generali philippe donnet andrea orcel alberto nagel

ORCEL, IL DIAVOLO DELLA FINANZA: UNICREDIT POTREBBE RINUNCIARE A BANCO BPM PER PUNTARE SU GENERALI? – CON LA CONFERMA DI DONNET, GRAZIE AL 10% DELLA BANCA DI ORCEL, MEDIOBANCA POTREBBE LIQUIDARE LA SUA QUOTA DEL 13% IN GENERALI A UNICREDIT, OTTENENDO IN CAMBIO BANCA GENERALI - UN’OPERAZIONE DIABOLICA, QUELLA DELL’ASSE ORCEL-NAGEL-DONNET, CHE VANIFICHEREBBE L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI, SPONSORIZZATA DAL GOVERNO, PER LA CONQUISTA DEL LEONE DI TRIESTE – DOPO GENERALI E MEDIOBANCA, ORCEL ANDRÀ ALL’ASSALTO DI COMMERZBANK E DI BANCHE FRANCESI E SPAGNOLE PER DIVENTARE IL PRIMO BANCHIERE D’EUROPA…

Da www.agenzianova.com

 

ARTICOLO DEL WALL STREET JOURNAL SU ANDREA ORCEL STAR-BANKER

La Banca centrale europea (Bce) ha autorizzato UniCredit a procedere all’aumento di capitale necessario a portare avanti l’Offerta pubblica di scambio lanciata su Banco Bpm nel novembre scorso, un’offerta del valore appena superiore a 10 miliardi che, ad oggi, appare ampiamente insufficiente, visto che l’istituto guidato da Giuseppe Castagna vale oggi in Borsa quasi 15 miliardi.

 

La possibilità che l’Ops vada in porto, del resto, è apparsa subito meno probabile quando, il 28 febbraio scorso, l’assemblea dei soci di Bpm ha votato con una maggioranza schiacciante – il 97,6 per cento contro lo 0,45 – il rilancio dell’Ops su Anima, da 6,2 a 7 euro, anche nel caso in cui la Bce non conceda il beneficio del “compromesso danese”.

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

 

Una maggioranza che ha compreso i grandi soci italiani, i francesi del Crédit Agricole, ma anche la totalità dei fondi anglosassoni che, nell’istituto di piazza Meda, pesano quasi per il 50 per cento. È quindi possibile che Andrea Orcel, l’Ad di UniCredit, rinunci alla conquista di Bpm, per puntare invece al controllo di Generali, la compagnia assicurativa di cui ha acquisito una quota del 5,2 per cento, che secondo fonti vicine al dossier, tuttavia, ammonterebbe ormai già al 10 per cento circa.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

Uno scenario che potrebbe stravolgere l’attuale panorama finanziario nazionale, portando alla creazione di un fortissimo polo bancario-assicurativo, e forse alla nascita di un attore di peso nel settore del risparmio gestito. Ma andiamo con ordine.

 

“Orcel si è sempre mosso in questo modo”, afferma una fonte vicina al dossier, “costruendo 3-4 posizioni, per poi scegliere l’opzione migliore in base alle reazioni del mercato ed allo scenario più favorevole”.

 

UniCredit ha prima acquisito una posizione rilevante nella banca tedesca Commerzbank – il 9,5 direttamente, più il 18,5 per cento in derivati – e proprio oggi è stata autorizzata dalla Bce a salire fino al 29,9 per cento. Per poter convertire i derivati, tuttavia, UniCredit dovrà attendere l’autorizzazione dell’Autorità federale tedesca per la concorrenza.

giuseppe castagna banco bpm

 

Nel novembre scorso, poi, Orcel ha lanciato l’Ops su Bpm per annunciare infine a febbraio un primo aumento della partecipazione in Generali. La partita tedesca difficilmente potrà essere giocata prima dell’insediamento del prossimo governo, che sarà molto probabilmente guidato dal leader dell’Unione democristiana (Cdu), Friedrich Merz.

 

L’Ops su Banco Bpm, invece, sembra sempre più in salita, anche perché il valore dell’istituto guidato da Castagna dovrebbe aumentare a seguito dell’ingresso di Anima nel perimetro della banca, costringendo Orcel ad un aumento assai considerevole dell’offerta di scambio. Ai valori attuali di Borsa, infatti, Bpm vale poco meno del 30 per cento di UniCredit. È quindi ben possibile che l’Ad di UniCredit consideri troppo elevato il costo dell’operazione, rivolgendo altrove le sue attenzioni.

 

LUIGI LOVAGLIO

Giovedì 24 aprile gli azionisti di Generali si riuniranno in assemblea per eleggere i nuovi organi societari: un appuntamento che potrebbe essere determinante per l’esito dell’offerta pubblica di scambio lanciata dal Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca. Secondo gli ultimi dati pubblicati, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, controlla il 9,93 di Generali, ma è stata autorizzata dall’Ivass a salire fino al 20 per cento.

 

alessandro benetton

Il gruppo Caltagirone, invece, possiede il 6,92 ed è quindi ragionevole credere che le due famiglie imprenditoriali italiane possano partire da un minimo del 27 per cento circa, cui potrebbe aggiungersi, forse, il gruppo Benetton, con il 4,8 per cento. Mediobanca è invece ferma al 13,1 ma potrebbe salire di qualche punto prendendo in prestito dei diritti di voto, come avvenne tre anni fa.

 

L’istituto di piazzetta Cuccia, inoltre, dovrebbe poter contare sui voti di buona parte dei fondi internazionali, che in Generali, tuttavia, pesano solo per il 22-23 per cento circa. Una situazione di grande incertezza. Determinante, per l’esito della partita, sarà dunque la scelta di UniCredit, che ha acquisito una partecipazione del 5,2 per cento, che secondo fonti vicine al dossier, tuttavia, dovrebbe essere già arrivata attorno al 10 per cento.

 

Francesco Saverio Vinci DG Mediobanca Alberto Nagel Ad e Renato Pagliaro Presidente di Mediobanca 0_pr

Mediobanca presenterà comunque una lista di maggioranza, proponendo il rinnovo dell’Ad, Philippe Donnet, e del presidente, Andrea Sironi. Secondo le fonti, invece, Caltagirone dovrebbe presentare una lista di minoranza con soli sei nomi, senza indicare i vertici, né un piano industriale.

 

In caso di vittoria, dunque, il gruppo guidato dall’imprenditore romano potrebbe non riuscire a governare efficacemente la compagnia assicurativa: una situazione che difficilmente potrà piacere ai fondi internazionali, che puntano sempre alla stabilità del management.

 

Non è affatto detto, del resto, che Caltagirone e Delfin riescano a conquistare Mediobanca tramite l’Ops lanciata dal Monte dei paschi di Siena sull’istituto di piazzetta Cuccia. Il gruppo della famiglia Del Vecchio possiede già direttamente il 19,81 per cento di Mediobanca, e Caltagirone un altro 7,66, avvicinandosi, quindi, al 27,5 per cento.

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

 

Secondo fonti vicine al dossier, tuttavia, i fondi internazionali ed i soci del patto di consultazione non avrebbero intenzione di accettare lo scambio azionario tra Mps e Mediobanca. L’Ops, del resto, valorizza l’istituto di piazzetta Cuccia 13,3 miliardi, mentre agli attuali valori di Borsa, la capitalizzazione di Mediobanca è di quasi un miliardo superiore.

 

Certo, è ben possibile che Mps conquisti una quota di minoranza dell’istituto che, assieme al 27,47 per cento di Caltagirone e di Delfin, consenta loro di strappare la banca ad Alberto Nagel, l’Ad dell’istituto che, finora, è riuscito a respingere gli assalti delle due famiglie imprenditoriali, ma è dubbio che la Bce possa considerare efficace l’Ops, in caso di adesione inferiore al 51 per cento.

BANCA GENERALI

 

In questo scenario, Orcel potrebbe decidere di puntare le sue carte su Generali, magari favorendo la conferma di Donnet e di Sironi, per poi trovare un accordo con Mediobanca che gli consegni il controllo effettivo della compagnia assicurativa triestina. Un’operazione che non precluderebbe un successivo assalto a Commerzbank.

 

“Mediobanca è troppo piccola per poter controllare Generali, e il fatto che per la terza volta in tre anni si tenti la sua conquista lo dimostra”, dice una fonte vicina al dossier. Una verità della quale, con ogni probabilità, è consapevole lo stesso Nagel.

ENNIO DORIS CON ALLE SPALLE UN RITRATTO D ANNATA DI BERLUSCONI

 

In un eventuale accordo con Orcel, Mediobanca potrebbe dunque decidere di liquidare la sua quota in Generali, per acquisire Banca Generali, che con 100 miliardi di masse gestite, consentirebbe all’istituto di piazzetta Cuccia di triplicare abbondantemente il business del risparmio gestito (Mediobanca attualmente ha circa 45 miliardi di masse gestite).

 

Un’operazione che, peraltro, Nagel aveva già tentato di portare a termine nell’autunno del 2022. Un’altra opzione, per Mediobanca, sarebbe Fineco che, di fatto, è una public company contendibile.

 

UNICREDIT COMMERZBANK

Meno probabile, secondo le fonti, sarebbe invece un’acquisizione di Mediolanum, che gestisce masse per 13,49 miliardi di euro, ma che ha in Massimo Antonio Doris, figlio del fondatore Ennio, un Ad assai geloso dell’indipendenza del suo istituto. Va detto, tuttavia, che le famiglie Doris e Berlusconi – i due grandi soci di Mediolanum – sono entrambe azioniste di Mediobanca e che, nelle partite finanziarie degli ultimi anni, hanno sempre sostenuto le posizioni di Nagel.

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