btp giancarlo giorgetti giorgia meloni

L’ASTIO DEL GOVERNO MELONI CONTRO LE BANCHE NON È SOLO UNA QUESTIONE DI TASSE – IN CAMPAGNA ELETTORALE, LA DUCETTA PROMETTEVA DI RIPORTARE IN MANI ITALIANE IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO. QUASI TRE ANNI DOPO, GLI INVESTITORI STRANIERI NE POSSIEDONO IL 33,1% (AL 2023 LA QUOTA ERA IL 28%). LA QUOTA DI PROPRIETÀ DELLE FAMIGLIE È RIMASTA STAZIONARIA AL 14%. E LE BANCHE? HANNO INCREMENTATO GLI ACQUISTI, MA NON VANNO OLTRE IL 20,4%. CON GROSSO DISAPPUNTO DEI SOVRANISTI DELLA FIAMMA MAGICA: “NE COMPRANO MENO DI QUANTO POTREBBERO”

Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti 10

Sarà pure una questione di tasse, quella che per il terzo anno consecutivo oppone il governo alle banche. […] Sullo sfondo, però, c’è anche dell’altro. Il tema che contribuisce ad alimentare la tensione tra i banchieri e i partiti della maggioranza si può riassumere con una sigla: Btp. «Le banche ne comprano meno di quanto potrebbero», questa la convinzione diffusa negli ambienti di governo, costretto suo malgrado a fare marcia indietro rispetto agli annunci del recente passato.

 

Già, perché sin dalla campagna elettorale che ormai tre anni fa l’ha portata a Palazzo Chigi Giorgia Meloni va promettendo di riportare in mani italiane il debito pubblico nostrano.

 

Un impegno solenne, dai toni sovranisti, con l’obiettivo dichiarato di creare una sorta di diga tricolore se le quotazioni del nostro paese sui mercati internazionali tornassero a crollare. In casi come questi gli investitori stranieri sono i primi a vendere, come è già successo più volte con effetti deleteri sui titoli di stato targati Italia. Da qualche tempo, però, la propaganda di governo preferisce concentrarsi sul calo dello spread […]. Silenzio, invece, sulla questione dei titoli di stato da riportare in patria.

 

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA

[…]  Il cambio di rotta si spiega facilmente con le statistiche più aggiornate sulla finanza pubblica, che segnalano il forte aumento degli acquisti di Btp da parte degli investitori stranieri. È stazionaria o in lieve calo, invece, la quota in mano alle aziende e alle famiglie italiane.

 

Le banche, quelle con base nella Penisola, hanno comprato, certo, ma non abbastanza da ridurre il divario che le divide dagli acquirenti “non residenti”, un divario che anzi è aumentato di molto nell’arco dell’ultimo anno.

 

BTP VALORE

Si spiega così la delusione del governo e la richiesta agli istituti di credito perché “facciano la loro parte”, per usare un’espressione che va per la maggiore dalle parti dei partiti di governo.

 

Ecco qualche numero per farsi un’idea della situazione. In base ai dati pubblicati da Bankitalia, gli investitori stranieri possiedono il 33,1 per cento del nostro debito pubblico.

All’inizio del 2024 la loro quota non superava il 31 per cento e un anno prima sfiorava il 28 per cento.

banche italiane

 

Le banche invece, che pure tra il 2020 e la fine del 2023 avevano di molto ridotto la loro esposizione al rischio Italia, hanno incrementato i loro acquisti, ma a maggio di quest’anno, ultima rilevazione disponibile, non andavano oltre il 20,4 per cento contro il 20 per cento circa di gennaio 2024. Nello stesso arco di tempo la quota di proprietà delle famiglie italiane è rimasta di fatto stazionaria intorno al 14 per cento.

 

Lo stop agli acquisti da parte della Bce spiega la diminuzione dal 21 al 20 per cento dei titoli in portafoglio alla Banca d’Italia per conto dell’Eurosistema, mentre assicurazioni e fondi sono scesi dal 13 al 12 per cento.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Insomma, mentre Meloni predicava la necessità di aumentare i titoli di stato in mani “sovrane”, il mercato si è mosso in direzione opposta. L’apprezzamento degli investitori stranieri per i Btp si spiega con il rendimento dei titoli italiani, che non ha eguali tra le maggiori economie dell’Unione europea. Anche il buon andamento della finanza pubblica, con il debito e deficit che restano molto alti ma non appaiono più fuori controllo, ha contribuito alla diminuzione del rischio Italia.

 

[…]  Forte di questi risultati, il governo non smette di chiedere maggior impegno alle banche. Una richiesta che non è caduta del tutto nel vuoto. […]

 

spread btp bund

Nei primi sei mesi dell’anno i Btp in portafoglio sono aumentati da 21 a 29,8 miliardi, Unicredit è passato da 39,8 a 47,6 miliardi e il BancoBpm da 12,6 a 16,7 miliardi.

Anche un altro grande gruppo finanziario, come le Assicurazioni Generali si è mosso nella stessa direzione: a giugno i titoli di stato in portafoglio ammontano a 40,6 miliardi contro i 37 miliardi di inizio anno.

 

Del resto, il numero uno della compagnia di Trieste, Philippe Donnet a marzo aveva preannunciato un possibile incremento degli acquisti di Btp.

 

Quell’uscita estemporanea era stata interpretata da più parti come una risposta alle critiche di esponenti del governo che lo accusavano di voler portare sotto controllo straniero il risparmio degli italiani per effetto dell’accordo di Generali con i francesi di Natixis. Un accordo che per altro sembra sempre più in bilico, a maggior ragione ora che il gruppo assicurativo potrebbe cambiare azionista di riferimento per effetto della scalata a Mediobanca lanciata da Mps con il sostegno del governo e la partecipazione del BancoBpm, azionista forte di Siena.

 

Come dire che nel giro di qualche mese Meloni potrà contare su un polo finanziario di fede sovranista, più disponibile, in caso di necessità, a puntare forte sui Btp.

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGELPROFITTI DELLE BANCHE ITALIANE - DATAROOM 8

Ultimi Dagoreport

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...

meloni giorgetti fazzolari caltagirone nagel donnet orcel castagna

DAGOREPORT - GENERALI, MEDIOBANCA, MPS, BPM: NESSUN GOVERNO HA MAI AVUTO UN POTERE SIMILE SUL SISTEMA FINANZIARIO ITALIANO - MA LA VITTORIA DI OGGI DEI CALTA-MELONI PUÒ DIVENTARE LA SCONFITTA DI DOMANI: “SENZA UN AZIONARIATO DI CONTROLLO STABILE IN GENERALI, NON BASTERÀ LA SBILENCA CONQUISTA DI MEDIOBANCA PER METTERE AL SICURO LA GESTIONE DEL RICCO RISPARMIO ITALIANO (800 MLD) CHE TUTTI VORREBBERO RAZZIARE” - L’ULTIMA, DISPERATA, SPERANZA DI NAGEL GIACE TRA I FALDONI DELLA PROCURA DI MILANO PER L'INCHIESTA SULLA TORBIDA VENDITA DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL MEF A CALTA-MILLERI-BPM – UNA SGRADITA SORPRESA POTREBBE ARRIVARE DAGLI 8 EREDI DEL VECCHIO - PIAZZA AFFARI? SI È FATTA GLI AFFARI SUOI: METTERSI CONTRO PALAZZO CHIGI PUÒ NUOCERE ALLA SALUTE DI UNICREDIT, BENETTON, MEDIOLANUM, FERRERO, LUCCHINI, UNIPOL, ENTI PREVIDENZIALI, ETC. – L’ERRORE DI NAGEL E GLI ''ORRORI'' DI DONNET: DA NATIXIS AL NO ALLO SCAMBIO DELLA QUOTA MEDIOBANCA CON BANCA GENERALI…

donald trump vladimir putin giorgia meloni

DAGOREPORT - IL VERTICE DELLA CASA BIANCA È STATO IL PIÙ  SURREALE E “MALATO” DELLA STORIA POLITICA INTERNAZIONALE, CON I LEADER EUROPEI E ZELENSKY IN GINOCCHIO DA TRUMP PER CONVINCERLO A NON ABBANDONARE L’UCRAINA – LA REGIA TRUMPIANA: MELONI ALLA SINISTRA DEL "PADRINO", NEL RUOLO DI “PON-PON GIRL”, E MACRON, NEMICO NUMERO UNO, A DESTRA. MERZ, STARMER E URSULA, SBATTUTI AI MARGINI – IL COLMO?QUANDO TRUMP È SCOMPARSO PER 40-MINUTI-40 PER “AGGIORNARE” PUTIN ED È TORNATO RIMANGIANDOSI IL CESSATE IL FUOCO (MEJO LA TRATTATIVA PER LA PACE, COSÌ I RUSSI CONTINUANO A BOMBARDARE E AVANZARE) – QUANDO MERZ HA PROVATO A INSISTERE SULLA TREGUA, CI HA PENSATO LA TRUMPISTA DELLA GARBATELLA A “COMMENTARE” CON OCCHI SPACCANTI E ROTEANTI: MA COME SI PERMETTE ST'IMBECILLE DI CONTRADDIRE "THE GREAT DONALD"? - CILIEGINA SULLA TORTA MARCIA DELLA CASA BIANCA: È STATA PROPRIO LA TRUMPETTA, CHE SE NE FOTTE DELLE REGOLE DEMOCRATICHE, A SUGGERIRE ALL'IDIOTA IN CHIEF DI EVITARE LE DOMANDE DEI GIORNALISTI... - VIDEO