MONTE DEGLI SCAZZI DI SIENA! - COSE MAI VISTE: UGO SPOSETTI, BATTAGLIERO E DALEMIANISSIMO TESORIERE DEI DS (ESISTONO ANCORA?), CALA A SIENA PER ANNUNCIARE DENUNCIA CONTRO UN SITO INTERNET LOCALE - LA COLPA? AVER SCRITTO CHE DALL’AFFARE ANTONVENETA SAREBBE USCITO 1 MILIARDO PER RISANARE I CONTI DIESSINI - IL MISTERO DELLA QUERELA A SCOPPIO RITARDATO: L’ARTICOLO INCRIMINATO È DI DUE SETTIMANE FA…

1- SPOSETTI CALA A SIENA PER ANNUNCIARE LA DENUNCIA A UN SITO INTERNET LOCALE: "MAI AVUTO SOLDI DALL'AFFARE ANTONVENETA".
Da "L'Unità - Toscana"

Una denuncia per diffamazione con richiesta di risarcimento danni. L'ha presentata martedì a Siena Ugo Sposetti, tesoriere nazionale dei Ds, ai danni della testata locale web Il Cittadino online, che nei giorni scorsi aveva pubblicato la notizia secondo cui «nel vorticoso giro di denaro generato dall'acquisizione» di Antonveneta da parte di Mps, «sarebbero usciti i soldi per sistemare i conti dissestati di Pds e poi Ds». Un finanziamento quantificato in circa 1 miliardo di euro.

«La notizia dell'arrivo di risorse ai Ds dall'operazione Antonveneta - dice Sposetti - per la ristrutturazione del debito, è infondata e falsa. Non mi piace querelare un mezzo di informazione, ma era necessario per evitare che altri riprendessero una notizia non vera e per rispetto alle centinaia di migliaia di persone che hanno creduto nel Pci, nel Pds e nei Ds. L'operazione Antonveneta e la ristrutturazione del debito dei Ds si collocano su due piani temporali diversi e non ci sono punti di coincidenza».

L'ARTICOLO INCRIMINATO DEL 16 OTTOBRE: "DALLA CRESTA SU ANTONVENETA SAREBBERO USCITI ANCHE I SOLDI PER RISANARE PDS E DS"
Da "Ilcittadinoonline.it" del 16 ottobre 2012


Importanti sviluppi dell'inchiesta Antonveneta arrivano in queste ore. Secondo l'Ansa gli indagati iscritti nel registro sono i componenti del Collegio sindacale di banca MPS presenti nel 2007. Tommaso di Tanno, presidente, Leonardo Pizzichi e Pietro Fabbretti. Insieme con loro non viene confermato Antonio Vigni, all'epoca direttore Generale dell'istituto, carica che ha mantenuto fino alla fine del 2011.

In questi giorni sono stati sentiti anche - come persone informate dei fatti - i due ex-sindaci Maurizio Cenni e Franco Ceccuzzi, nonchè l'ex-presidente della Provincia, Fabio Ceccherini.
Confermiamo tuttavia il riserbo più assoluto dell'autorità giudiziaria, che sembra muoversi con i piedi di piombo e sta verificando l'enorme massa di documenti sequestrati dal 9 maggio a oggi.

Proprio nell'assemblea primaverile che ne ha sancito l'uscita dal Collegio dei revisori, Di Tanno fece una affermazione - a un socio che gliene chiedeva conto - di grande importanza: "Il valore patrimoniale della banca (Antonveneta) era di 2,3 miliardi e fu acquistata per 9 miliardi. Non entro nel merito se il prezzo di 9 fosse appropriato...".

Tanto probabilmente è bastato alla Procura per dare improvvisamente corpo alla serie di illazioni che si stanno facendo da diversi anni sulla reale portata dell'operazione che, in facciata, voleva realizzare il sogno di trasformare il Monte dei Paschi in una grande banca nazionale, incorporando l'ultimo istituto di una certa dimensione presente sul mercato e sfilandolo di mano al proprietario straniero, che era venuto a curiosare nelle italiche storie di banche e di potere.

Si salvava probabilmente anche così una raccolta di documenti compromettenti che partivano dal Banco Ambrosiano di Calvi al tentativo di scalata di Consorte. Ora ci dicono che nel vorticoso giro di denaro generato dall'acquisizione (perché i passaggi per realizzare la cosa non sono semplici come una compravendita di terreni), sarebbero usciti i soldi per sistemare i conti dissestati di PDS e poi DS, addirittura un miliardo.

Un partito che, in nome della privacy, pur essendo un ente senza scopo di lucro e senza reddito, non ha mai spiegato a nessuno come abbia fatto a saldare i conti; e si che il suo tesoriere Sposetti, quando c'era da piangere, aveva affermato che "nel 2001 c'erano 580 milioni di debiti". Sarà tutto merito delle Feste dell'Unità esentasse?

Naturalmente l'eco di tutti questi avvenimenti è arrivato all'estero. Perfino il Financial Times si è detto d'accordo che MPS è la realizzazione di un sistema di potere basato su un semplice "scambiarsi soldi tra amici", costruito in 500 anni di rapporti simbiotici con il territorio, la politica e una certa imprenditoria. Oggi il quotidiano britannico paventa la "nazionalizzazione totale o parziale", dimostrando di essere ancora possibilista o un po' ingenuo nelle valutazioni del futuro di Rocca Salimbeni.

Financial Times, come Wall Street Journal e Der Spiegel sono sicuri che sia stato l'acquisto di Antonveneta il punto di non ritorno di MPS, con tutti gli annessi e connessi del caso. Solo un uomo è ancora convinto che i problemi non vengono da lì, ma solo dai 27 miliardi di titoli di Stato decennali giacenti in portafoglio (che furono comprati per cercare fonti "sicure" di guadagno nel tentativo di ripagare l'enorme debito fatto per l'ingordigia di pochi): Alessandro Profumo. Erano in tanti a sentirlo quando l'ha detto, e c'è in giro anche un filmato che lo comprova. Non sarebbe caso di cambiare idea, prima che qualcuno (oltre Lannutti), cominci a chiedere le sue dimissioni?

 

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