merz automotive

LA LOCOMOTIVA TEDESCA E’ DERAGLIATA – IL SETTORE AUTOMOBILISTICO, PER DECENNI SIMBOLO DELLA POTENZA INDUSTRIALE EUROPEA CON GLI STORICI MARCHI MERCEDES, VOLKSWAGEN E BMW, VALUTA FINO A 100MILA LICENZIAMENTI E SOFFRE LA CONCORRENZA CINESE - IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN CADUTA LIBERA NEI SONDAGGI E I POST-NAZISTI DI AFD SONO IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

 

Da corriere.it - Estratti

 

MERZ AUTOMOTIVE

L'automobile tedesca, per decenni simbolo della potenza industriale europea, attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente. Tra tagli occupazionali, possibili chiusure di stabilimenti, rallentamento della domanda, transizione all'elettrico e crescente concorrenza cinese, il settore che rappresenta una delle colonne portanti dell'economia tedesca è alle prese con una trasformazione che rischia di ridisegnarne profondamente il futuro.

 

Il malessere è emerso con forza nelle manifestazioni organizzate dal sindacato metalmeccanico Ig Metall davanti agli impianti Mercedes-Benz di Sindelfingen, Untertürkheim, Rastatt, Brema, Berlino, Amburgo, Germersheim e Kuppenheim. Migliaia di lavoratori sono scesi in piazza contro i piani di riduzione dei costi annunciati dalle principali case automobilistiche.

 

Sindacati in subbuglio

volkswagen4

La presidente di Ig Metall, Christiane Benner, ha parlato apertamente di una «calda estate» di mobilitazioni, accusando i vertici dell'industria di rispondere alla crisi con tagli e delocalizzazioni anziché con strategie industriali di lungo periodo. Secondo il sindacato, nel solo ultimo anno il comparto automobilistico tedesco ha perso circa 50 mila posti di lavoro e il rischio è che la tendenza prosegua nei prossimi anni. Per i rappresentanti dei lavoratori, la responsabilità della crisi non può essere scaricata sugli occupati. L'obiettivo dichiarato è difendere gli stabilimenti tedeschi e preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro in un momento in cui l'intera filiera automobilistica europea è sottoposta a una pressione senza precedenti.

 

Il caso Volkswagen

giorgia meloni guarda merz e trump al g7 di evian

Il simbolo più evidente delle difficoltà del settore è Volkswagen, il maggiore costruttore dell'Eurozona. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa economica tedesca e internazionale, il gruppo guidato da Oliver Blume starebbe valutando una profonda ristrutturazione industriale. Tra le ipotesi allo studio figurano la chiusura degli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre al sito Audi di Neckarsulm. Il piano potrebbe tradursi, secondo alcune ricostruzioni, in un taglio fino a 100 mila posti di lavoro a livello globale nei prossimi anni, quasi il doppio rispetto agli esuberi già programmati entro il 2030.

 

La sfida cinese

Dietro la crisi non c'è soltanto il rallentamento dell'economia europea. Il vero elemento di rottura è la rapidissima ascesa dei costruttori cinesi. Marchi come BYD, Geely, Chery e SAIC hanno conquistato quote crescenti di mercato grazie a veicoli elettrici competitivi sul piano tecnologico e spesso più economici rispetto ai modelli europei. In Cina, che rappresenta il più grande mercato automobilistico mondiale, i costruttori tedeschi stanno perdendo terreno proprio a favore dei produttori locali.

friedrich merz donald trump g7 evian, francia foto lapresse

 

 

(…)

La crisi non è soltanto industriale ma anche tecnologica. Un segnale arriva dalla decisione di Volkswagen di rivedere la partnership con Bosch nell'ambito della Automated Driving Alliance, il progetto nato per sviluppare sistemi avanzati di guida autonoma.

 

Dopo investimenti stimati in circa 1,5 miliardi di euro, il gruppo avrebbe giudicato insufficienti i progressi raggiunti, soprattutto nei sistemi di assistenza alla guida più avanzati. La vicenda evidenzia una delle principali criticità dell'industria europea: la difficoltà nel tenere il passo con i colossi tecnologici americani e con i gruppi cinesi nello sviluppo del software automobilistico. Proprio la divisione software Cariad è diventata uno dei punti più problematici della strategia Volkswagen, accumulando ritardi che hanno inciso sul lancio di nuovi modelli e aumentato i costi di sviluppo.

 

Il governo tedesco: salvare gli stabilimenti

Di fronte a uno scenario sempre più complesso, il governo federale segue con attenzione l'evoluzione della situazione. Il portavoce dell'esecutivo, Stefan Kornelius, ha ribadito che la priorità è preservare gli impianti produttivi in Germania e accompagnare la trasformazione del settore attraverso incentivi alla mobilità elettrica, investimenti nelle infrastrutture di ricarica e una maggiore flessibilità normativa a livello europeo. Berlino non esclude neppure nuovi investimenti esteri. Pur evitando di commentare l'eventuale interesse di produttori cinesi per impianti tedeschi in difficoltà, il governo ha osservato che qualsiasi investimento in grado di creare occupazione può rappresentare un elemento positivo.

volkswagen3

 

Un modello economico sotto pressione

La crisi dell'auto si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l'intera economia tedesca.

 

Un sondaggio pubblicato da Handelsblatt e realizzato dalla società di consulenza Horváth evidenzia come molte imprese stiano pianificando un aumento degli investimenti fuori dalla Germania e dall'Europa entro il 2030. Secondo lo studio, già nel 2026 potrebbero essere a rischio circa 100 mila posti di lavoro nell'industria tedesca, soprattutto nei comparti dell'automotive, della meccanica e delle costruzioni. Le aziende denunciano costi elevati, eccesso di burocrazia, carenza di manodopera qualificata e un contesto geopolitico che rende più difficile il tradizionale modello export-oriented su cui la Germania ha costruito la propria prosperità.

auto elettriche volkswagenvolkswagen2

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