IL BUSINESS VALE UNA SHALABAYEVA? - PER FAR LAVORARE LE NOSTRE AZIENDE, SIAMO COSTRETTI A CIUCCIARE IL KAZ-AKHSTAN DI NAZARBAEV

Francesco Semprini per "lastampa.it"

Ciò che impressiona osservando Astana sono le rigide geometrie che ne definiscono la toponomastica, sulla quale si erigono le stravaganti architetture di Norman Foster, Kisho Kurokawa e Manfredi Nicoletti. Geometrie imposte dal presidente Nursultan Nazarbaev quando ha trasferito la capitale del Paese dall'antica Almaty in quella che viene definita la cattedrale nel deserto d'inverno.

Le stesse su cui il primo e unico capo di Stato dell'ex repubblica sovietica ha improntato la sua politica di sviluppo economico e commerciale, con un nucleo centrale costituito dalla risorse energetiche, uno esterno rappresentato da infrastrutture, tecnologia e know-how, ed una serie di attività che si sviluppano a raggiera. E con una scala di priorità ben definite in termini di partenariato, fatta di rapporti privilegiati «in cui è compresa l'Italia», ci spiega il vice primo ministro Kairat Kelimbetov.

Il Paese ha registrato negli ultimi vent'anni un tasso di crescita medio tra i più dinamici al mondo, circa l'8%, secondo soltanto alla Cina e al Qatar. A rendere attraente il Kazakhstan è la posizione strategica, l'ampiezza del territorio (il nono del Pianeta), e la grande ricchezza del sottosuolo. Occupa il 12 esimo posto al mondo per le riserve di petrolio e il 14 esimo per quelle di gas. Oltre alla stabilità politica, figlia - non pochi osservano - dei labili confini della democrazia locale.

Dal 1992 in poi i rapporti tra Italia e Kazakhstan si sono rafforzati progressivamente in particolare con il Trattato di partenariato strategico firmato in occasione della visita a Roma di Nazarbaev, nel novembre 2009. Del resto è nota la simpatia tra l'allora premier, Silvio Berlusconi, e il presidente kazako, sebbene le relazioni tra i due Paesi siano proseguite sul solco della cooperazione anche dopo, con Monti prima e Letta poi (almeno dai primi contatti), come tiene a sottolineare Kelimbetov in occasione dell'Astana Economic Forum. In base ai dati kazaki, l'Italia è il secondo Paese destinatario dell'export (petrolio in larghissima parte), con una quota del 18% sul suo interscambio totale, seconda solo alla Cina.

I dati del ministero degli Esteri la confermano al secondo posto come Paese esportatore in Kazakhstan - dopo la Germania - in ambito Ue, ed il sesto in assoluto, con oltre 900 milioni di euro nel 2012 (oltre il 70% di tutta l'Asia Centrale), ovvero cinque volte rispetto a dieci anni fa. Inoltre l'Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, offre all'Italia opportunità per 34 miliardi di euro.

Il Paese ha svolto in Kazakhstan, negli anni immediatamente successivi alla sua indipendenza (1990), un ruolo da pioniere, prima di tutto con Eni. Il colosso degli idrocarburi è co-operatore del giacimento in produzione di Karachaganak, e partecipa al consorzio North Caspian Sea Psa per lo sviluppo del giacimento Kashagan.

«Il Kazakhstan è per noi un impegno prioritario di lungo termine, dal punto di vista degli investimenti e della produzione futura - spiega Claudio Descalzi, direttore generale del settore Esplorazioni e Produzione -. Come nostra tradizione, non ci limitiamo a sviluppare e commercializzare le risorse presenti nel Paese ma investiamo in progetti volti a favorire lo sviluppo sociale e industriale locale, iniziative che vanno al di là del nostro core business».

Dietro all' Eni in Kazakhstan sono arrivate anche molte e piccole e medie imprese del settore «oil and gas», e in seguito, aziende del settore infrastrutturale o impegnate nelle costruzioni come Salini-Todini, Impregilo, Italcementi, Renco ed altre ancora. Sono 53 le società italiane con sede in Kazakhstan, secondo le stime 2013 dell'Ice, la maggior parte ad Almaty e Astana, oltre a un centinaio di joint-venture italo-kazake. Dal 2007 è attiva anche Unicredit che controlla la quinta banca del Paese.

«Ma non di sola energia e cemento sono fatti i nostri rapporti commerciali», spiega Kelimbetov, il quale annunciava a fine maggio il varo «di una serie di accordi nel settore tecnologico». Alcuni di questi rientrerebbero nel progetto di collaborazione «strategica» tra Milano Expo 2015 e Astana 2017 per lo scambio di know-how italiano. Un ruolo assolutamente privilegiato quindi quello del «made in Italy» consolidato e ampliato, in ultima istanza, con una crescita di esportazioni nei settori abbigliamento, lusso e arredo, funzionali alle rigide geometrie estetiche di Nazarbaev.

 

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