi, il livello di tensione nella banca era ancora elevato. Piero Montani, il banchiere che nei due anni precedenti aveva condotto una dura politica di ristrutturazione, era ai ferri corti con le componenti sindacali interne, quelle che da sempre hanno contato molto alla Bpm. E infatti nel dicembre 2013 Montani aveva deciso di mollare e di trasferirsi a Genova, alla Cari-ge, dove infuriava la tempesta per lo scandalo Bemeschi.

 

UBI BANCA BRESCIAUBI BANCA BRESCIA

Bonomi aveva già provato a portare Castagna in Bpm nel 2012, quando aveva conquistato l'assemblea del dopo Ponzellini, ma il banchiere napoletano aveva preferito rimanere in Intesa Sanpaolo, suo territorio d'origine, con la prospettiva di diventare il capo della Banca dei territori dopo i buoni risultati ottenuti nella controllata Banco di Napoli. L'esperienza nel retail andava ad aggiungersi agli anni del contatto diretto con le imprese, sotto la regia di Gaetano Miccichè.

 

Ma dopo pochi mesi le incomprensioni con il nuovo numero uno del gruppo, Enrico Tommaso Cucchiani, lo convinsero a lasciare. Dunque, a fine 2013, la nuova chiamata di Bonomi questa volta lo trova pronto, anche se nel frattempo è il fondatore di Investindustrial a subire il logoramento delle battaglie in Bpm. Bonomi vende le sue azioni nel gennaio 2014, poche settimane dopo l'insediamento di Castagna al vertice, lasciandolo senza un socio di riferimento a cui appoggiarsi.

 

Ed è da questo momento che il nuovo capoazienda deve cominciare a svolgere il suo lavoro di punta tacco. Dialogo con le componenti sindacali interne continuando però nella politica di rinnovamento ed efficientamento della banca in modo da risultare attraente agli occhi degli investitori istituzionali che un giorno potrebbero essere i veri padroni della banca.

 

BANCA UBIBANCA UBI

Nei momenti difficili il mite Castagna deve saper tirar fuori le unghie. Qualcosa di simile deve essere successo un mese fa, quando insieme a Victor Mas-siah, amministratore delegato di Ubi Banca, varcava il portone del ministero del Tesoro. Lì il ministro Pier Carlo Padoan invitava i due banchieri a non essere egoisti, a non limitarsi a una fusione a due, Bpm-Ubi, ma ad accogliere anche l'ingombrante Monte dei Paschi, per il quale la Bce ha raccomandato un accasamento in tempi stretti.

 

In quei giorni le trattative tra la banca milanese e la bresciano-bergamasca erano arrivate a un punto molto avanzato. Nello stesso giorno del faccia a faccia con Padoan a Milano si incontravano i presidenti Piero Giarda e Mario Anolli per dare la benedizione finale alla nuova creatura.

 

victor massiahvictor massiah

Le trattative che andavano avanti da qualche mese avevano portato a prevedere per il nuovo gruppo la sede principale a Milano e quella legale a Bergamo, il mantenimento della governance duale con sette consiglieri a Ubi, cinque a Milano e tre indipendenti. I1 presidente del Cds sarebbe stato nominato da Milano, con Massiah amministratore delegato e Castagna direttore generale vicario. Ma con uguali stipendi fissati a 1,75 milioni a testa, meno dei 2,5 milioni che oggi prende il numero uno della Bpm. Il Texas ratio delle due banche unite sarebbe stato pari a 106, senza bisogno di aumentare il capitale. Un merger of equal con qualche correzione.

 

Ma dal 20 gennaio comincia a delinearsi l'ombra del Monte. Massiah viene convocato, dice che da sola Ubi non può sostenere un'operazione del genere ma può pensare di proporla alla Bpm. E la settimana dopo Castagna si sfila da un abbraccio che considera mortale. Teme di rimanere schiacciato, emarginato in un gruppo molto più grande della piccola Bpm, un gruppo da 400 miliardi di attivo nella quale la componente milanese, con 34 miliardi di impieghi, sarebbe risultata ininfluente.

 

Pier Francesco SaviottiPier Francesco Saviotti

Così, con un colpo di coda, il banchiere napoletano si butta nelle braccia del vecchio collega Saviotti, in una fusione alla pari in cui è protagonista in quanto lo stato di salute del Banco non è dei migliori. Il calcolo di convenienza è presto fatto: due anni fa la Bpm valeva in Borsa il 25% di Ubi e il 33% del Banco, oggi si parla di una fusione alla pari su un bilancio dove si possono realizzare molte sinergie e questo maggior valore andrà per la metà agli azionisti Bpm. I] mercato sicuramente apprezzerà e dietro ai numeri Castagna pensa di riuscire a compatta-re anche le riottose componenti dei soci dipendenti.

 

Che hanno già piantato i loro paletti, moneta di scambio per il via libera in assemblea. Ci dovrà essere una Bpm spa, sotto la holding, secondo un modello federale già adottato da moltre altre banche (vedi Intesa), che dovrà avere una durata di almeno tre anni e un cda di sette persone. Una sorta di stanza di compensazione per la scomparsa del duale da un giorno con l'altro.

 

E poi le assemblee, quella di trasformazione in spa e quella che delibera la fusione, dovranno svolgersi contemporaneamente ed essere votate con il sistema del voto capitarlo. La Bce invece preferirebbe che fossero gli azionisti della spa a deliberare la fusione. Infine i sindacati chiedono rassicurazioni sul fatto che le sinergie non si traducano esclusivamente in esuberi, vista l'aria che tira e la latitanza del governo su questo fronte. Si vedrà se Castagna e Saviotti riusciranno a convincere gli uomini di Francoforte che un'operazione di questo genere può essere salutare per il mercato italiano ma anche per l'Europa.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...