TRAGEDIA GRECA - “LA GRECIA FALLIRÀ A MARZO 2012”, DICE LA BANCA SVIZZERA UBS, CIOÈ QUANDO DOVRÀ RIFINANZIARE MILIARDI DI DEBITO - IL CRAC AVRÀ UN CONTAGIO “CONTENUTO”, MA LA CRISI EUROPEA DURERÀ ANNI, PERCHÉ CHI POSSIEDE BOND GRECI PERDEREBBE IL 70%, E SI INNESCHERÀ UNA NUOVA CRISI DEL CREDITO CHE COLPIRÀ L’ECONOMIA REALE - ATENE PIÙ TAGLIA, PIÙ PERDE - SI RISCHIA L’ABBANDONO DELL’EURO NON DELL’ITALIA E PORTOGALLO, MA DI FRANCIA E GERMANIA …

Francesco De Dominicis per "Libero"

La Grecia avrebbe le ore contate e la macchina dei soccorsi potrebbe rivelarsi inutile. Gli aiuti internazionali e le manovre della troika (Unione europea, Fondo monetario e Bce) corrono il rischio, insomma, di risolversi con un buco nell'acqua. A tracciare un quadro pieno di ombre sono stati gli analisti di Ubs. In uno studio diffuso ieri, gli esperti della banca d'affari svizzera sostengono che la «bancarotta» del paese ellenico sia «inevitabile». Un evento drammatico per il quale indicano addirittura una data precisa: «nei prossimi mesi, quando la Grecia dovrà vedersela con pesanti esigenze di rifinanziamento» e cioè a «marzo 2012».

E gli effetti? Secondo Ubs il rischio «contagio è contenuto». In ogni caso, gli investitori vedrebbero tagliarsi i loro investimenti in bond greci del 70%. L'insolvenza della Grecia però, precisano, non farà precipitare nel baratro anche Portogallo, Italia e Spagna: per evitare questo scenario vi sono infatti sufficienti meccanismi e mezzi a disposizione. La bancarotta greca avrebbe comunque altri risvolti pesanti: provocherebbe una nuova crisi del credito nel settore finanziario e avrebbe effetti negativi sull'economia reale colpendo i già bassi tassi di crescita.

Per Ubs la crisi durerà diversi anni anche perché uno dei problemi di fondo, rilevano, è la costruzione dell'euro in sé. Restano due schieramenti contrapposti: chi propugna una unione fiscale e chi teme la fine dell'euro. Per gli economisti di Ubs sono improbabili entrambi gli scenari, sebbene non si possa escludere un'uscita dalla moneta unica da parte di paesi euroscettici come la Finlandia. Un gruppetto di cui fa parte anche Slovacchia che ieri, dopo il «no» arrivato martedì, ha trovato un accordo interno per sbloccare il pacchetto di aiuti ad Atene.

Di là da Ubs, la troika va avanti più o meno a testa bassa. Il controllo più difficile e più lungo della situazione dei conti greci è finito. Ora, secondo gli stessi rappresentanti dei creditori, tutto dipende dal governo greco e dalla sua capacità e dalla sua volontà politica di attuare le misure concordate. Queste dovranno accelerare le riforme strutturali e le privatizzazioni per aprire la strada non solo alla concessione della tanto attesa sesta tranche da otto miliardi di euro (che probabilmente avverrà ai primi di novembre, dopo che l'Eurogruppo e il Consiglio dell'Fmi avranno approvato il rapporto dei loro rappresentanti), ma anche ad un nuovo accordo con i creditori internazionali che renderebbe amministrabile il debito greco.

I rappresentanti della troika hanno espresso la loro soddisfazione per i «progressi continui» fatti dal governo di Atene. Tuttavia hanno notato ritardi «ingiustificabili» che, sommati con la recessione, rendono difficile il raggiungimento degli obiettivi per il 2011. E come se non bastasse i conti della Grecia continuano a soffrire. Il deficit, nonostante il piano di austerity varato dal governo per tentare di ridare ossigeno alle dissestate finanze elleniche, cresce. I dati pubblicati ieri dal ministero delle Finanze greco, rivelano che il disavanzo su base annua è salito al 15% nei primi nove mesi dell'anno, a 19,16 miliardi di euro, segno che gli aumenti fiscali approvati dal governo non hanno avuto i risultati sperati.

A settembre Atene ha approvato un aumento dell'imposta sul valore aggiunto sui ristoranti al 23%, accanto ad altri prelievi speciali sui redditi per un valore variabile dall'1 al 5%. A Bruxelles i timori crescono. «I dubbi e le incertezze sulla Grecia compromettono la stabilità dell'Europa» ha ammesso ieri il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. Il quale ha indicato tre ricette. Atene deve mettere i conti in ordine e sfruttare a pieno i fondi strutturali e poi va sbloccata subito l'ultima fetta di aiuti.

 

ANGELA MERKEL E GEORGE PAPANDREOU UBS logoevangelos-venizelosCHRISTINE LAGARDE AL G20Iveta-Radicova PREMIER SLOVACCObarroso

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