IL “CORRIERE” INFOGLIATO DA FERRARA - PERCHÉ DE BORTOLI E MUCCHETTI, INVECE DI OCCUPARSI DELLA LIBERALIZZAZIONE DEI COSTI DI BANCHE E ASSICURAZIONI, CONTINUANO A MARTELLARE OGNI GIORNO SULLA SEPARAZIONE TRA ENI E SNAM RETE GAS? - NON SARÀ PERCHÉ, TRA GLI EDITORI DI VIA SOLFERINO, CI SONO ANCHE MEDIOBANCA ED EDISON (DIRETTA CONCORRENTE DI ENI) PER I QUALI LA CONQUISTA DI SNAM SIGNIFICHEREBBE FARE BINGO? - IL SILENZIO SUGLI ISTITUTI DI CREDITO È UNA SOBRIA DISCREZIONE PER NON DISTURBARE L’AZIONISTA BANCA INTESA DEL PRESIDENTE BAZOLI?...

Da "il Foglio"

Curioso quanto accade in Via Solferino in questi giorni: il Corriere della Sera, per esempio, ha scelto di non spendersi troppo su una vera liberalizzazione alla quale il governo pare interessato - quella del mercato del lavoro - ma allo stesso tempo fa campagna per un'altra liberalizzazione, la separazione netta tra Eni e la rete di gasdotti (ipotizzando tra l'altro di conferire quest'ultima a Terna, ovvero a una controllata del Tesoro). Mercoledì, editoriale. Giovedì, editoriale.

Venerdì, intervista più colonnino al vetriolo nelle pagine finanziarie. Giusto per fermarci agli ultimi giorni. Se il Corriere sottopone la propria meritoria e non prona attenzione al governo Monti (unico tra i giornaloni, e tanto maggiore è il merito in quanto da Via Solferino vengono il Preside e il banchiere-azionista) a una mutazione genetica che si riduce a prendere di mira un solo bersaglio, l'Eni, e ritenere decisiva una sola liberalizzazione, quella della Snam, la cosa non passa inosservata.

Ancora meno questo atteggiamento passa inosservato se artefice della campagna è il più eterodosso dei commentatori economici di Via Solferino, Massimo Mucchetti. Come nei titoli di testa dei vecchi James Bond l'obiettivo stringe sempre a spirale trasformandosi in mirino. Così dopo i primi rilievi pro crescita di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi si arriva alla scrematura liberalizzatoria di Antonio Polito: ben altri sono i settori da deregolare che non tassisti e farmacie. Giustissimo.

Uno si aspetta di vedere la mannaia abbattersi per esempio su avvocati, notai, giornalisti e architetti; o meglio su assicurazioni e banche, dei cui costi aumentati a doppia cifra danno conto recenti studi della Banca d'Italia. E invece no: Eni e Snam, e giù al sottosegretario Antonio Catricalà (il quale ha sostenuto che quella "non è una priorità del governo"). Ventiquattr'ore dopo è Mucchetti a venire al sodo. "A dettare la linea non saranno né l'Antitrust né l'Autorità per l'energia. Dettarla toccherà al governo, azionista di Eni, Enel e Terna e autorevole suggeritore delle maggiori ex municipalizzate".

Dunque è di elettricità e del capitalismo municipale che si occupa Mucchetti? No: questo è solo il preambolo per planare, di nuovo, sul gas e sull'Eni. Per la Snam Rete Gas, scrive Mucchetti, "dalle parti di Terna si era ipotizzata la possibilità di acquistarne dall'Eni il 29,9 per cento, così da evitare l'Opa". Insomma, una bella operazione mucchettiana sarebbe che una rete monopolista nell'elettricità, e di proprietà pubblica, ne acquistasse un'altra monopolista nel gas, sempre di proprietà pubblica, ma il tutto fuori Borsa per evitare l'Opa. E la liberalizzazione? E il mercato?

Ieri terzo missile a doppio stadio. Intervista a Guido Bortoni, presidente dell'Authority energia. Titolo: "Più concorrenza nel gas". Eppure l'intervistato e l'intervistatore (che non è Mucchetti) citano diffusamente anche i 120 miliardi di euro che gravano sui consumatori nelle bollette elettriche. Tuttavia è ancora sul Cane a sei zampe che Mucchetti, dalle pagine finanziarie, scaglia il secondo stadio del missile: "Il governo fa la voce grossa con le Ferrovie e balbetta con l'Eni".

Mentre "Paolo Scaroni sta mettendo al riparo la presa dell'Eni attraverso il governo dell'infrastruttura monopolistica. Metanodotti, stoccaggi, dispacciamento e vendita al dettaglio facevano tutti capo a Snam Rete Gas, società quotata per il 52 per cento dell'Eni. Dal primo gennaio 2012 la società si chiama solo Snam ed è diventata la holding che controlla le attività attribuite a quattro società. Se ben pagato, l'Eni potrà vendere i metanodotti e magari anche il dispacciamento. Ma gli stoccaggi?".

Questo dubbio assilla talmente Mucchetti da lasciare oramai le liberalizzazioni sole nell'iperspazio: la faccenda comincia a puzzare lontano un miglio di gas (come è logico), ma anche di finanza. Sul primo fronte Snam è in effetti quotata e controllata al 52 per cento da Eni e suddivisa in quattro aziende. Snam Rete Gas, in particolare, è separata funzionalmente in applicazione di una direttiva europea recepita per decreto dal Parlamento a giugno 2011.

Presidente è ora Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce. Addetti ai lavori fanno notare che la governance del nuovo assetto è stata approvata dalle Camere e depositata all'Authority: "Una separazione non sarebbe contraria alla normativa Ue ma costituirebbe un radicale cambio di rotta rispetto alle decisioni del legislatore".

Il fatto è che non è certo da oggi che Mucchetti sfruculia il gruppo di Scaroni. Nel 2008, titolo: "Quanto è generosa l'Eni?", si domandò che cosa vi fosse mai dietro i 200 milioni offerti dalla holding per finanziare la social card del governo Berlusconi. In pieno clima complottista la questione non mancò di animare talk-show e blog di Gad Lerner. Nel 2010 Mucchetti torna alla carica: "Alcune domande su Eni e Mosca". Perché, si domandava, si vuole raddoppiare le onerose importazioni quando c'è tanto gas più conveniente?

Nel marzo 2011 altro retroscena: "Il piano Scaroni di una rete europea per l'autonomia da Mosca". Perno del piano, appunto la vendita di Snam: sennonché quello non era il progetto Eni, ma di Mediobanca, azionista di Rcs-Corriere della Sera, e non solo, che come noto non ostacola l'operazione Snam-Terna. Già, perché ai più maligni - compresi certo quelli annidati ai piani alti dell'Eni - non possono sfuggire altre due circostanze.

La prima: azionista di Rcs non è solo Mediobanca, ma anche la Edison, concorrente di Eni, e a maggior ragione ora che con la conquista da parte di Edf i francesi hanno dichiarato l'intenzione di farne "l'hub mediterraneo per il gas". Quanto agli italiani in uscita da Foro Buonaparte, riuniti in Edipower, tra loro ci sono due potenti municipalizzate - la lombarda A2A e la emiliana-ligure-torinese Iren - assai sponsorizzate dal centrista Bruno Tabacci e dai pd Pier Luigi Bersani e Piero Fassino. E c'è Mediobanca. Insomma, una bella fetta di azionisti del Corriere. Oggi già in lite tra loro, per i quali poter in qualche modo disporre della Snam significherebbe fare bingo.

La seconda circostanza: perché il Corriere non dedica un po' di dietrologie liberalizzatorie ai costi di banche e assicurazioni, censurati da Bankitalia? Certo, anche lì si imbatterebbe nei soci di riferimento di Via Solferino, a cominciare da Intesa. Ma per il coraggioso autore di "Licenziare i padroni" dovrebbe venire naturale.

 

de bortoliGIULIANO FERRARA Eni scaroni Massimo Mucchetti - Copyright PizziBazoli e PasseraAntonio Polito

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