1. PER FRANCHINO BERNABÈ È ARRIVATO IL TRAGIC MOMENT DI DIRE ADDIO A TELECOM ITALIA? 2. ANCHE NAGEL (MEDIOBANCA) CHE SI È BATTUTO CONTRO GERONZI PER L’ULTIMA RICONFERMA DI BERNABÈ AL VERTICE DI TELECOM, HA CAPITO CHE UN RIBALTONE AL VERTICE DI TELECOM TROVEREBBE IL CONSENSO IMMEDIATO DI MARIO GRECO, IL BOSS DELLE GENERALI, E DI ENRICO CUCCHIANI, AD DI INTESASANPAOLO E ALIERTA DI TELEFONICA 3. PER LA SUCCESSIONE IN BALLO DUE NOMI: VITO GAMBERALE E IL FAVORITO MASSIMO SARMI 4. CHE AVVENGA PRIMA DELLE VACANZE OPPURE A SETTEMBRE QUANDO SCADE IL PATTO FRA I SOCI DI TELCO, È UN DETTAGLIO CHE NON DOVREBBE CAMBIARE IL DESTINO DI BERNABÈ

DAGOREPORT

Gli uscieri di TelecomItalia che ieri sera stavano preparando le valigie di Vuitton hanno dovuto disfarle rapidamente con il disappunto dei figli già incazzati per la vendita ai turchi della Pernigotti, la societa' che produce i giandujotti.

La marcia indietro sul programma delle vacanze è stata provocata dall'intervento a gamba tesa dell'AgCom, l'Autorità per le telecomunicazioni guidata dal bocconiano milanese Angelo Cardani, che ha rivisto al ribasso i prezzi per accedere alla rete in rame di Telecom. Questa decisione favorisce gli altri operatori telefonici (Vodafone, Wind, Fastweb) ma provoca un impatto notevole sui conti di Telecom per circa 110 milioni.

A dirlo è lo stesso Franchino Bernabè che non si aspettava la mazzata e dichiara che la decisione dell'AgCom "mette fortemente a rischio i programmi di investimento e il percorso di societarizzazione della rete di accesso". Eppure fino a pochi giorni fa il manager di Vipiteno era convinto di avere semaforo verde per marciare verso lo scorporo della rete, l'unica soluzione per alleggerire il debito di 41 miliardi che pesa sulla società nella quale è approdato sei anni fa.

Questa strategia era stata approvata dal consiglio di amministrazione di fine maggio dai soci di Telco che in questi anni anni non hanno incassato utili e hanno visto il titolo della società scendere al limite storico. Per dirla con linguaggio manageriale adesso per il manager di Vipiteno sono cazzi amari che potrebbero provocare una svolta già alla fine di agosto, un mese prima della scadenza con la quale i soci della scatola che controlla Telecom, potranno rompere le righe.

I segnali di malessere da parte di alcuni azionisti eccellenti sono già trapelati nei giorni scorsi quando Mediobanca che detiene l'11,6% di Telco, insieme a Generali e Intesa,hanno fatto capire senza mezzi termini che il vaso di Pandora telefonico è diventato un vaso di terracotta. Insieme a loro ci sono poi gli spagnoli di Telefonica, che hanno in mano oltre il 46% e stanno studiando la situazione con l'occhio ai 51 miliardi di debiti che Madrid ha accumulato nel suo bilancio.

Secondo gli uscieri di Telecom la mazzata di ieri da parte del baffuto 64enne Cardani, presidente dell'AgCom, è soltanto l'ultimo episodio che mette in difficoltà Bernabè. Prima di questo c'è stata la vicenda della fusione con H3G, la società controllata dal miliardario Li Ka Shing che è stata un autentico flop quando si poteva capire sin dall'inizio che l'operazione non avrebbe avuto futuro.

I presupposti finanziari non c'erano e a nulla è valso invocare le sinergie quando si poteva immaginare che ai piedi dell'altare il matrimonio sarebbe saltato per evitare che la dote di Telecom finisse nelle mani dei cinesi. Agli occhi dei soci più importanti di Telco la fusione è apparsa un espediente per tirare a campare, quasi simile a quello (in realtà più consistente) che si era annunciato quando il faraone Sawiris aveva buttato sul piatto l'intenzione di conquistare la maggioranza di Telecom.

Il risultato è che adesso i soci eccellenti di Telco che controllano il 22,1% di Telecom devono prendere una decisione. Di soldi ne hanno già persi troppi perché la voragine della società di Franchino ha ingoiato 1,3 miliardi di perdite per Telefonica e minusvalenze di centinaia di milioni per Mediobanca, Generali e Intesa. Dentro questi protagonisti della finanza e delle assicurazioni non c'è quindi la voglia ne' l' intenzione di versare altro sangue con un aumento di capitale.

La strada è un'altra e porta alla conclusione che per il 65enne manager di Vipiteno ,rientrato in Telecom per la seconda volta il 3 dicembre 2007, sia arrivato il momento della pensione. Anche il pallido Alberto Nagel che si è battuto contro Geronzi per l'ultima riconferma di Bernabè al vertice di Telecom, considera l'uscita dall'azionariato l'unico modo per normalizzare una gestione che ha dato risultati fallimentari.

Ieri Nagel era a Tokio per un road show della "nuova" Mediobanca che ha deciso di cambiare pelle rispetto alla sua tradizione di merchant bank e di salotto zeppo di partecipazioni. Finora non ha calato la scure sulla testa del manager che ha sempre difeso, ma ha capito che un ribaltone al vertice di Telecom troverebbe il consenso immediato di Mario Greco, il boss delle Generali, e di Enrico Cucchiani, l'amministratore delegato di IntesaSanPaolo che come Bernabè partecipa alle riunioni segrete del Bilderberg.

A questo punto gli uscieri si aspettano da un momento all'altro che a Franchino arrivi una lettera con i tradizionali ringraziamenti che le aziende rivolgono ai manager decapitati e con l'invito a passare alla cassa dove secondo un calcolo fatto sull'ultimo stipendio di 2,9 milioni e dei 7 anni trascorsi, Franchino potrebbe portarsi a casa una liquidazione con 10-12 milioni di cioccolatini pregiati. A questo punto si apre però il problema della successione e secondo i rumors più insistenti in ballo ci sono due nomi.

Il primo è quello di don Vito Gamberale, che di anni ne ha 69 ma si nutre di telecomunicazioni dal 1991 quando ha lasciato l'Eni per entrare in Stet e in Sip. Oggi don Vito è impegnato ventre a terra in F2i, la creatura che lui stesso ha ideato e voluto facendola diventare nell'arco di sei anni un gigante nelle infrastrutture e nei trasporti.
L'uomo è conosciuto per il suo carattere sulfureo ma in fondo al cuore ha sempre conservato il ricordo delle esperienze nella telefonia attribuendo (come ha fatto in un'intervista a "Panorama" del novembre scorso) la responsabilità del debito alle balorde privatizzazioni.

L'altro personaggio che sembra avere più chances per sostituire Bernabè possiede anche lui come Gamberale una prevalenza di cromosomi telefonici ed e' di gran lunga piu' poroso davanti al potere politico. È Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose che dopo l'aeronautica militare è passato a Telecom dove è rimasto fino al 2000 conquistando la poltrona prima di Tim, poi della capogruppo. Anche lui ha 65 anni come Franchino ma non sembra avere alcuna voglia di andare in pensione. Grazie ai buoni rapporti con Gianfranco Fini poi con Gianni Letta e Tremonti che gli ha messo in mano il fantasma della Banca del Mezzogiorno, dal 2002 guida le Poste, una carica che gli è stata riconfermata per ben tre volte ed è arrivata a scadenza.

Secondo gli uscieri di Telecom sul nome di Sarmi e soprattutto sulla sua esperienza nelle telecomunicazioni potrebbe convergere un consenso bipartisan.
Che questo avvenga prima delle vacanze oppure a settembre quando scade il patto fra i soci di Telco, è un dettaglio che non dovrebbe cambiare il destino di Bernabè.

 

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