andrea pignataro soldi

ION SPERIAMO CHE ME LA CAVO – STAVOLTA I CONTI NON TORNANO PER IL MILIARDARIO OSCURO, ANDREA PIGNATARO, L’UOMO PIÙ RICCO D’ITALIA: SIEDE SU UNA MONTAGNA DI DEBITI,ALTA 11 MILIARDI, DEL SUO GRUPPO ION, IL CONGLOMERATO FINTECH CHE GESTISCE INFORMAZIONI E DATI DELLA FINANZA GLOBALE – LA SOCIETÀ, CHE NEL 2025 HA REGISTRATO UN ROSSO DI 63 MILIONI, PER RIPAGARE GLI ONERI SUL DEBITO HA DOVUTO SPENDERE IL 40% DEI RICAVI, CRESCIUTI DEL 2,2% A 2,37 MILIARDI. IL MARGINE OPERATIVO LORDO È FERMO A 1,27 MILIARDI, OLTRE 8 VOLTE INFERIORE ALL’AMMONTARE COMPLESSIVO DEL DEBITO – COME DAGO-RIVELATO, PIGNATARO, OSSESSIONATO DALLA RISERVATEZZA, ZITTO ZITTO HA LIQUIDATO L’EX “SPIONE DI STATO”, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DELLA SUA CERVED – DAGOREPORT

Estratto dell’articolo di Michele Chicco per www.lastampa.it

 

andrea pignataro

È considerato tra gli uomini più ricchi d’Italia, pur sedendo su una montagna di debiti alta 11 miliardi di dollari. Andrea Pignataro, bolognese classe 1970, è il fondatore del gruppo Ion, il conglomerato fintech che gestisce informazioni e dati della finanza globale. Forbes stima il suo patrimonio in oltre 42 miliardi; solo in Italia Ion controlla Cerved, Cedacri, List e Prelios, oltre a poter contare partecipazioni bancarie tra le quali il 32% nella Cassa di Volterra.

 

La galassia societaria è articolata con satelliti che orbitano in tutto il mondo, ma alla fine le sue aziende operative confluiscono per la gran parte in Ion Platform Investment Group, holding di diritto irlandese con sede in Hatch Street Upper a Dublino.

 

LA STRUTTURA DI ION - ANDREA PIGNATARO

Il 2025 è stato un anno chiave per Ion Platform: il gruppo ha prima accorciato la catena di controllo per poi ristrutturare il debito, allungando la scadenza delle obbligazioni anche fino al 2032. A dicembre Ion Platform aveva in pancia debiti per 10,95 miliardi di dollari, con oneri finanziari per 952 milioni.

 

La società, che ha chiuso i conti con una perdita di 63 milioni, per ripagare gli oneri sul debito ha dovuto spendere il 40% dei ricavi, che nel 2025 sono cresciuti del 2,2% a 2,37 miliardi. Il meccanismo potrà funzionare anche nei prossimi anni: la vendita di licenze ricorrenti a lungo termine, che garantisce visibilità sul futuro, vale l’81% del fatturato e assicura incassi minimi per 1,65 miliardi (+20% rispetto al 2024).

 

Il margine operativo lordo è però fermo a 1,27 miliardi, oltre otto volte inferiore all’ammontare complessivo del debito.

 

giuseppe del deo piazzapulita 2

E così Ion Platform è costretta ad aumentare sempre di più il suo giro d’affari, per generare la liquidità necessaria a ripagare gli interessi sui bond: [...]

 

Se lo scenario dovesse sfuggire di mano, Pignataro ha nell’arsenale una linea di credito revolving da 630 milioni che non è stata mai attivata ma che potrebbe tamponare eventuali falle nella gestione del debito.

 

Celato, invece, l’elenco dei creditori anche se il gruppo fa sapere che le garanzie a tutela dei prestiti ci sono, eccome: «Il patrimonio della società e di alcune controllate - si legge nel bilancio - è gravato da un diritto di pegno a favore di Ubs e Kroll Trustee, per conto dei finanziatori del gruppo».

 

Andrea Pignataro

La campagna italiana di Ion è costata a Pignataro oltre 5 miliardi in una manciata di anni. Nella scuderia sono finiti big dell’analisi dei dati e della tecnologia applicata all’industria del credito, come Cerved e Cedacri. Cerved ha archiviato il 2025 con ricavi poco sotto i 450 milioni di euro, con una Ebitda di 205 milioni e un rosso in aumento a 145 milioni (rispetto ai -38 milioni a bilancio nel 2024).

 

Come per Ion Platform, Cerved è appesantita da debiti per quasi 1,6 miliardi, che le sono stati scaricati sulle spalle con l'acquisizione. I finanziamenti a lungo termine scadranno il 15 febbraio 2029, le azioni della società sono in pegno a Jp Morgan, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Unicredit.

 

STRUTTURA FINANZIARIA DI ION - GRAFICO BLOOMBERG

Per far fronte a eventuali emergenze, anche Cerved ha aperto una linea di credito «per un importo massimo di 80 milioni» che «non è stata utilizzata». La società ha comunque 241 milioni di liquidità e un patrimonio netto di 907 milioni, con riserve disponibili per 522 milioni.

 

Diverso il caso di Cedacri. Il gruppo che fornisce servizi di information technology alle banche ha chiuso il 2025 con ricavi totali a 514 milioni (+1,6%), per un margine operativo lordo di 212 milioni e un utile di 1,6 milioni. Anche Cedacri ha prestiti obbligazionari per oltre un miliardo ed è in pegno a Jp Morgan, Unicredit e Goldman Sachs.

 

Tra il 2025 e i primi mesi del 2026 il patrimonio netto della società è crollato rispetto ai 695 milioni di fine 2024, «per effetto della distribuzione di dividendi e riserve». [...]

ANDREA PIGNATARO

 

Più di mezzo miliardo è finito nelle casse della capogruppo Fermion, ennesima holding di diritto irlandese della costellazione Pignataro.

giuseppe del deogiuseppe del deo piazzapulita 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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