MA ALLORA INQUINANO? - PERQUISIZIONI NELLE ABITAZIONI DI MUSSARI E VIGNI - AGENDE, COMPUTER E IPAD PORTATI VIA DALLE FIAMME GIALLE A CACCIA DI EVENTUALI CONTATTI TRA I DUE PER CONCORDARE UNA STRATEGIA PROCESSUALE - IL TESTIMONE RAFFAELE RICCI A VERBALE: “QUANDO SI PARLAVA DELL'OPERAZIONE ALEXANDRIA, BALDASSARRI MI FACEVA INTENDERE CHE I VERTICI ERANO PARTECIPI… MI FECE CAPIRE CHE ANCHE MUSSARI NE ERA AL CORRENTE…”

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Le nuove perquisizioni della Guardia di Finanza scattano all'alba. Gli uomini del Nucleo valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo tornano a casa dell'ex presidente di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari e dell'ex direttore generale Antonio Vigni. Poi entrano a Rocca Salimbeni, controllano l'ufficio del capo delle relazioni esterne Davide Rossi e dopo si trasferiscono nella sua abitazione. Portano via agende, computer, iPad, numerosi documenti.

Non ci sono nuovi reati da contestare e dunque pare evidente che siano alla ricerca di nuovi indizi, elementi su possibili accordi tra i due manager indagati. Patti relativi all'indagine sull'acquisizione di Antonveneta che li vede protagonisti con contestazioni gravi che vanno dall'associazione a delinquere alla manipolazione del mercato, fino all'ostacolo alle autorità di vigilanza. Le verifiche affidate dai pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso riguardano adesso il ruolo avuto da altri manager di Nomura e Jp Morgan, che si sono occupati di sostenere quell'affare e le altre operazioni finanziarie collegate.

I NUOVI CONTROLLI
C'è una traccia inseguita dagli inquirenti che parla di contatti avvenuti negli ultimi giorni tra Mussari e Vigni per concordare una strategia processuale. Rossi, che non risulta nell'elenco degli indagati, potrebbe essere stato utilizzato come tramite e dunque su questo si sono concentrate le nuove verifiche. Bisogna controllare gli ultimi appuntamenti, eventuali incontri, ma soprattutto esaminare la posta elettronica, scoprire che tipo di accordo possa essere intervenuto tra i due. E anche accertare se altri indagati o testimoni siano stati contattati nelle ultime settimane prima o dopo gli interrogatori.

Quello dell'eventuale inquinamento probatorio, così come di fuga all'estero, è uno dei rischi che segnano l'inchiesta e che hanno convinto i pubblici ministeri sulla necessità di disporre la scorsa settimana il fermo di Gianluca Baldassari, l'ex capo dell'Area finanza sospettato di essere stato a capo di un gruppo di manager che pretendevano il 5 per cento su ogni affare concluso.

LE BANCHE DI APPOGGIO
Si indaga sui manager di Mps, ma anche su coloro che potrebbero aver avuto dall'esterno un ruolo di supporto. Dunque ci si concentra su quei funzionari di alto livello che lavoravano per Jp Morgan, per Dresdner e per Nomura nel periodo in cui furono coinvolte nel rastrellamento di soldi per sostenere l'affare Antonveneta e poi per cercare di ripianare il debito che quell'affare aveva provocato. L'obiettivo è scoprire se ci siano state altre attività di manipolazione del mercato e dunque se altri soggetti possano aver ottenuto informazioni riservate per speculare sul titolo.

Testimone prezioso si è rivelato in questo filone Raffaele Ricci, che si occupò della gestione del «derivato» Alexandria prima per Dresdner, poi per Nomura. E avrebbe svelato i retroscena di alcune mosse studiate per nascondere alle autorità di vigilanza quanto stava accadendo all'interno della banca senese. Ma anche per smentire che Mussari e Vigni non fossero al corrente di quanto fatto da Baldassari, come invece loro hanno sostenuto.

«PAURA DEL LICENZIAMENTO»
Dichiara Ricci a verbale l'8 febbraio scorso: «Quando si parlava dell'operazione Alexandria, Baldassarri mi faceva intendere che i vertici erano partecipi. Intendo dire che dal tenore delle sue affermazioni si capiva che erano al corrente degli aspetti salienti dell'operazione e si tenevano regolarmente informati. Inoltre Vigni mi aveva personalmente manifestato il suo auspicio di chiudere l'operazione e Baldassarri più volte mi fece capire che anche Mussari ne era al corrente».

Quale fosse il clima all'interno di Rocca Salimbeni lo racconta Gianni Contena, uno dei collaboratori di Baldassarri che il 31 gennaio scorso afferma davanti ai pubblici ministeri: «Avevo una bozza del contratto tra Mps e Nomura ma Baldassarri mi aveva detto: "questo contratto non esiste". Non ho mai comunicato a Kpmg perché pensavo che se l'avessi fatto di mia iniziativa, disattendendo le disposizioni di Baldassarri avrei rischiato ritorsioni o il licenziamento».

 

 

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