PALENZONA SEMPRE DI PIU’ NEI GUAI - LA PROCURA DI LODI INVIA L’AVVISO DI CHIUSURA INDAGINI: L’IPOTESI DI REATO E’ RICETTAZIONE - NEL MIRINO I SOLDI RICEVUTI PER L’INTERCESSIONE NELL’ACQUISTO DELL’ISTITUTO DI CREDITO DELLE CASSE DI RISPARMIO ITALIANE - L’EX DIRETTORE FINANZIARIO DELLA POPOLARE DI LODI, GIANFRANCO BONI, RICORDA DUE “CONSEGNE” PER 850MILA EURO IN CONTANTI A PALENZONA - LE VERSIONI DI FIORANI…

Luca Rinaldi per Linkiesta.it

Il fascicolo, aperto a Milano nel 2006, ha peregrinato da una procura all'altra per approdare infine a quella di Lodi, a metà 2012. Da qui, qualche giorno fa, è partito l'avviso della chiusura delle indagini, firmato dal pm Sara Mantovani. Per Palenzona, riferiscono fonti giudiziarie a Linkiesta, l'ipotesi di reato è di ricettazione.

Potente lobbista, presidente di Aiscat, l'Associazione delle concessioni autostradali, e degli Aeroporti Roma, Palenzona finì sotto indagine a seguito delle dichiarazioni del banchiere lodigiano. All'epoca Fiorani era amministratore delegato della Popolare di Lodi-Bpi, da poco arrestato nell'ambito delle indagini sulla scalata ad Antonveneta. Il 6 gennaio 2006, di fronte ai pm milanesi Eugenio Fusco, Francesco Greco e Giulia Perrotti, Fiorani dichiarò di aver versato su conti riconducibili a Palenzona 5 miliardi di vecchie lire presso la filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo per l'intercessione nell'acquisto dell'Iccri (Istituto di Credito delle Casse di Risparmio Italiane).

A parlare per primo della vicenda con i pm milanesi, nel dicembre 2005, era stato l'ex direttore finanziario della Popolare di Lodi Gianfranco Boni. Boni riassunse così l'affaire: «Il primo pagamento venne da me effettuato a Lodi e consegnai una busta a Palenzona contenente 250.000 euro in contanti. Era presente anche Fiorani. Il secondo pagamento, nel 2004, lo feci a Milano in via Broletto, per strada, e consegnai a Palenzona un plico contenente 600.000 euro». La secca smentita arrivò a marzo: «Nego fermamente - disse Palenzona - non ho mai ricevuto alcuna somma di denaro né in contanti né in altro modo, né da Boni né da Fiorani, per nessuna ragione».

Su ordine dei pm, partirono le rogatorie sui conti di Palenzona in Svizzera, a Nassau (Bahamas) e a Montecarlo. «Confermo che abbiamo versato a Palenzona sia all'estero che in contanti in Italia le somme indicate da Boni - ribadiva Fiorani - il denaro che abbiamo versato nel 2004, in parte derivava da investimenti che conducevamo assieme ed in parte serviva a finanziare la sua attività da lobbista».

Palenzona, in quanto "esponente della Margherita", proseguiva Fiorani, «era canale di collegamento con La Malfa, Patria, Cossiga e altri, ed inoltre aveva deciso di aiutarmi perché tramite Fazio ha potuto rientrare del cda di Mediobanca. Fui infatti io ad organizzare un incontro tra Palenzona e Fazio affinché intervenisse su Salvatori, di Unicredito, per far nominare Palenzona in Mediobanca. In cambio Palenzona si impegnava a svolgere la sua attività di lobbista in favore dello stesso Fazio nella discussione parlamentare del disegno di legge sul risparmio».

Fra gli esponenti dell'establishment finanziario del Nord, Palenzona era peraltro stato uno dei pochi ad appoggiare apertamente Fiorani sulla vicenda Antonveneta e soprattutto a difendere il governatore Antonio Fazio. Il conto finale? «Sostanzialmente - tirava le somme Fiorani - nel 2004 abbiamo erogato estero su estero circa 1.200.000 euro ed in Italia 850.000 euro in contanti». Prima Palenzona, e poi Fazio, smentirono seccamente il racconto del banchiere lodigiano. In parte ritrattò anche Fiorani: «Ho dato soldi a Palenzona, circa due milioni, non tanto per la consulenza sull'Iccri ma per gratitudine», dichiarò nel corso di una delle udienze su Antonveneta.

L'indagine si fermò poi tra richieste di competenza territoriale e rogatorie internazionali, che portarono anche all'individuazione dei depositi in paradisi fiscali. Viene così fuori un florilegio di conti esteri, non di rado alimentati con consistenti versamenti in contanti e variamente denominati: Butei, Plino 2, Plino 3, Nice Town, Stagnin, Gattuccio e altri. Degli undici conti, solo uno era direttamente riferibile a Palenzona, ed era stato chiuso nel 2000, gli altri erano intestati alla madre ottuagenaria, alla moglie e al fratello Giampiero.

Non se ne sa più nulla per un po', e nel 2010 la difesa la spunta: il fascicolo viene trasferito ad Alessandria, provincia di cui Palenzona è stato anche presidente. Alla metà passa a Lodi. Nei giorni scorsi, la conclusione delle indagini preliminari con l'ipotesi di ricettazione. Una volta ricevute le memorie dei difensori, la pm Mantovani deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare.

 

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