CINEMA-CAROSELLO - I BOTTEGHINI SONO IN ROSSO (- 40%) E I CINEMA “THE SPACE” (DI BENETTON) FANNO CASSA RIFILANDO MEZZ’ORA DI PUBBLICITÀ AGLI SPETTATORI (GRAZIE ALL’ACCORDO CON LA CONCESSIONARIA DELLA SANTADECHÉ) - I CINEFILI INSORGONO: “CHE FINE FANNO GLI 8,50 € (11 € SE C’È IL 3D) CHE PAGHIAMO PER VEDERE DUE ORE DI FILM?”...

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Diciamolo: una roba squisitamente all'italiana. Pure un trucchetto antipatico, una molesta furbizia ai danni di chi paga il biglietto. Accade nelle sale del circuito The Space Cinema, uno dei più consistenti in Italia: 36 strutture multiplex per 360 schermi, incassi per circa il 25 per cento del totale italiano, nato dalla fusione tra Warner Village Cinemas e Medusa Multicinema, oggi pilotato dall'amministratore delegato Giuseppe Corrado, con Alessandro Benetton socio di maggioranza al 51 per cento.

La furbizia? Si indica sui tamburini dei quotidiani o sui siti internet che lo spettacolo comincia, che so, alle 19.35 o alle 21.45 o alle 22. Orari eccentrici, ma lo spettatore che si informa ci crede e si fa trovare in biglietteria all'ora prevista. Solo che il film parte esattamente mezz'ora dopo, cioè ai vecchi orari canonici. Nel frattempo, a Roma come a Milano, a Torino come a Bologna, hai pagato 8.5 euro, anche 11 euro se c'è il 3D.

S'intende che quella mezz'ora estenuante di promozione, non solo composta di trailer, ma di "consigli per gli acquisti" a tutto campo, advertising di vario genere, perfino pubblicità della pubblicità, serve a The Space Cinema per migliorare i bilanci, sulla base di un accordo stipulato il 1° febbraio scorso con la concessionaria società Visibilia di Daniela Santanchè, specializzata in raccolta pubblicitaria.

D'accordo: gli incassi sono in caduta libera, e non solo a causa delle partite, nessun film sembra marciare bene se perfino "Men in Black III", pur restando primo in classifica, lo scorso week-end ha totalizzato appena 484 mila euro. Così i cinema corrono ai ripari, cercando di far cassa rifilando al pubblico pagante una pubblicità micidiale, ingiustificata.

Parlo per esperienza personale. Sabato scorso, alle 21.55, ho varcato l'ingresso del romano The Space Cinema Moderno perché incuriosito dal poliziesco "Viaggio in Paradiso" col redivivo Mel Gibson, sala 4. Lo spettacolo era annunciato per le 22. Invece solo alle 22.32, dopo un'interminabile parata di spot ripetuti, s'è spenta la luce. Nessuno, in verità, ha gridato «Vergogna!», a parte il sottoscritto. Forse eravamo troppo pochi.

Era successo pochi giorni prima, a sala piena, durante la proiezione del documentario francese "La vita negli oceani" di Jacques Perrin. Lo racconta Riccardo Tozzi, produttore di Cattleya, cioè di film come "Romanzo di una strage" e "Benvenuti al Sud", nonché presidente dell'Anica, la Confindustria del cinema. «Premetto: sono sensibile al tema dell'equilibrio economico delle sale, capisco che la pubblicità possa aiutare a far quadrare i conti, specie ora che i cinema si svuotano senza che nessuno di noi sia in grado di capire perché, è una devastazione».

Va bene. Però... «Quella sera c'è stata una mezza insurrezione in sala. La gente era imbufalita, alcuni volevano andarsene. Certe formule invadenti e aggressive finiscono col diventare autolesioniste per gli stessi esercenti. Non è giusto far provare allo spettatore un'esperienza così spiacevole. L'uso intensivo della pubblicità rischia di allontanare ulteriormente le persone dalle sale, ne parlerò con Giuseppe Corrado» avvisa Tozzi.

In effetti: ricorrere con oculatezza a spazi pubblicitari è una cosa, sottoporre la platea a mezz'ora di bombardamento, falsando ad hoc gli orari degli spettacoli, è un'altra. Lo pensa anche Stefano Bethlen, alto dirigente della Disney Italia, regista dell'operazione "Classici al cinema", volta a riportare le famiglie in sala d'estate (sta per uscire "La Bella e la Bestia" in 3D). Così a Marco Spagnoli che lo intervistava per il "Giornale dello Spettacolo": «La promozione è fondamentale, ma bisogna che gli esercenti non "svendano" l'esperienza cinematografica. Il biglietto del cinema non può diventare accessorio rispetto ad altre attività di promozione della sala o di partnership».

E ancora. «Ci sono cinema dove vengono proiettati circa 25-30 minuti di pubblicità. Altri dove si fa addirittura l'intervallo. Così si svilisce l'esperienza cinematografica, soprattutto per i ragazzi questo è un incentivo a rivolgersi a mezzi di sfruttamento più rapidi e spesso illegali. Non è possibile che un film della durata di due ore obblighi il pubblico a stare quasi tre ore in sala».

Non è possibile, ma The Space Cinema lo fa. C'è da augurarsi che, con il diffondersi delle proteste, l'amministratore delegato Corrado capisca e aggiusti il tono. Per quanto, commentando l'accordo con Visibilia, spiegò: «Il nostro obiettivo era trovare un partner affidabile, organizzato, ambizioso e che aggiungesse la voglia di innovare, all'insegna della discontinuità, un medium usato fino a oggi troppo tradizionalmente e non al meglio delle sue potenzialità».

Cinguettò al volo l'onorevole Santanchè: «Da domani affronterò io stessa i più innovativi clienti di Visibilia per spiegare loro la grande opportunità di comunicazione rappresentata dalle multisala The Space. Il nostro obiettivo sarà di proporre loro il cinema come mai è stato proposto in questi anni».

Vabbè. Una cosa è certa: la prossima volta che andrò a vedere un film in una sala del circuito The Space non mi farò fregare dalla pubblicità. Arriverò mezz'ora dopo.

PS. Per la cronaca, nonostante l'uscita in sala di decine di film, alcuni anche di valore, il box-office è in rosso: meno 32 per cento rispetto alla settimana precedente, meno 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011.

 

 

Giuseppe CorradoAlessandro Benettondaniela santanchèRICCARDO TOZZI

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